# Individui: lontano dagli occhi lontano da cuore … e viceversa

Vicini e lontani

Ogni individuo sta al centro del proprio campo di influenza.
Partecipa alle trasformazioni dell’ambiente per lo più senza averne consapevolezza.
La sua massima influenza si esprime al centro e diminuisce asintoticamente in proporzione alla distanza dal centro.
L’individuo percepisce gli effetti delle trasformazioni (azioni) lungo due principali direzioni:

  1. le sue azioni sui vicini
  2. le azioni dei vicini su di sé.
Cosa è vicino e cosa è lontano?

La specie umana si evoluta tenendo in maggior conto ciò che è metricamente più vicino. L’esperienza insegna che il vicino più vicino può essere più pericoloso del lontano.
Anche se accade che alcuni vicini siano spesso più attrattivi dei lontani. Si tratta di quei vicini senza i quali non riusciremmo a svolgere funzioni sociali essenziali come la riproduzione o la formazione della massa che protegge il branco.
La teoria dei sistemi complessi indica che sopravvivono, con maggiore successo, quegli individui che riescono a stare in quel miracoloso equilibrio fra vicini-minacciosi e vicini-attrattivi.
In sintesi è opportuno dedicare molta attenzione ai vicini perché riuscire a vivere in quell’instabile equilibrio è una qualità essenziale per il successo e per l’evoluzione, cioè per la sopravvivenza e per la crescita.

In fisica

Siamo tutti cresciuti con un po’ di quella stupefacente capacità di prevedere dove andrà a finire il lancio di un sasso.  Con l’esclusione dei diversamente informati (es. terrapiattisti e dei no-qualsiasi-cosa) che applicano schemi di ragionamento diversamente logici.

La crescente conoscenza del mondo fisico ha messo a disposizione dell’uomo «modelli di previsione» con i quali riusciamo a progettare ed eseguire azioni il cui esito futuro porta, con buona probabilità, ai risultati attesi. Per esempio, spostarci in bicicletta senza cadere o lanciare sonde che si muovono nello spazio secondo traiettorie calcolate. Abbiamo poi molti strumenti che «vedono» ben oltre le capacità dei sensi, allargando il campo della prevedibilità.

Una delle regole del «modello classico» (newtoniano) è quella ripetitiva «del quadrato della distanza» in proporzione:

  • alla massa
  • al quadrato della distanza.

Nel mondo delle relazioni umane e in quello della fisica si intravvedono possibili analogie, ma è prudente non esagerare con ingannevoli similitudini.

Ne vediamo i riflessi nella saggezza popolare che semplifica tutto, in questo caso potrebbe essere: «lontano dagli occhi lontano da cuore» oppure «dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io».

Nelle relazioni

Per quanto ne sappiamo, le relazioni umane non si sviluppano seguendo regole scientifiche come quelle della geometria o della fisica. Tuttavia l’osservazione empirica dei comportamenti e delle forme del linguaggio suggerisce che la «vicinanza relazionale» si misura anche in «frequentazione» (cit. «non lo conosco bene, lo frequento poco»

In sintesi

Possiamo allora tentare un’ipotesi iniziale per interpretare le parole «vicinanza» e «lontananza»:
1) al centro – ogni individuo si percepisce al centro del suo campo di influenza la cui intensità massima si trova al centro e sfuma con la distanza.
2) affinità – ogni individuo percepisce la vicinanza non solo in termini metrici, ma anche in termini di affinità ed interessi comuni
3) subire – le azioni dei vicini hanno più influenza, su di noi, di quelle dei lontani
4) colpire – l’impatto delle nostre azioni sui vicini ci appare moderatamente rilevante, anche nel caso in cui robuste reazioni ci segnalano il contrario.

I sistemi complessi.

Negli ultimi venti anni sono stati sviluppati numerosi studi sui sistemi complessi, altrimenti detti «self-organized» perchè sembrano non avere un centro di comando e controllo eppure i numerosissimi «partecipanti» agiscono come un’unica entità.
I «partecipanti» sembrano applicare regole diverse quando agiscono da soli e quando agiscono in gruppo.
Per esemplificare, facendo riferimento ai comportamenti degli stornelli, la regola per volare nello stormo consiste nel cercare di mantenersi al centro di uno spazio globulare vuoto, di poche decine di centrimenti di diametro. Lo stesso fanno tutti gli altri, secondo uno schema che sembra una schiuma di bolle di sapone virtuale dove, al centro di ogni bollicina contigua, sta uno stornello. Ne consegue che l’aggiustamento di posizione di qualcuno induce un aggiustamento anche dei vicini. Il tira e molla elastico risultante crea quella bellissima danza dello stormo al tramonto. 

Quando lo stornello agisce da solo in uno spazio aperto, applica regole molto complesse per esercitare funzioni necessarie alla sopravvivenza e alla riproduzione. Quando invece agisce in gruppo le regole sono molto semplici come quella di volare al centro di uno spazio di dimensioni predefinite. Non si sa perchè volino tutti insieme in questo modo. Si esercitano a migirare?

Non è da escludere che qualcosa del genere accada anche per gli esseri umani.

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