# Resilienza: la capacità di tornare uguali a prima

L’etimologia della parola «resilienza» sembra avere radici nel verbo resilire (re-salire), cioè rimbalzare.
La storia della parola risilienza è magnificamente riassunta dalla Treccani (link) che
la definisce come «la velocità cui una comunità ritorna al suo stato iniziale» o, in chiave psicologica, «la capacità delle persone di reagire a traumi e difficoltà, recuperando l’equilibrio».
Il monumentale Manuale dell’Ingegnere (Giuseppe Colombo) definisce la resilienza come la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi.

Si distinguono almeno tre diversi tipi di reazione agli urti:

  1. Elastica, l’urto deforma temporaneamente il materiale che poi torna alla stato iniziale. Come fanno le
    molle e come sembra sia il significato latino.
  2. Deformante, l’urto deforma il materiale, ma non si spezza.
  3. Frattura, l’urto spezza il materiale che da lì in poi non è più resiliente.
 
 

Come spesso accade in inglese, la parola importata tende a conservare il significato originario, come nel nostro caso. Al contrario, non è inusuale che l’italiano reimporti una parola inglesizzata cambiandone però il significato. Pare che, nel nostro caso, per gli italiani resilienza significhi resistere, forse a causa di affinità acustiche.

A molti italiani sembra piacere la parola resistenza, quando richiama l’idea dello scampato pericolo grazie al sacrificio dei nostri predecessori.
Quando però la resistenza è combattuta nel presente, ad esempio da un Paese vicino, molti di quegli stessi italiani, e non solo, sembrano essere propensi all’idea che resistere sia un atto di inutile violenza. È come dire di una donna, vittima di un atto violento, che tutto sommato se l’è cercata ed è meglio per tutti se buona e zitta.
Un comportamento che potrebbe essere interpretato come la codardia del piegarsi alla violenza del bullo (link) o del mafioso.
In sintesi:

  1. Deformarsi e rompersi, arrendersi al bullo, evidentemente non è nè risilienza nè resistenza, ma codardia.
  2. Piegarsi e tornare come prima (resilenza elastica) non è evolvere e innovare. Potrebbe però essere un pragmatico e temporaneo ripiegare per raccogliere le forze per poi respingere la violenza degli arroganti creando un ambiente più sicuro e pacifico. È ciò che fanno i resistenti e gli innovatori.
  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito