# Confini: un’invenzione recente

Una possibile prospettiva.

I confini non sono il luogo dove i ~Paesi si scontrano, sono le crepe re-incollate di un Mondo che si era rotto.

L’idea di confine

L’idea di confine è stata, a lungo, piuttosto labile perchè i confini non servivano, al contrario erano ostacoli.
Per migliaia di anni i raccoglitori/cacciatori tracciarono i sentieri della Terra senza tenere conto di alcun insensato confine.
Con l’invenzione dell’agricoltura, cioè della vita stanziale vicino ai campi coltivati, i canali irrigui, i muretti a secco, gli allineamenti di alberi e di cespugli, i sentieri campestri diventarono linee di separazione fra i campi. Nei bordi di quelle geometrie qualche screzio fra agricoltori era inevitabile; ma è anche molto probabile che quelle stesse persone sospendessero i litigi per cooperare contro le avversità della natura.

Aree di influenza

Fra un villaggio e l’altro difficilmente vi erano confini bene tracciati, salvo qualche fiume o altro ostacolo geografico. I territori circostanti i villaggi, e poi le città, assomigliavano, nell’immaginario di allora, più ad aree di influenza, in parte sovrapponibili, che aree perfettamente delimitate.

I punti di scambio: le locande

Quando le carovane e i viaggiatori si avvicinavano ai guadi, ai ponti, ai passi, all’inizio e alla fine delle faticose salite, agli incroci delle piste, si fermavano per riposare e riprendere le energie. Lì si formarono locande e il locandiere faceva da intermediario su tutto. Dal cambia valute alle traduzioni, dallo scambio di informazioni allo scambio delle merci, dalla raccolta delle tasse all’arbitraggio nelle dispute. Lì si formarono i primi «tribuali». Sui confini si scambiava di tutto. I confini erano il luogo del cambio delle regole, ma specialmente scambio di tutto.

L’espansione dei confini inizia a sembrare un crimine contro l’umanità

I confini cominicarono a consolidarsi fisicamente quando i popoli, o meglio i loro Prìncipi, iniziarono ad affermare con precisione il loro «fermo» dominio. Fermo perchè non volevano superarlo e non volevano che altri lo superassero. Come il Vallo Adriano separava i romani dai pitti. Questi in effetti non volevano saperne di riconoscere un confine, ma i romani avevano deciso di non voler superare quel limite. Il messaggio era chiaro: il confine si può attraversare solo in pace, solo per scambiare. 

Da impero, per natura espansionista, ad amministrazione

Con la pace di Westfalia, avanza il riconoscimento di un nuovo concetto amministrativo: lo Stato. Lo Stato, Società di governo su territori contenuti da precisi confini, ha come prerequisito la definizione di un luogo dove vige un sistema di regole di convivenza (giurisdizione).
Il confine è la linea di contatto fra regole di convivenza diverse. Riconosciute da entrambe le parti, con diritto di essere diverse e con il dovere di reciproco rispetto. In somma, è un accordo fra le parti.

Inizia il declino delle nazioni

Le società umane passano dall’idea di dover essere tutti uguali e convivere tutti con le stesse regole, all’idea che, al di là del confine, altre «nazioni» lecitamente convivono con regole diverse.  Le diversità si rispettano o almeno, per il momento, riconoscono di non poter sopraffare i vicini.
Il confine sembra più un contenitore che un separatore.

La società granulare

Non ci volle molto tempo per passare alla successiva evoluzione. Entro ciascuna società (stato, regione, comune, ecc.), le regole di convivenza determinano la differenza fra lecito ed illecito solo su una ridotta gamma di comportamenti. Per tutti gli altri comportamenti, ciascun individuo è diverso da tutti gli altri e ne ha diritto.
Siamo definitivamente passati alla democrazia dopo che la primitiva tribù si era evoluta fino al suo massimo sviluppo e canto del cigno: gli imperi nazionalisti del ‘900.

La democrazia e l’estrazione di valore

L’Europa, che fino agli anni ’50 non era ancora un’entità politica, imparò con la seconda guerra mondiale che è meglio lasciare i confini così come sono. È più efficiente concordare regole comuni che invadere, distruggere e ammazzare.
Questo è diventato uno dei principi più distintivi, saldi e robusti della democrazia.
In Europa da ottanta anni gli Stati non si fanno guerra fra loro. Non è successo nemmeno come conseguenza del frazionamento degli Stati in corso da più di un secolo. Non è accaduto con la frammentazione degli Stati ex-sovietici. Non è accaduto con il dissolvimento della Yugoslavia. Non è accaduto con l’Alto Adige che voleva separarsi a suon di bombe; poi si è trovato un accordo. Non è accaduto con i bombaroli dei Paesi Baschi e dell’IRA; si sono trovati accordi che hanno evitato devastazioni inutili.
La democrazia è progressiva cessione del potere dall’alto verso i Cittadini.
L’Europa è un ottimo caso di applicazione della democrazia: fra vicini, a cavallo dei confini, ci si intende meglio che fra Capitali distanti e potenti.
Nel nazionalismo i confini sono separazione, contrapposizione e conflitto.
In democrazia i confini sono un utile strumento per una amministrazione efficiente delle diversità, anzi sono efficace strumento per estrare valore dalle diversità.

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