Costituzione aspirazionale i i primi 54 articoli

Le parole più frequenti

Nella Costituzione si contano circa 10.500 parole, numeri e simboli.
Con un processo di normalizzazione si possono rimuovere i simboli, i numeri, avverbi, aggettivi, particelle (es: articoli, preposizioni) e parole non significative. Si possono poi accorpare, per la conta, i plurali e le declinazioni.
Il distillato rivela 1.300 parole circa che compaiono con una frequenza da una ad un massimo di 173 volte.
La metà delle parole (650 circa) figurano una sola volta;  400 circa si ripetono da 2 a 5 volte.
La concentrazione delle prime venti è effettivamente densa.

 

  1. Legge (173)
  2. Camere (72)
  3. Repubblica (71)
  4. ~Stato (59)
  5. Diritto (56)
  6. Regione (56)
  7. Presidente (56)
  8. Consiglio (38)
  9. Stabilità (34)
  10. Regionale (33)
  11. Funzione (32)
  12. Pubblico/a (31)
  13. Costituzionale (30)
  14. Comuni (29)
  15. Norme (29)
  16. Governo (27)
  17. Parlamento (25)
  18. Esercizio (24)
  19. Maggioranza (23)
  20. Sociale (23)

Governo (27) o Governance?
È immediata la percezione che nella Costituzione la preoccupazione prioritaria sia quella di delineare la Governance (in inglese: amministrazione di entità organizzate) del Paese.
Dobbiamo tuttavia segnalare che per la Costituzione il Governo è il solo «potere esecutivo», funzione amministrativa subordinata alla Presidenza della Repubblica e cooperante con gli altri poteri (es. Legislativo e Amministrazione della Giustizia). Quando «governo» è con la «g» minuscola è sinonimo di coordinamento di funzioni subalterne di vario ordine e natura.
Il termin che più si avvicina al significato Governance è lo «~Stato; purtroppo anche questa espressione è ambigua perchè sinonimo di Paese o anche di «condizione» se non addirittura di participio passato di essere.
Per lo scopo di questo testo e per evitare ogni incertezza, preferiamo importare dall’inglese la parola Governance che identifica l’intero apparato di amministrazione, in questo caso, della Repubblica.
Salvo diverso suggerimento del lettore, naturalmente.

Leggi (173) e norme (29)
La Costituzione è uno strumento distintivo delle democrazie. È del tutto estraneo alle governance autocratiche per le quali la Costituzione, dove esiste, è strumento di comando nelle mani del tiranno.
Con la Costituzione i Cittadini fondano una Società molto speciale: la Repubblica (tutti i Cittadini Italiani). Sempre i Cittadini la dotano di una Governance alla quale delegano il compito di regolare pacificamente i rapporti fra i Cittadini.
La legge e le norme, che discendono dalla Costituzione, distinguono i comportamenti leciti da quelli illeciti.
A quelle regole i Cittadini, volontariamente e consapevolmente, si sottomettono rinunciando ad alcuni aspetti della loro assoluta sovranità. Infatti delegano temporaneamente alla Governance i poteri necessari sia per imporre il rispetto dei comportamenti concordati (leggi e norme) sia per facilitare la realizzazione delle aspirazioni, individuali e collettive, dei Cittadini.

 

Le istituzioni della Governance
Già nelle venti parole più frequenti della Costituzione sono elencate le funzioni e le competenze essenziali per l’amministrazione di una democrazia:

  • L’amministrazione del Paese: il Parlamento (25), sinonimo delle Camere (72), il Governo (27), lo ~Stato (59), le Funzioni (32), il Consiglio (38), il Presidente (56)
  • Le amministrazioni locali: le Regioni (56) insieme all’aggettivo regionale (33), i Comuni (29)
  • Alcuni criteri guida prioritari per prendere decisioni e per eseguirle: Stabilità (34), funzionamento Costituzionale (30), Esercizio (24), Maggioranza (23), Sociale (23)
 

Si può dire che nelle prime venti parole c’è tutta la Costituzione.
È tuttavia necessario approfondirne il senso.

 

~Stato (59)
La lingua italiana è ricca di polisemie, ovvero parole che, enucleate dal contesto, hanno molti significati. Spesso, ma non sempre, un contesto preciso rende inapplicabili tutti i significati salvo l’unico possibile. Nel testo costituzionale lo «stato» (in minuscolo) è un participio passato (una diecina di casi). Sembra che «stato» non compaia mai nell’accezione di «condizione» dell’oggetto in questione. Con la «S» maiuscola è il nome di quell’ente pubblico (società) al quale i Cittadini temporaneamente affidano l’amministrazione di quella parte di loro beni che mettono in comune.
Un tranello: nel linguaggio corrente ~Stato e Paese sono erroneamente considerate sinonimi.
Una sorta di lapsus: il TITOLO V, dedicato alla regioni, è le sezione che più spesso cita lo «~Stato». È sintomo di qualche preoccupazione causata dal decentramento amministrativo auspicato dalla Costituzione stessa? O forse, anche rispetto dal processo di frammentazione degli Stati ancora in corso a partire dai primi del ‘900. 

Consiglio (38)
In questa parola si condensa uno dei princìpi essenziali delle governance democratiche. Ogni organismo, locale o centrale, e ogni rilevante funzione pubblica prende decisioni con l’ausilio di un proprio Consiglio, come ad esempio il Consiglio di Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura, il Consiglio Comunale o Regionale. Solo i Tiranni possono prendere decisioni in solitaria; i loro consigliori sono solo persone di assoluta lealtà, da non confondere con fiducia, che non hanno alcun potere di votazione o decisionale.

Esercizio (24)
Anche la parola esercizio ha un profondo significato democratico. La democrazia non è una teoria filosofico-politica, come le ideologie, è un metodo per prendere decisioni e per eseguirle. Se fin qui si è parlato delle forme organizzative della democrazia, con questa parola si apre il capitolo «esecuzione», qui non particolarmente enfatizzato, perchè è il cardine di collegamento con con i vari poteri delegati all’esecuzione.

Diritto (56)
L’interpretazione di questa parola è una vera sfida.
In italiano il diritto è l’insieme delle leggi che regolano i rapporti fra persone. Talvolta però, è il caso della Costituzione, si tratta più di aspirazioni che di diritti realizzati e godibili.
La Costituzione sembra preferire il linguaggio giuridico (diritti) per proiettare una sorta di visione sulla forma che avrà il Paese in futuro. I Diritti infatti sembrano rappresentare le motivazioni che hanno spinto i Cittadini ad aggregarsi in una società, la Repubblica, che li aiuti a realizzare le loro aspirazioni.
In questa prospettiva i diritti-aspirazioni sarebbero in parte realizzati, cioè diritti effettivi e godibili, e in parte ancora nella lista delle cose da fare.

 

LE PAROLE CHE (QUASI) NON CI SONO 

 

Cittadino (20) 
Forse a causa dello stile linguistico di oltre settanta anni fa, la Costituzione non è sempre del tutto esplicita. 
«La sovranità spetta al popolo…» è un giro di parole un po’ complicato per dire che gli attori primari della Costituzione siamo noi Cittadini Italiani; non sono assoggettati ad alcun potere superiore, siamo totalmente sovrani. Generosamente tolleriamo le vaghezze del linguaggio di oltre settanta anni fa, ma stiamo all’erta in modo che a nessuno venga in mente di interpretare diversamente le licenze poetiche.
La parola Cittadino compare solo 20 volte. Una presenza importante, ma non particolarmente in risalto. Anche se soccorsa da parole come «ciascuno» (20) non arriva ancora a superare le parole giuridiche che molto pesano nel testo. La parola «persona» ricorre solo tre volte, anche se è corretto mostrare che l’aggettivo «personale» è abbastanza frequente.

Società (2)
Questa parola compare solo due volte, peraltro nel significato di «categoria di esseri umani». Lo stesso accade per la parola «associazione» e per tutti gruppi di cittadini che condividono uno scopo comune e uniscono le forze per aiutarsi a vicenda.
È sconcertante che nella Costituzione compaia solo in sottofondo un fenomeno di enorme portata quantitativa e sociale: tutti i cittadini tendono ad aggregarsi in gruppi per realizzare i sogni comuni.
Anche la Repubblica Italiana è uno di questi aggregati.
Ogni Cittadino si aggrega, apportando risorse proprie, ad una o più società, ciascuna dedicata a perseguire uno o più dei suoi interessi. Le società sono un elemento sociale fondamentale ed essenziale per la realizzazione della Costituzione.
Forse tutta la lettura della Costituzione sarebbe più semplice.
Anche la famiglia è una società che si relaziona con altre società, così come molti enti pubblici sono società, spesso di fatto e talvolta solo per interpretazione istintiva.

 

Doveri (8)
Alla parola Diritti, la Costituzione contrappone, con asimmetrica mestizia, la parola «doveri».
La Costituzione è una sorta di super-accordo fra i Cittadini, nello specifico: il solo sotto-insieme dei Cittadini Italiani, sugli obiettivi da raggiungere, sulle risorse che i Cittadini mettono in comune per realizzare gli intenti comuni e sull’organizzazione con la quale governare la trasformazione dallo stato corrente a quello futuro.
Non solo, è nella natura di qualsiasi accordo, tanto più in quello costituzionale, che le parti si vincolino reciprocamente per rispettare le clausole dell’accordo.
Eppure si ha l’impressione che la Costituzione non dia sufficiente risalto ai doveri come impegni reciproci fra Cittadini. Nelle 8 citazioni di «doveri», il tono sembra infatti essere quello di un comando proveniente dall’alto invece di una decisione concordata fra Cittadini, reciprocamente impegnativa. Per esempio, una parte dell’articolo 4 recita:

«Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.»
Potrebbe essere utile chiederci se risulterebbe più efficace evidenziare l’attore principale (quel soggetto che un tempo precedeva il verbo). Un possibile risultato sarebbe: «I Cittadini Italiani reciprocamente si impegnano a portare il proprio contributo materiale e spirituale alla società….».

 

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