# Metodo logico

Per secoli sciamani, veggenti, cartomanti, fattucchiere, oracoli, aruspici e molti altri hanno campato sull’insopprimibile desiderio dell’uomo di conoscere il futuro. Innumerevoli vite e ragguardevolissime sostanze sono state investite nella ricerca di un metodo certo per prevedere il futuro. Dalle scienze e alle discipline umanistiche come la filosofia. Su quest’ultimo versante, il sillogismo di Aristotele è la monumentale pietra angolare del metodo che chiamiamo «logica»:

1 – tutti gli uomini (A) sono mortali (B)
2 – tutti i greci (C) sono uomini (A)
3 – quindi tutti i greci (C) sono mortali B).

Da due premesse, ben formulate, discende deduttivamente una ineluttabile conclusione: tutti i greci moriranno. Sembra essere un paradigma [1] immutabile, eterno e solido, cioè un affidabile strumento di previsione del futuro.

Il sillogismo si basa sull’immutabilità e sull’eternità delle premesse; queste però sono condizioni astratte che non esistono in natura. Lo scontro con la dura concretezza natura fa vacillare la mente dei filosofi della logica. Il metodo per prevedere il futuro si rivela, forse, un’idea senza fondamento, un vano sogno.
Fino ad ora tutti i tentativi della disciplina filosofica, che chiamiamo «logica», sono falliti lasciando gli uomini nella terribile frustrazione dell’incertezza.
La scuola di pensiero, al momento prevalente, ipotizza un modello/paradigma la cui novità sta dell’esplicitazione dello scorrere del tempo, cioè dell’incessante trasformazione del contesto. Eccone una sintesi in quattro fasi:

1 – Una discontinuità del contesto, mai prima sperimentata, produce effetti spesso sconosciuti. Difficilmente troviamo nella nostra memoria conoscenze utili a mitigare gli effetti sfavorevoli. Le reazioni alla sfida possono essere affannose, disordinate e anche controproducenti. Sono necessari tempo e risorse per sviluppare un nuovo paradigma. Nel post del «metodo scientifico», proponiamo un esempio di quanto possa essere complicata la formulazione di un nuovo paradigma

2 – Invece, al ripresentarsi di una sfida già vissuta, possiamo velocemente schierare un modello di comportamenti già sperimentati con successo. Il numero e la qualità dei successi aumenta la fiducia; diventa la reazione «normale», il «paradigma normale», praticato dalla maggioranza dei partecipanti. La normalità sta nella ripetizione del paradigma di successo che, con il tempo, diventa automatica e inconsapevole.

3 – Il contesto evolve, le sfide cambiano e i paradigmi, particolarmente quelli più collaudati, mostrano risultati sempre meno soddisfacenti. Sono i sintomi della crisi in arrivo.

4 – È allora necessario individuare e rimuovere le anomalie. Nei casi più gravi è inevitabile impegnare risorse nell’inventare un nuovo paradigma (paradigm shift).

Nel mondo immaginario della percezione collettiva si è installato un metodo logico che si presume sia granitico, unico, eterno ed immutabile.
Chi lo conosce, invece, ci vede l’incertezza delle probabilità e dei rischi.
Un sistema rigido ha il difetto di indicare esclusivamente alcune delle possibilità. Come dice la saggezza popolare: anche un orologio rotto indica l’ora giusta due volte al giorno (peccato che sia precisissimo ma rotto).
Un metodo flessibile, legato all’evoluzione del contesto, offre un più vasto spettro di opportunità con gradi diversi di probabilità favorevoli.

=========== NOTE ==========

 [1] Il «paradigma» è un modello interpretativo della realtà. La sua validità si dimostra con la spiegazione coerente del passato, ma la sua massima utilità sta nel prevedere il futuro. È uno degli ingredienti fondamentali per poter impostare un progetto di trasformazione che abbia una ragionevole probabilità di successo.

  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito