# Cultura: è stabilità, ma l’incertezza è ottimismo per il futuro

Una interpretazione

La cultura è l’insieme dei comportamenti, ripetutamente sperimentati in passato, i cui effetti sono stati prevedibili e utili.
I comportamenti sono storie che vengono memorizzate. In circostanze simili, sono immediatamente disponibili e riutilizzabili con una buona probabilità di successo.
Potrebbe essere che il catalogo di quelle storie plasmi la cultura personale. Nel caso fosse condivisa fra più individui, che si riconoscono nella stessa esperienza, sarebbe cultura di gruppo, sociale.

La cultura è inconsapevolezza

L’esperienza quotidiana è densa di decisioni inconsapevoli necessarie per camminare, andare in bicicletta, prendere al volo un oggetto o schivarlo, parlare e tanto altro. La maggior parte delle decisioni degli esseri viventi sono inconsapevoli, automatiche e perciò non agiscono con libero arbitrio. La consapevolezza interviene solamente a cose fatte e non in tutti i casi. Così ci spiegano le recenti e stupefacenti scoperte delle neuroscienze.
Solo una parte, numericamente piccola, delle decisioni è frutto di un oneroso, lento e complicato processo consapevole. Sono decisioni singole, non ha ancora sufficientemente sperimentate, i cui risultati non e detto che siano soddisfacenti. Ancora non possono essere depositate nel catalogo delle esperienze affidabili. Non possono perciò far parte della cultura.
La cultura si può studiare, ma è inconsapevole.

La cultura è istinto

Generalmente pensiamo che i fenomeni creativi, artistici, innovativi sgorghino istintivamente, senza alcun ragionamento, con vigore dopo una notte dal sonno difficile o dopo un periodo di inattività che potremmo chiamare riposo. Sembra proprio che siano il frutto del lavorio inconsapevole della mente specialmente quando è libera dalle numerosissime e complesse decisioni quotidiane.
Diciamo che è istinto, cratività, animo libero; appunto, animo libero da altre incombenze, ma inconsapevole.
La cultura è istinto, come frenare bruscamente perchè la coda dell’occhio ha visto un monopattino elettrico arrivare lateralmente e troppo velocemente.

La cultura è più esclusiva che inclusiva

La cultura è la somma dei comportamenti ritenuti utili in certi ambienti e nella storia lì vissuta. La cultura unisce le persone che appunto hanno le stesse condizioni personali e sociali, lingua, religione, interessi ed altro ancora. Per questo molti sostengono che la cultura unisca i popoli.
Sembra però più probabile che li separi. O meglio, che unisca i simili in gruppi omogenei, ma isoli anche brutalmente i diversi, siano essi individui o gruppi.
La cultura si dimostra un efficace strumento di gruppo per la sopravvivenza e lo sviluppo di un popolo nel suo contesto ambientale e storico. Nello stesso tempo ogni cultura è esclusiva e divisiva rispetto alle altre. È la forza più ostile alla cooperazione fra popoli.

La cultura instabile dell’unità nella diversità

Da almeno due secoli, le poche società che si sono dotate della forma di governance chiamata democrazia, affrontano la sfida evolutiva del riconoscersi come somma di individui tutti diversi fra loro e tutti ugualmente meritevoli di rispetto reciproco.
Il tentativo delle società democratiche è quello di poter di far convivere i diversi, sia negli aspetti fisici che culturali.
Pare che il fattore chiave per convivere pacificamente fra diversi stia nell’immaginare la società  come una schiuma granulare dove ogni individuo, con la propria cultura individuale, è come una bolla di sapone che aderisce ad altre bolle. Ciascuna bolla spinge e tira quelle contigue contribuendo a cambiare la forma complessiva della schiuma senza mai romperne il tessuto.

La cultura dei Paesi a economia avanzata é prevalentemente individuale. Quei Paesi hanno adottato la democrazia come forma di autogoverno. Le persone liberamente si aggregano temporaneamente ad uno o piú gruppi di propria scelta e con ciascuno condividono uno solo o pochi specifici interessi. Gli individui non si sentono piú obbligati dal destino o dal tiranno di turno a vivere esclusivamente in un solo gruppo forzosamente omogeneo, per sempre.
Nessun tiranno puó avere la pretesa di rappresentare la totalitá degli interessi individuali; solo il singolo individuo ha la visione completa delle proprie aspirazioni.

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