La Repubblica riconosce che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica impegna lo ~Stato a:
La Repubblica impegna lo ~Stato ad istituire e amministrare un esame di ~Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
La Republica impegna lo ~Stato a garantire, con apposite leggi e mezzi, che le istituzioni di alta cultura, le università e le accademie obbligatoriamente si diano ordinamenti autonomi, nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
[Art. 9, Art. 33, Art. 34]
Citazioni [Art. 9, Art. 33, Art. 34, Art. 104, Art. 105, Art. 106, Art. 117, Art. 118, Art. 135]
Capitale di conoscenza
La conoscenza si diffonde (istruzione) e si crea (ricerca).
Istruzione
Abbiamo individuato una decina di indicatori internazionali fra i piú autorevoli e ciascuno orientato a specifici fenomeni:
2. Education at a Glance — OCSE Il rapporto “Education at a Glance – OECD Indicators” è considerato il documento di base per la valutazione dello stato dell’istruzione nel mondo. Fornisce dati su argomenti quali il livello d’istruzione, la partecipazione, il finanziamento e l’organizzazione dei sistemi educativi.
Gli indicatori forniscono informazioni sulle risorse umane e finanziarie investite nell’istruzione, su come funzionano i sistemi di istruzione e di apprendimento, e su come evolvono i rendimenti degli investimenti nell’istruzione.
3. TIMSS — Trends in International Mathematics and Science Study (IEA) Misura i livelli di apprendimento in matematica e scienze agli studenti di quarta elementare e terza media. Fornisce dati a cadenza quadriennale e permette confronti nel tempo.
4. PIRLS — Progress in International Reading Literacy Study (IEA) Valuta le competenze in lettura degli studenti di quarta elementare ed è usato, insieme a PISA, per monitorare le disuguaglianze socioeconomiche nell’apprendimento.
5. HDI — Human Development Index (UNDP/ONU) Indice composito che include l’istruzione come una delle tre dimensioni principali (insieme a reddito e speranza di vita). La componente educativa si misura tramite anni medi di scolarizzazione e anni attesi di istruzione.
6. UIS — UNESCO Institute for Statistics Banca dati globale che raccoglie tassi di alfabetizzazione, tassi di iscrizione scolastica a ogni livello, anni di istruzione e spesa pubblica per l’istruzione per quasi tutti i paesi del mondo. È la fonte primaria per i paesi in via di sviluppo.
7. PIAAC — Programme for the International Assessment of Adult Competencies (OCSE) Spesso chiamato il “PISA per adulti”. Misura le competenze cognitive della popolazione adulta (16–65 anni) in lettura, matematica e problem solving digitale. Fotografa il livello effettivo di competenze della forza lavoro.
8. ET2020 / ET2030 — Education and Training Monitor (Commissione Europea) È il quadro strategico europeo per l’istruzione e la formazione. Pubblica ogni anno un rapporto paese per paese con indicatori comuni su: abbandono scolastico precoce, laureati, partecipazione alla formazione continua, istruzione prescolare. È il principale strumento di monitoraggio della politica educativa UE.
9. Eurostat — Education and Training Statistics La banca dati statistica ufficiale dell’UE. Raccoglie dati armonizzati su tutti gli stati membri su: tassi di scolarizzazione, livelli di istruzione della popolazione, spesa pubblica per l’istruzione, NEET (giovani che non studiano né lavorano).
10. EQF — European Qualifications Framework Non è un indice di ranking ma un sistema di riferimento comune a 8 livelli che permette di comparare i titoli di studio tra i paesi europei, facilitando la mobilità e il riconoscimento delle qualifiche.
Una prima valutazione sul posizionamento dell’Italia fra i Paesi OCSE.
In sintesi
Dove l’Italia regge o supera la media OCSE: la lettura è l’unica area in cui gli studenti italiani si collocano significativamente sopra la media, con 482 punti contro 476 della media OCSE.
La matematica è sostanzialmente in linea. Sul fronte dei NEET, si è passati da circa 1 giovane su 3 nel 2016 al 21% attuale, un miglioramento più rapido della media OCSE.
Dove l’Italia è strutturalmente indietro: il nodo più grave è la bassa scolarizzazione terziaria. Nel 2023 solo il 30,6% dei giovani italiani possedeva un titolo universitario, contro una media europea del 43,1%.
Sul fronte della spesa, l’Italia attribuisce il 4,0% del PIL all’istruzione, contro una media OCSE del 4,9%.
I due record negativi assoluti nell’area OCSE: il divario di genere in matematica è di 21 punti a favore dei ragazzi — in nessun altro degli 81 sistemi scolastici censiti il gap è così ampio.
E sul mercato del lavoro, le laureate guadagnano in media il 58% dello stipendio dei colleghi maschi: il divario retributivo di genere più ampio di tutta l’area OCSE.
Il problema di fondo — la mobilità sociale: solo il 10% dei figli di genitori con il solo diploma di terza media riesce a ottenere la laurea, e il 37% non arriva nemmeno alla maturità.
L’istruzione in Italia fatica ancora a essere un ascensore sociale