# Innovare: l’arte del ben copiare

Sembra un ossimoro, invece è un normale processo di trasformazione:

  1. Recepire il cambiamento in arrivo
  2. Estrarre e copiare quanto utile dal pre-esistente capitale di conoscenza
  3. Aggiungere qualche novità, piccola a piacere
  4. Trasformare
  5. Depositare il risultato nel capitale di conoscenza
  6. Scambiare l’innovazione con altri, che a loro volta innescheranno altre trasformazioni.
  7. Tornare al passo 1.
 
Copiare è conoscere
 

La maggior parte dello sforzosta nel copiare, ma anche aggiungere novità è sfidante.
Ogni qual volta un essere vivente compie un’azione applica un processo di trasformazione cognitiva.
A pensarci bene, lo stesso accade anche per le cose, per qualsiasi cosa.
Forse è per questo che molti fisici sostengono che l’universo sia un infinito ammasso di informazioni perennemente in trasformazione.

È grazie alla memoria, accumulo di conoscenza, che gli esseri viventi sono in grado di ripetere le azioni che in passato hanno già eseguito con successo e di evitare di ripetere quelle che bruciano valore.
Anche le cose hanno una memoria, per esempio hanno una forma e un certo numero di proprietà fisico-chimiche. Inoltre, anche quando appaiono ferme, le cose si trasformano ininterrottamente.
Quando gli esseri viventi e le cose sono investiti da un cambiamento, lo ritrasmettono ad altri esseri e cose, innescando ulteriori cambiamenti.
Forse per gli esseri viventi possiamo ipotizzare almeno una proprietà che li differenzi dalle cose: la capacità di generare cambiamenti per loro autonoma volontà, talvolta consapevole.

Il cambiamento è inarrestabile

 

Dovremmo quindi concludere che le innovazioni:

  • Fanno parte integrante dell’Universo, anzi sono l’Universo stesso in continua trasformazione.
  • Si distinguono l’una dall’altra in molteplici aspetti, sintetizzabili però in un solo parametro: il valore aggiunto al capitale di conoscenza.
 

Forse possiamo applicare il criterio «basso» o «alto» valore aggiunto per distinguere due forme di organizzazione sociale:

  • Società a basso valore aggiunto
    • bassa intensità del cambiamento
    • focalizzazione della maggior parte delle energie sul mantenimento dello status quo. Le diversità sono in contraddizione con lo status quo e ne minano la stabilità
    • organizzazione verticistica, la più adatta alla missione «status quo» perchè ha un numero molto ridotto di punti decisionali, origine delle novità
  • Società ad alto valore aggiunto:
    • ampio e crescente numero di punti di innovazione, tendenzialmente tutti concorrono al cambiamento, all’innovazione
    • equilibrio instabile, nel quale gli individui sono stimolati a prendersi i rischi del cambiamento
    • i partecipanti hanno la consapevolezza dell’incertezza che accettano:
      • gli esiti del cambiamento sono incerti
      • se il cambiamento si ferma, la caduta è certa come una bicicletta senza spinta
    • non tutti sopportano l’incertezza; è necessario saper convivere con chi tende a chiudersi e a proteggersi nel consueto calduccio del ben conosciuto sistema vigente (che è per lo più una nostalgica falsa memoria).

Domanda: ha senso leggere, in prospettiva storica, l’evoluzione delle società secondo i criteri fin qui enunciati?

Società:

  • Primitive, cioè antecendenti grosso modo al XVIII:
    1. tendenzialmente con un solo punto decisionale
    2. capitale di conoscenza centralizzato
    3. crescita basata sul modello socio-economico a somma zero
    4. conflitto fra gruppi umani internamente omogenei
  • Avanzate:
    1. numero crescente di punti di decisione (individui)
    2. capitale di conoscenza tendenzialmente condiviso
    3. crescita basata sul modello socio-economico a valore aggiunto
    4. scambi (fra individui diversi, concorrenti e cooperanti) crescenti in numero e valore.

 

Conclusioni

L’evoluzione è espressione dell’inarrestabile trasformazione dell’Universo. Si può provare a resistere, ma è impossibile restare fermi allo status quo.
La trasformazione semplicemente accade e siamo lontani dalla comprensione di come avvenga, di come tutto sia iniziato; in particolare se e come si possa guidare la trasformazione.  
La vita si destreggia fra lo scansare i rovesci e il cogliere occasioni per vivere meglio.
Il capitale di conoscenza è sia l’ingrediente principale del cambiamento (il capitale che già esiste) sia la leva da manovrare verso condizioni più favorevoli (innovazione). La forza della leva «conoscenza», aumenta esponenzialmente rispetto al crescere della dimensione e della complessità del capitale di conoscenza.

In sostanza: l’innovazione è un’arte; l’arte del ben copiare, aggiungendo qualcosa di nuovo.

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