#Memoria: il futuro proiettato dal passato

La memoria

Tutte le cose, inanimate e animate, hanno ciascuna una propria forma di memoria. La forma del sasso è una memoria che influirà su come il sasso si consumerà o come si spaccherà. Un organismo ricorda sè stesso anche attraverso il DNA; gli organismi più evoluti ricordano anche con organismi molto sofisticati: i neuroni. Paradossalmente le macchine, inanimate, ma mobili, con la loro forma e posizione ricordano con gran precisione enormi quantità di dati, alcune in strutture di silicio. Eppure tutte si muovono e si trasformano come se fossero animate dalla loro propria memoria.
La memoria influenza il futuro.

La memoria serve a prevedere il futuro

Da piccoli non sappiamo camminare, ma poi impariamo a correre e a saltare. Riusciamo a prevedere dove e come devono poggiare i piedi per spostarci dove e come vogliamo, senza cadere. 
Da piccoli non sappiamo prendere una palla al volo; poi impariamo a calcolarne la traiettoria e quindi impariamo ad afferrarla quando è ancora in volo.
Dopo avere osservato e memorizzato tante storie di palle che volano, sappiamo anticipare il percorso della palla, dove toccherà terra e quando. Tutto nella mente: immaginiamo il futuro.
Il passato ci insegna a predire il percorso della palla, da quando parte a quando ne forziamo un diverso finale della storia.
La memoria serve a prevedere il futuro. Anzi, serve a provocare il futuro, piegandolo alla nostra volontà.
La memoria è conoscenza: ricordo di quanto è già accaduto. Su questa base la memoria sa predire.

La memoria ricorda le storie più facilmente delle cose

Predire è essenziale per la sopravvivenza. Pare che proprio per questa ragione la memoria ricordi le storie e i loro esiti. Per loro natura le storie collegano le cose allo scorrere del tempo.  Pare anche che la memoria raggruppi le storie in categorie che contengono elementi simili. Così, quando viviamo una nuova storia, sappiamo dove cercare quella più simile, vediamo quali esiti ha prodotto e perciò sappiamo prevedere, con approssimazione probabilistica, come si concluderà la nuova storia.
Grazie all’invenzione della memoria, sappiamo passare all’azione nel tempo più breve possibile, con il minimo dispendio di energia e con risultati ragionevolmente affidabili. Talvolta il pre-giudizio (bias – storie già vissute) indichi strade sbagliate, ma per lo più il catalogo delle storie ci semplifica la vita e la rende più sicura. Ripetere storie sperimentate con successo è più sicuro di inventare novità.
Esplorare arricchisce la memoria con nuove storie, ma è un processo lento e faticoso. Perchè il nostro pigro cervello impari ad esplorare nuovi punti di vista, bisogna che faccia ginnastica

La memoria è cultura, dà forma all’identità individuale e al gruppo, quando è memoria condivisa.

Apprendiamo quasi tutto da chi ci sta più vicino.
Le storie vissute più intensamente, determinano i nostri comportamenti e perciò la nostra identità individuale.
La memoria è un sistema a cerchi concentrici con al centro le storie alle quali crediamo di più e che abbiamo costruito con chi ci sta più vicino. Ad esempio: dai genitori, dai nonni, dagli amici. Impariamo anche dagli scocciatori e dai nemici. Così pure da una recente categoria di buoni e cattivi, lontani ma vicini: TV e social.
Capiamo più precisamente e più rapidamente chi ha un capitale di conoscenza simile al nostro.
Siamo così in grado di prevedere i comportamenti degli amici, dei nemici, delle prede e della Natura.
Nei cerchi via via più lontani stanno ricordi più labili, meno solidi e anche meno creduti.
È un sistema che dà più credito alla storie vicine. È un sistema pregiudiziale che, nella maggior parte dei casi, funziona bene. Consuma poca energia e reagisce in tempi molto rapidi; qualche volta commette errori, ma il loro costo non è, in genere, inferiore ai benefici che derivano dalla efficiente velocità di reazione. Come si suol dire: il perfetto è nemico del bene. 

La memoria impara e corregge

Riconosce le storie simili e sa metterle in ordine secondo la frequenza dei successi ottenuti.
Se
una storia produce risultati sfavorevoli o previsioni inaffidabili, la memoria la sposta nel girone delle meno affidabili.
Spesso addirittura la modifica per migliorarne l’affidabilità.
Le storie che ricordiamo, non sono quelle veramente accadute. Nelle storie riportate dai testimoni oculari, ciascuno ripropone un ricordo diverso; il fenomeno è magnificamente esposto nel drammatico racconto Rashomon, poi trasformato in un grande film.

La memoria è uscita dai nostri corpi

La memoria ha iniziato ad uscire dai nostri corpi quando i sumeri inventarono la scrittura.
Già allora ciò che era scritto era più credibile dei racconti oralmente tramandati; forse perchè ciò che è scritto sembra  immodificabile; o forse anche perchè le cose scritte diventano la memoria condivisa con il gruppo di appartenenza. Interpretabile, ma immodificata.
Negli ultimi pochi decenni la memoria ha enormemente accelerato il trasloco fuori dai nostri corpi; scritta nel linguaggio universale cibernetico si è precipitata a depositarsi in massa fuori di noi. Abbiamo imparato a prelevare ciò che ci serve da questo enorme contenitore condiviso di storie.

La memoria individuale, di gruppo e globale

La memoria non è più individuale, lidentità individuale è in parte già perduta.
Il gruppo è diventato globale.
È diventato troppo grande per essere vicino e perciò creduto.
La nostra piccola memoria individuale, quella che costituisce la nostra identità individuale, è troppo asimmetricamente piccola per «contare» qualcosa.
Tendiamo ad avere di nuovo una sola lingua, molto precisa e comprensibile a quasi tutti. Ma non abbiamo molte possibilità di farci riconoscere come unici e diversi.
Nel contempo, sentiamo un estremo bisogno di sentirci unici e diversi.
Ci ribelliamo alla scienza, così precisa, globale e maggioritaria che ci suona veramente uniformante e perciò  antipatica e insopportabile. Specialmente quando ci rovescia addosso risposte diverse da quelle che abbiamo faticosamente stivato nella nostra personale memoria.
La lingua della scienza è per chi la scienza pratica, ma quelli che vogliono una lingua in comune con gli amici, difficilmente accettano di parlarne o ascoltarne un’altra. La lingua degli amici è molto vicina e per questo più credibile; quella della scienza è lontana e fredda. Mentre agli umani, e non solo, piace stare al calduccio vicini vicini.

Forse siamo di nuovo vicini al crollo della Torre di Babele.
Non crediamo però che dobbiamo preoccuparci. La Torre di Babele non è esistita veramente; è crollata solo in quanto metafora. Gli uomini, è vero, si sono dispersi. Ma è anche vero che tornano a parlare con vicini. Anche i lontani adesso sono vicini.

Forse ciò che cambia veramente è la governance del sistema globale. Il «governo del mondo» non è mai stato multilivello e piramidale, nè è stato simile alla Torre di Babele. Fino ad ora è stato solo la somma di tante piccole piramidi nazionali. Tribù, regni e imperi, comunque tante piccole piramidi.

La società degli umani, ora sembra una schiuma di bolle di sapone, tutte aderenti fra loro.  Sembra una schiuma elastica che cambia continuamente forma come il volo degli storni.

  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito