La Res Publica non è una res (una cosa).
È una società, chiamata Repubblica Italiana, di Cittadini sovrani che reclama a sé il diritto di determinare la direzione della propria evoluzione individuale e sociale (una visione sul futuro). Con la Costituzione, ne assegna l’esecuzione ad un apparato di governo (governance) che chiamiamo ~Stato.
La Costituzione definisce, anche con le riserve di legge, il dominio di azione della Repubblica e con ciò anche i relativi limiti.
Il Presidente della Repubblica sorveglia che le azioni dello ~Stato siano allineate con la volontà dei Cittadini espressa dalla Repubblica.
La Repubblica (i Cittadini) sono in contrapposizione di interessi con lo ~Stato secondo il fondamentale principio democratico della contrapposizione degli interessi che obbliga a trovare compromessi fra le parti coinvolte.
La Costituzione non è solo l’atto che fonda lo Stato: è anche la garanzia che lo Stato resti strumento dei Cittadini e non diventi il loro padrone.
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In sintesi
In questi tempi babelici abbiamo bisogno di ridurre le ambiguità e le incertezze; abbiamo bisogno di semplicità e di chiarezza.
Rileggiamo la Costituzione come fosse un contratto fra Cittadini. Cerchiamo perció di far precedere al testo le premese che definiscono, con semplicitá non ambigua, le parti e le parole che richiedono di essere interpretate secondo un unico significato.
Senza pretese di perfezione, chiediamo l’aiuto di chiunque sia in grado di contribuire alla semplicitá e alla chiarezza.
La Costituzione, dunque, non è solo l’atto che fonda lo Stato: è anche la garanzia che lo Stato resti strumento dei Cittadini e non diventi il loro padrone.
La Repubblica agisce
La Costituzione non ci dà una specifica definizione della parola Repubblica.
Per i nostri scopi, dobbiamo selezionarne un significato organizzativo-contrattuale. Indispensabile per dare concretezza alla realizzabilità.
Dal testo costituzionale apprendiamo che la Repubblica riconosce, promuove, agevola, tutela, detta le norme generali, rende effettivo ed altro ancora.
La Repubblica quindi non è una cosa inanimata, è un’entitá che decide ed agisce.
La Repubblica è un organismo
Sebbene la Repubblica agisca come singola entitá non si identifica con un’unica persona. Rappresenta un gruppo di persone, una societá, quella dei Cittadini Italiani con diritto di voto che, idealmente riuniti in assemblea, prendono decisioni sul proprio futuro secondo i processi decisionali concordati nella Costituzione.
Il coordinatore delle attivitá della societá chiamata Repubblica è il Presidente della Repubblica.
Il fattore «cooperazione»
Una plausibile interpretazione della storia potrebbe condurre alla conclusione che la democrazia è una forma di governo subentrata, in alcuni casi, alla tirannia.
Questa e altre teorie simili, non spiegano peró per quale ragione i Cittadini tendono a riunirsi in gruppi.
Vivere in gruppo non è cosa semplice. Il singolo deve limitare alcuni suoi comportamenti. Inoltre il gruppo puó chiedere al singolo di esercitare alcuni comportamenti a beneficio del gruppo che non necessariamente, in quella circostanza, porta ad un individuale beneficio.
Ne consegue che ciascun gruppo puó funzionare solo se si dota di una forma di governo efficace, efficiente ed equa (accettabile da ciascun individuo, anche nei rischi).
Cominciamo cosí ad intravvedere la ragione per la quale la vita di gruppo puó diventare attrattiva; per esempio, a condizione che il suo costo possa essere accettabile.
Ciascun Cittadino ha un buon numero di aspirazioni individuali e cangianti, ma in genere non ha risorse sufficienti per concretizzarle tutte.
Alcune, di relativamente modesto impatto, puó realizzarle individualmente.
Le piú grandi, ambiziose e sfidanti possono essere realizzate solo cooperando con altri Cittadini.
Forse abbiamo iniziato a comprendere il fattore: «capacitá di cooperazione».
La maggior parte degli antropologi riconosce, in quella sviluppatissima capacitá, il successo demografico dell’umanitá.
Passo 1 – Cooperare significa mettere in comune alcuni degli obiettivi individuali e cosí creare un gruppo/societá con pochi obiettivi comuni ai partecipanti.
Passo 2 – I Cittadini che aderiscono, si dotano di un apparato di governo mirato alla realizzazione di tali obiettivi
Passo 3 – i Cittadini mettono in comune parte delle proprie risorse (beni tangibili e intangibili) per affidare al governo adeguate risorse. Lo scopo è ovviamente quello di intraprendere un percorso realizzativo che preveda risultati intermedi nella direzione pre-definita e aggiornata con frequenza gestibile
I beni in comune
Le risorse proprie di ciascun Cittadino sono di proprietá individuale o di proprietá indivisibile come le scale di un condominio.
Possiamo definire tali risorse come «beni in comune»; il che porta a definire anche il caso particolare di alcuni che normalmente chiamati «beni comuni» (senza l’«IN»), proprietá indivisibile sulla quale puó esistere una proprietá effettiva oppure essere assente. La proprietá include tutti i diritti di trasformazione di quel bene.
Prima gli obiettivi e poi le risorse
La Costituzione non ci dice esplicitamente quale sia lo scopo (gli obiettivi) della Repubblica. Indirettamente peró ci segnala in quale direzione la Repubblica vuole investire le risorse a sua disposizione: realizzare un futuro migliore e una migliore qualità della vita dei Cittadini.
Non si tratta perció di un insieme di obiettivi definiti, ma di una direzione, un percorso da seguire producendo risultati intermedi il piú coerenti possibile (entro una banda di oscillazione del percorso entro la quale si persegue una «direzione di marcia»).
Con questo é possibile determinare il fabbisogno di risorse nel breve periodo. Mentre per il lungo periodo ci si deve accontentare di una stima espressa in forma di forchetta (banda di oscillazione»).
Qui si impara che le risorse sono un indispensabile facilitante, ma un limite a ciò che si può realizzare.
I Cittadini saggi, prima di lanciarsi in imprese impossibili, verificano di avere a disposizione le risorse adeguate nella quantità, nella quantità e nei tempi appropriati. Diversamente si devono ritarare gli obiettivi ed anche le risorse.
La Repubblica è un aggregato di associati e quindi serve un organo amministrativo
Il punto di partenza è che ciascun individuo trasforma a suo piacimento le proprie risorse. Ma quando le risorse sono in comune, è necessario delegare un organo amministrativo che operi secondo i criteri che gli sono stati assegnati dalla Repubblica.
Nel nostro caso, il coordinatore è il Presidente della Repubblica che ha un compito di sorveglianza sugli atti della governance.
Il Presidente è eletto dai «grandi elettori» cioè non solo dal Parlamento. La purezza del disegno organizzativo richiederebbe la semplice e più comprensibile elezione diretta. La contrapposizione dei poteri, Repubblica vs Governance, sarebbe più netta. I costituenti tuttavia, secondo il principio del perfetto nemico del bene, hanno scelto di formare una democrazia rappresentativa dove prevale il ruolo del Parlamento dei rappresentanti. Questa soluzione non pregiudica la democraticità della governance.
È successo davvero così?
La Costituzione non fu votata in un referendum, ma fu approvata solo dai costituenti ed entró in esercizio il primo giorno del Gennaio 1948.
I tempi di allora richiedevano una transizione che aprisse la via ardua verso una governance pienamente democratica. Non tutto funzionò secondo un disegno perfetto, non di meno il risultato fu una democrazia sufficientemente bene strtutturata in gradi bene funzionare nell’interesse dei Cittadini. Come bene chiarito da Einaudi Allora presidente dei Costituenti: «L’ho letta attentamente, parola per parola, articolo per articolo. […] Essa è il risultato di un lavoro altissimo e, per la maggior parte, armonico. […] Non è una Costituzione perfetta, ma è la migliore che si potesse dare in questo momento storico al nostro ~Paese.»
Parole e precisione (linguistica e organizzativa)
Il suono della parola Repubblica fa scattare un lampo, una reazione automatica: la Res Publica è la cosa di tutti.
Concetto che nel tempo é semplicisticamente deviato verso il concetto «tutto è di tutti». Il che non è affatto un concetto costituzionale.
A tal proposito riporto un episodio personalmente vissuto:
«In una scuola elementare, un educatore chiese ai bambini: di chi e l’albero del cortile della scuola? I bambini risposero entusiasticamente in coro: è di tutti!»
Il che é clamorosamente falso perché quell’albero é del Comune che ne detiene tutti i diritti di trasformazione e le responsabilitá che ne derivano (per esempio se cade un ramo).
Il linguaggio della Costituzione è spesso esortativo, entusiasta, quasi poetico. Snodare le licenze poetiche inevitabilmente la riduce ad un testo noioso e freddo. Ecco come suonerebbe un’ipotesi di incipit: «i Cittadini del Paese, che chiamiamo Italia, hanno voluto dotarsi di una forma di governo democratica, definita in questo atto costitutivo con il quale intendono regolare i reciproci comportamenti».
Preciso, ma terribilmente noioso.
Una lettura precisa é utile per tradurre il testo in specifiche azioni non ambigue, ma sarebbe contrario allo spirito evocativo ed emozionante dell’attuale Costituzione.
Ha molto senso che la Costituzione mantenga la sua forza emozionale, ma per un’applicazione in concreto é utile distillarne una lettura organiga ed esecutivamente coerente. Per qualcuno puó anche essere un esercizio noioso, ma é un percorso non privo di sorprese e di stimoli a ripensare i comportamenti di ciascuno di noi.