# Ius: i diritti non piovono più gratuitamente e dall’alto

Chiamiamolo pure «Diritto», ma ci sono molte ragioni per credere che si tratti invece di «impegni» se non di «doveri». Si tratta di conquiste raggiunte con la pratica della pazienza, della tolleranza e del compromesso; specialmente con determinazione e fatica.

Il primo campanello d’allarme è linguistico: lo «ius» condivide la radice «iu» con lo «iugum», il giogo degli animali costretti a lavorare per l’uomo.
È famosissimo l’episodio dei romani alle Forche Caudine; sconfitti dai sanniti, dovettero passare, inchinandosi, sotto i gioghi del vincitore.

Con questa immagine nella memoria, il diritto-iuris-ius sembra allontanarsi dai diritti della vulgata, quelli che piovono dal cielo come comandi, eterni ed immutabili.  
Questi romantici diritti sono parole bellissime, affascinanti e leggere come piume.
Solo nel momento di applicarli ai comportamenti, i diritti sembrano un po’ meno radiosi e un po’ più ius. Inoltre, nella vulgata di chi li pretende, il loro greve peso si scarica sulle spalle degli altri.

L’acuta saggezza dei nostri avi, non ha ancora finito di sorprendere. Il di-ritto divide in due i comportamenti: ciò che è iustus (retto) da ciò che è av-verso (illecito).
I romani intendevano che il lato «iustus» era moralmente dovuto, senza se e senza ma; perchè proveniva verticalmente dall’alto trascendente. Agli uomini restava il solo compito di eseguire senza troppo pensare.
I tempi sono cambiati, lo iudex (il giudice) non è più l’intermediario fra l’alto e il basso; il giudice è sempre più un arbitro che cerca di trovare l’equilibrio fra interessi contrapposti e definisce i limiti dei reciproci comportamenti. Purtroppo, non in tutti i ~Paesi è così, o non ancora.

In sintesi, per una sana e pacifica convivenza fra pari, i diritti, diventati orizzontali, vanno frequentemente negoziati con gli altri partecipanti: con pazienza, ascolto, tolleranza e tenacia.

Cosa sono allora i diritti prima della loro esistenza reale? Prima dell’accordo fra le parti?
Sono desideri che formano una visione del futuro.
Sono aspirazioni che sollecitano le persone a mettersi d’accordo.
L’assenza di aspirazioni è immobilismo.

Il diritto al lavoro, non c’è fin che non si può esercitare, cioè fino a che il lavoro non c’è. Perchè il diritto al lavoro esista richiede che prima si crei il lavoro.
Il diritto alla libertà non esiste fin che non si è almeno un po’ liberi.
È per questo che gli esseri umani, non tutti, impegnano le loro risorse per trasformare aspirazioni e desideri in diritti. 

Le aspirazioni sono diritti a tendere e non tutto è possibile, certamente non subito. Sono una direzione verso la quale gli esseri umani vogliono incamminarsi.
Per esempio, così è la Carta dei diritti universali dell’uomo. Non è cosa fatta, è cosa da costruire con fatica e tenacia. È un dovere auto-determinato. Non piove gratuitamente dal cielo. 

  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito