Santificazione della scienza

In sintesi

È un’espressione piuttosto diffusa dal sapore vagamente savonaroliano.
È comunque un ossimoro e un’espressione manipolatoria.

Santità e scienza

Santo è ciò che è da venerare con atto di fede. La santità, una volta stabilita, è eterna ed immutabile.

La scienza al contrario professa un’unica verità: ciò che è «vero» oggi sarà superato da un qualcosa di più «vero» in futuro. La scienza è dubbio, incertezza, temporaneità e probabilità.
La scienza propone modelli interpretativi elaborati entro gli autodefiniti limiti di alcuni principi:

  • Sotto-insieme – La «scienza» è un sotto-insieme della conoscenza. Non intende occuparsi di tutto, ma solo di una parte dei possibili modelli interpretativi di ciò che chiamiamo realtà.
  • Metodo – La scienza intende operare secondo un metodo rigoroso autodefinito e autolimitante detto «metodo scientifico».
  • Democrazia – La scienza sottopone ogni modello interpretativo ad un vasto pubblico, senza confini, di esperti e di non esperti che si impegnano a smentire il modello proposto, applicando lo stesso metodo ma anche al giudizio etico e morale delle persone. Se il modello proposto resiste ai tentativi di distruggerlo viene considerato efficace anche sempre pro-tempore.
  • Temporaneità – La scienza persiste nello scrutinare il modello interpretativo anche dopo che questo si è guadagnato la qualificazione di «efficace». Ricerca indefessamente interpretazioni alternative che potrebbero sostituire la «verità corrente». Prima o poi riuscirà a smontare la «verità corrente» e la sostituirà con una verità più affidabile, più precisa, ma mai perfetta.


Conslusioni

I concetti di santità e di scienza sono antitetici; citati insieme sono perciò un ossimoro.
Sovrapporre la parola santità alla parola scienza è uno strumento retorico per trasferire la negatività della parola santità alla parola scienza.
Ovviamente non vi è nulla di negativo nella santità, ma il whataboutism (così si chiama la forma retorica in questione) funziona più o meno cosi:

  1. In sig. Santo, che «crede» nella santità, fa trasparire l’idea che la santità sia negativa.
  2. Si tratta di captazio benevolenziae verso l’interlocutore che presume «creda» nella scienza.
  3. In sostanza accusa l’interlocutore di credere, tanto quanto lui stesso, in qualcosa, nella fattispecie nella scienza.

La parola chiave è «credere», qui poggia il whataboutism, perchè mentre il Santo «crede» davvero fideisticamente, lo scienziente dubita delle «verità» che lo circondano, in particolare di quelle apodittiche e dogmatiche, ma anche di quelle pro-tempore della scienza.

Inoltre, lo scienziente è consapevole che la conoscenza si estende ben oltre i confini della scienza e per questo rispetta la fede. Mentre al contrario il sig. Santo non sembra rispettare lo scienziente.     

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