Conoscenza e credenze

La conoscenza, una faccenda di informazioni, storie e memorie.

Secondo alcune scuole di pensiero, la conoscenza non sarebbe l’insieme delle «cose ricordate», ma il processo del conoscere gli eventi, registrali nella memoria, per usarli in futuro. La conoscenza sarebbe quindi una sorta di catalogo delle storie vissute o imparate, combinato con la capacità di tradurle in processi decisionali pre-confezionati e riutilizzabili.
Il «saper fare» è una categoria particolare della piú ampia conoscenza. Si tratterebbe della capacità di ripetere una esperienza (storia) con l’aspettativa di ottenere, con alta probabilità, gli stessi risultati.

Le credenze

Negli anni 70, ben prima di internet, Quine e Ullian proposero l’idea che la conoscenza sia organizzata nella mente in forma di rete di storie. La condizione essenziale per restare nel catalogo sarebbe che le storie devono essere ripetutamente «credute» dal singolo individuo o dal suo gruppo. Per rappresentare questo concetto coniarono l’efficace espressione «rete di credenze» (web of beliefs). Il concetto è stato poi ripreso da molti altri studiosi in diverse discipline della conoscenza. Recentemente lo storico Harari suggerisce che il collante delle società sia un mondo immaginato da molti creduto (es. le regole, le leggi, le tradizioni) e al quale adeguano i propri comportamenti.
Il termine «credenza» si distingue dalla conoscenza (incompleta, mutevole e incerta) nel fatto che la credenza non è esperienza di vita vissuta, ma solo creduta perchè raccontata da altri, spesso tanto insistentemente da farla assomigliare alla
verità (assoluta, immutabile ed eterna). 

Il paradosso dell’incertezza e della pigrizia

Gli esseri viventi hanno formato le loro menti e i loro corpi in modo da renderli molto efficaci nell’individuare velocemente le minacce, nel difendersi, nel trovare cibo e le migliori condizioni per la sopravvivenza. La tensione a questi obiettivi genera ansia. Inoltre il futuro è quasi sempre incerto. Anche l’incertezza crea ansia.
Ansia su ansia che chiamano all’azione.
L’azione fa raggiungere lo scopo: nutrirsi quanto basta e poi riposare. Evitare le minacce e poi rilassarsi in un ciclo senza fine (ansia, pigizia, ansia, pigrizia, ecc.).
L
a vita preferisce la pigrizia. Per dare spazio alla pigrizia, l’ansia procura i mezzi per potersi impigrire. La vita preferisce l’efficiente certezza delle strade conosciute. L’incertezza delle nuove esperienze è invece energivora e non priva di rischi.

L’avversione all’incertezza e la pigrizia sono talmente forti che gli esseri umani cadono nel paradosso di interpretarle, non come segnale d’allarme, ma come concreti e pericolosi problemi. A causa di questo errore di valutazione, spesso anticipano e inertizzano la formazione dell’ansia creando un mondo immaginato di verità assolute e durature con le quali impediscono l’incertezza. Anche se sarebbe più preciso dire che la nascondono. Non solo, in quel mondo immaginato vivono e agiscono realmente, molti «certificatori della verità». Ve ne sono di molte categorie come ad esempio: oracoli, veggenti, maghi, sciamani e cartomanti.

La Natura tende ad essere parca nel consumo di risorse e spesso preferisce la poco energivora azione di spegnere la spia d’allarme alla più costosa azione di risolvere il problema che quella segnala.
Gli algoritmi per definire la soglia che fa scattare la preferenza fra l’uno o l’altro «equilibrio economico-energetico» sono ancora poco conosciuti, sebbene si stia facendo sempre più credibile il Modello S1S2 . 

Decision Making Process: chi deve risolvere il problema? S1 o S2?

Il Modello cognitivo S1S2 tenta di fornire un’ipotesi sul funzionamento della mente e del processo di Decision Making.
Il Sistema 1 (S1) è dedicato alle decisioni inconsapevoli, automatiche come la stragrande maggioranza di quelle richieste dall’andare in bicicletta.
S1 è basato sul catalogo di storie [2] che facilitano il Decision Making rapido ed efficiente anche se non del tutto affidabile.
Il Sistema 2 (S2), dedicato alle decisioni consapevoli, è in grado di elaborare nuovi schemi di decisione che S1 non ha nel suo catalogo; purtroppo S2 è energivoro e lento, tanto che spesso le sue decisioni arrivano troppo tardi.
Ciò non ostante S2 ha l’impagabile pregio di essere in grado di sviluppare nuove efficaci soluzioni da inserire nel catalogo di S1; così come è in grado di eliminare o modificare le voci del catalogo ormai superate, inadeguate e inaffidabili.

Se così fosse allora potremmo sperare che un utilizzo volontariamente più intensivo del S2, porterebbe aggiornamenti frequenti e tempestivi al catalogo di decisioni pre-giudiziali. Godremmo di maggiore efficacia ed efficienza del processo decisionale.
La storia ci dice che gli uomini da lungo tempo stanno influenzando il catalogo dei bias. La piattaforma fisica, comunemente chiamata cervello, si è visibilmente evoluta, non solo nella dimensione, ma specialmente nella numerosità delle connessioni.
Nel tempo, la mente ha molto arricchito l’estensione e la complessità delle pre-decisioni registrate nel catalogo S1; così che S1 è in grado di fornire efficientemente pre-decisioni pronte all’uso immediato e ragionevolmente affidabili. Inoltre, S2 ha introdotto metodi di analisi in grado di elaborare schemi di decisioni molto più complessi che in passato. 

Un esempio eclatante sta nell’introduzione e diffusione del Metodo Scientifico che non si addentra nel labirinto delle «verità assolute ed immutabili» e non cambia la natura mutevole delle credenze. Cambia però significativamente l’affidabilità delle previsioni sull’andamento dei fenomeni, siamo essi naturali (es. orbite astronomiche) o effetto di un consapevole processo di Decision Making.
Se ne deduce un maggiore utilizzo del S2 rispetto al passato e questo effettivamente migliora le performance del S1, cioè della capacità di reagire alle sfide tempestivamente, affidabilmente e con un basso consumo di energia.

In conclusione:

– pare  che dobbiamo arrenderci all’idea che la conoscenza è labile e può fornire solo soluzioni probabili, in qualche circostanza più probabili di altre, ma comunque sempre incerte.

– Il concetto Knowledge Divide è ora più argomentato e articolato. Chi è in grado di sviluppare un meccanismo cognitivo e di Decision Making più efficace sarà facilitato, come sempre e più di altri, nell’affrontare con beneficio le discontinuità dell’ambi

=========== NOTE ==========
 

[1] Il processo del conoscere sembra infatti una trasformazione della mente.

[2] Sarebbe più preciso usare le parole «pre-giudizi» o bias, nell’interpretazione in senso stretto: giudizi (decisioni) pre-confezionati in base al criterio di similitudine con eventi già accaduti ai quali si è applicata con successo la decisione in questione.     

  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito