# Stupidità: in tema di economia

Nessuno è più pericoloso dello stupido.

Lo stupido agisce con decisioni imprevedibili, con rumorosa determinazione, senza alcuna consapevolezza dei danni irreparabili che provoca a sè stesso e agli altri.
I dizionari sono piuttosto vaghi sulla definizione di stupidità. Anche per il suo contrario, l’intelligenza, non si trovano definizioni soddisfacenti.

Aneddoto con morale

Ricordo la prima lezione al corso di intelligenza artificiale.
Uno sparuto gruppetto di studenti sedeva un po’ intimorito nell’aula ad anfiteatro; entrò lo stereotipo di professore pazzo, con un gran barbone brizzolato sopra una camicia  da tagliaboschi. Coerentemente con l’estetica, iniziò quasi bruscamente:
«Cos’è l’intelligenza?»
Il primo coraggioso si lanciò con una proposta ardita che sembrava quasi buona, poi quasi tutti tentarono la sorte. Le risposte erano davvero variegate e puntavano in tutte le direzioni.
Il confronto si stava accendendo, ma il barbone interruppe: «Devo riconoscere che alcune delle vostre risposte sono del tutto inedite. Ma non dovete stupirvi: nessuno sa cosa sia l’intelligenza.
Ora siete consapevoli che siete venuti ad ascoltare uno che per molti mesi vi parlerà di qualcosa che nemmeno lui conosce.
Non solo, questo qualcosa è pure artificiale!».
Osservo che, dopo tanti anni, l’incertezza sull’intelligenza presiste intatta.

Il bignami dell’economia

Poi però ho trovato la mia «bibbia dell’economia». Un trattatello di 18×11 centimetri lungo, si fa per dire, circa 40 pagine. All’editore (Il mulino) dovettero sembrare troppo poche obbligò il saggista ad aggiungere, quasi come una sorta di prologo, un altro saggio, anch’esso di 40 pagine, dal titolo «Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del medioevo». Titolo di grande attrattività, emozionante quasi come l’elenco telefonico.
Ma con Cipolla, storico dell’economia, non si deve sottovalutare l’ironia toscana.
Col senno di poi, possiamo infatti affermare che il prologo è azzeccatissimo per introdurre il secondo saggio: «Le leggi fondamentali della stupidità umana».
I due saggi costituiscono il volume, che in questo caso suona un pò enfatico, «Allegro, ma non troppo».

Lo schema

La grafica in testa a questo post è talmente autoesplicativo che rende quasi inutili tutte le 40 pagine. La classificazione in quadranti sembra proporre una narrazione semplice. Al primo sguardo. Poi però, scorpiamo che lo schema si può sfogliare strato per strato, per «grado crescente di iniziazione».

La prima banale evidenza

Gli assi del quadrante combinano i benefici (o i danni) che ciascuno produce a proprio (s)vantaggio (in orizzontale) o a bene/male-ficio per gli altri (in verticale).
Gli assi cartesiani distinguono quattro categorie:
1) gli stupidi: che fanno danni a sé e agli altri (distruggono il proprio patrimonio e anche quello degli altri), spesso senza rendersene conto, ma irriducibilmente convinti di essere nel giusto
2) gli sprovveduti: che hanno parecchio in comune con gli stupidi perché producono benefici per gli altri, ma danni a sè stessi
3) i banditi: anche questi hanno molto in comune con gli stupidi; sebbene facciano danni agli altri, creando benefici per sé
4) gli intelligenti: che producono benefici per sé e per gli altri.

I comportamenti e i loro effetti

È interessante notare che Cipolla non propone una definizione psico/filosofica per ciascuna categoria di esseri umani, ma suggerisce ci collocare ciascun comportamento in relazione ai suoi effetti economici. Non si tratta di inquadrare quindi le caratteristiche psico/demografiche di una persona, ma di valutare la prevalenza di certi comportamenti in funzione dei benefici e dei danni prodotti verso qualcuno.
Una prospettiva che cambia il modo di percepire gli altri e sè stessi.

Non solo quadranti, anche diagonali

Un secolo fa Einstein ci ha insegnato che gli oggetti e le loro caratteristiche vengono percepiti «relativamente» al loro moto reciproco. Oggi possiamo usare tale potente concetto anche nelle relazioni.
Per esempio scopriamo che:
1) sulla diagonale Banditi-Sprovveduti, si sviluppa uno scambio di patrimonio beneficio dei banditi; inoltre sembra quasi che gli sprovveduti gradiscano essere derubati. Il modello economico applicato lungo questa diagonale è l’economia a somma zero: cioe il patrimonio totale non cambia, ma tende ad accumularsi nel quadrante dei banditi.
2) Sulla diagonale Stupidi-Intelligenti scopriamo invece che lo scambio è minimo. Qualche briciola di patrimonio prodotto dagli intelligenti fluisce verso gli stupidi, ma è nulla rispetto al volume di patrominio «bruciato» da questi ultimi, pare con gran entusiasmo. Tanto che riescono a trascinare nel vortice distruttore anche un po’ del patrimonio degli sprovveduti, comunque contenti, e dei banditi, che apprezzano molto meno. 
3) Gli intelligenti, secondo la pragmatica definizione di Cipolla, producono patrimonio addizionale (economia a valore aggiunto) che va a beneficio degli stessi intelligenti, ma in parte anche di tutti gli altri. Gli intelligenti si divertono, d’altra parte dispongono di un valore aggiunto ben superiore a quello degli altri. Forse è per questo che gli altri, pur godendo di quanto viene passato loro, sono piuttosto critici nei confronti degli intelligenti. Molti provano sentimenti anche peggiori contro gli intelligenti.

La faglia fangosa fra il modello socio-economico a somma zero e quello a patrimonio aggiunto.

La diagonale fra il rosso e il verde, dal colore simbolico è più stretta del reale, è quella terra di nessuno, dove però stanno in molti, vorrebbe rappresentare la confusa linea di demarcazione fra i comportamenti tipici dell’economia a somma zero (es. le rapine) e quelli dell’economia a patrimonio crescente.

Un’interpretazione socio-economica.
Se lo schema venisse letto come una sorta carta geo-socio-politica, potremmo perfino azzardare la collocazione alcune popolazioni con le relative tipologie di governance.
In altre parti di questo sito vengono proposte alcune tipologie con le caratteristiche prevalenti; qui di seguito ne riprendiamo alcune. 
1) Nel quadrante dei banditi possiamo immaginare le popolazioni che preferiscono una governance «primitiva», semplice, inefficiente e autocratica. Sono comunità dove il principio dell’uguaglianza è un fattore essenziale di sopravvivenza. Questo si contrappone alle diversità interne di altre comunità in competizione sulle risorse. La governance e costituita da un capo politico, spesso affiancato da una autorità religiosa. L’idea di fondo di queste comunità è che il loro mondo è sempre uguale a sè stesso (sono resistenti al cambiamento), eterno (spesso le regole della società sono scritture sacre). L’idea del confine che le divide dalle altre comunita è solida: di quà e di là del confine ci sono rispettivamente gli amici e i nemici. Qualcuno, semplificando, chiama «tribù» queste strutture sociali. Sono collocate dal lato dei banditi perchè crescono prevalentemente portando via risorse agli altri.
2) Nel quadrante degli sprovveduti stanno le popolazioni che non danno troppo peso ai confini e si mescolano con altre popolazioni, sempre subendo gli effetti sfarovevoli di governance più forti e sicure di sè. Si tratta di popolazioni che hanno scelto di credere e applicare principi tanto assoluti/estremi quanto teorici, cioè irrealizzabili; spesso causa di guai per sè e per gli altri. Le governance che preferiscono non sono mai dominanti; sono infatti in grado di sopravvivere solo entro altri sistemi più solidi, ai quali purtroppo contribuiscono offrendo complicazioni inutili. Talvolta però il loro contributo mitiga gli eccessi e gli squilibri sociali.
3) Nel quadrante degli stupidi stanno quelle persone che si riconoscono a vista, che spesso stimolano irritazione oppure compassione. Sono certamente un problema sociale sostanzialmente irrisolvibile perchè non si può evitare di esercitare la compassione aiutandoli; purtroppo accade anche di essere trascinati nel loro vortice distruttivo.
4) Infine nel quadrante degli intelligenti vi sono quelle popolazioni le quali ritengono che le decisioni possano essere prese al livello più basso possibile e con partecipazione collegiale, entro limiti di ragionevole pragmatismo. La democrazia è una delle categorie di governace preferite. Come è noto, le democrazie sono governance complesse che possono funzionare solo quando i partecipanti hanno un notevole capitale di conoscenza, condiviso e crescente. Spesso le democrazie appaiono deboli, lente e inefficienti; è un’apparenza ingannevole poichè invece sviluppano e applicano decisioni forti per governare il cambiamento e anticipano il fabbisogno di cambiamento. Queste sono caratteristiche largamente mancanti nelle altre tipologie di governance. Per questo sono più robuste, resilienti e crescenti in qualità della vita.
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