La Repubblica impegna lo ~Stato a provedere, con apposite leggi e istituzioni e nell’interesse delle future generazioni, alla protezione del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi, delle condizioni di vita degli animali.
Ambiente (habitat)
Abbiamo individuato tre insiemi di indicatori internazionali per misurare la qualità ambientale sono:
Su 37 obiettivi quantitativi SDG (EU+nazionali): solo 8 raggiungibili entro il 2030, 22 fuori portata, 7 incerti. L’Italia è sotto la media UE su tutti i Goal ambientali.
Osservazioni finali
Il filo comune che emerge da tutti e tre gli indici è un paese a “due velocità”: eccellente sulla qualità dell’acqua, sull’efficienza energetica e sulla riduzione degli inquinanti tradizionali (NOx, SOx), ma con ritardi strutturali cronici su clima, biodiversità marina e qualità dell’aria urbana — problemi riconosciti dal 2014 e ancora irrisolti.
Il nodo più critico segnalato da tutti e tre è la mitigazione climatica: l’Italia, secondo l’OCSE, deve ridurre le emissioni ESR del 43,7% al 2030 rispetto al 2005, ma le proiezioni ISPRA stimano di arrivare solo al 41%. Il Climate Change Performance Index (CCPI), complementare all’EPI, la penalizza scendendo dal 29° al 44° posto.
Sul fronte SDGs, il rapporto ASviS 2025 (ottobre 2025) segnala un peggioramento per sei Goal su 17 rispetto all’anno precedente, con solo tre in miglioramento. La differenza rispetto alla media UE rimane significativa e stabile nel tempo.
Un dato strutturale rilevato dall’OCSE: l’Italia destina alla cooperazione ambientale solo il 22,9% dell’aiuto bilaterale (vs media DAC del 39%), e la quota dedicata al clima è scesa dal 36% del 2020-21 al 17% del 2022-23 — un segnale di minore priorità politica nonostante gli impegni assunti in sede G7 e ONU.