Il #metodo scientifico è democrazia

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Non verità, ma probabilità

Si dice che la capacità di predire il futuro, e di piegarlo a nostro beneficio, dipende dalle conoscenze  accumulate nel tempo.
Prendiamo al volo una palla, o la evitiamo, perchè abbiamo imparato a predire il futuro.
Spediamo satelliti in orbita perchè sappiamo predire quali azioni dobbiamo portare a compimento e in che sequenza.
Guidando l’auto non ci scontriamo con gli altri e con gli ostacoli perchè abbiamo buone capacità predittive.
Non tutti e non sempre, ma sappiamo anche stimare con quale probabilità faremo la cosa giusta o quella sbagliata.
Conosciamo la probabilità, ma non la Verità unica, immutabile ed eterna.

Prevedibilità

Prima di Galileo, gli umani dovevano subire le bizzose intemperanze degli dei. Potenti e imprevedibili interferivano con le stagioni e le maree, lanciavano improvvisi fulmini, determinavano gli esiti delle battaglie e dei raccolti. Gli uomini conoscevano poco e quindi si ritenevano birilli in balia dei divini capricci.
Credevano però di poter sbirciare nel futuro ponendo domande agli oracoli, ai veggenti, agli aruspici che leggonoi fondi di tè o le viscere dei polli.
Per qualcuno, il metodo scientifico di Galileo fu una sgradita rivolta, ma in realtà fu una evoluzione che rese più prevedibili molti fenomeni, rendendo non più necessario l’aiuto degli dei e dei veggenti.

Ripetitività

Galileo, al quale attribuiamo la prima sistematica ingegnerizzazione del metodo scientifico, non è il primo uomo che tentò di costruire il replicatore di StarTrek, è quello che ci riuscì.
Osservò innumerevoli volte le trasformazioni simili, misurandone con puntigliosa precisione le condizioni iniziali, lo svolgimento e gli effetti finali. Infine, distillò gli algoritmi che guidano i comportamenti ripetitivi dell’Universo.
Galileo costruì la base, teorica e pratica, utile per progettare macchine che replicano parti dell’Universo come, per esempio, quelle per spedire satelliti in orbita.
GG era un tipo tranquillo e prudente, ma anche irriverente e infatti, senza chiedere il permesso, aprì la porta delle stanze dove gli dei giocavano con il destino degli uomini. Gli umani entrarono e si sedettero a fianco degli dei, qualcuno addirittura al loro posto. Non sappiamo se gli dei si offesero, ma certamente molti dei loro sacerdoti ci rimasero davvero male.

Replicabilità

Galileo si era accorto che molti fenomeni (trasformazioni) avvenivano secondo regole ripetitive. Inevitabilmente si chiese se tali fenomeni potevano essere riprodotti ad opera dell’uomo. In realtà era sufficiente osservare le normali attività umane per scoprire che essere erano in molta parte processi ordinati eseguiti secondo regole, nel tempo diventate quasi ovvie. In sostanza GG non stava inventando nessun nuovo processo di trasformazione; stava invece ponendo le basi di un metodo utile per distillare «la verità più probabile in certe condizioni e in quel momento».
I suoi numerosissimi esperimenti di «replicabilità» dimostrano appunto che esistono algoritmi che applicati (dall’uomo) a condizioni definite, producono risultati prevedibili.        

L’algoritmo del metodo scientifico

1) Scienziato è chi, avendo acquisito grande parte del capitale di conoscenza pregressa, ne aggiunge altra usando il metodo scientifico.
2) Il metodo scientifico è semplice e funziona come una sorta di videocamera che registra la sequenza dei passi della trasformazione.
3) Lo scienziato ripetutamente osserva e puntigliosamente misura le trasformazioni, quelle che appaiono simili fra loro.
4) Quindi ne distilla la regola cioè l’algoritmo che correla, in sequenza, ciascuno dei singoli passi di trasformazione. Pare che anche la «memoria» distilli e ricordi più efficacemente le «storie», mentre fatica a ricordare le cose (es. i nomi) senza l’azione che le coinvolge.
6
) Per verificare se la regola effettivamente descrive la trasformazione codificata, lo scienziato da osservatore si fa attore ed applica la regola alle stesse condizioni. Se questo produce il risultato «pre-visto», allora la regola può passare alla verifica successiva.
7) L
a nuova regola deve essere coerente con tutte le precedenti. In caso di incoerenze, si deve riformulare la nuova regola oppure si dovranno aggiornare o sostituire anche le regole precedenti, al fine di renderle tutte coerenti. 
8) Diversamente, si ricomincia da capo. La verifica «individuale» (i passi da 2 a 7) dello scienziato, o del suo team, non è ancora sufficiente a confermare la teoria. La scoperta deve essere riconosciuta dall’intera comunita scientifica (verifica «collettiva») che esamina in profondità il lavoro dello scienziato e propone «confutazioni» bene argomentate. Numerosi scienziati, incluso il proponente, si cimentano allora nel tentativo di confermare o rigettare le confutazioni, eseguendo esperimenti progettati allo scopo. Solo quando le confutazioni saranno tutte rigettate, la scoperta (la formula della trasformazione) potrà essere riconosciuta come «la più recente versione della verità». Questa fase di verifica della comunità scientifica si chiama peer review ed e fondamentale per dare sufficiente «probabilità» alla verità secondo il criterio della maggioranza oltre che del metodo «osservare, trova la regola, sperimenta e verifica». 

Il metodo scientifico non è solo uno strumento cognitivo che fotografa la realtà, è anche un processo decisionale che affidabilmente (ri)produce i risultati desiderati.

La scienza è democratica e la democrazia è conoscenza.

La scienza, il capitale comune di conoscenze, è democratica perchè nessun capo, o ministro della verità, ha sufficiente autorità per confermarne o respingere la «verità collettivamente accettata». La scienza non è gerarchicamente organizzata. Quando lo è, diventa sintomo rivelatore del sistema autocratico nel quale è immersa. La scienza non ha nè confini nè discriminazioni. Laddove ve ne sono, inevitabilmente, sono prodotte dai governi o dalle credenze, prime fra tutte quelle ideologico/religiose. La scienza/conoscenza può chiamarsi tale solo se è accessibile ed è condivisa.
La democrazia non può funzionare se non è sorretta dalla migliore conoscenza disponibile. Diversamente le decisioni di governo sarebbero prese sulla base dei convincimenti ideologico/religiosi dei decisori, cioè sarebbero decisioni autocratiche. 
La democrazia e la scienza si reggono sulla «reputazione» [link] (competenza fattuale e riconosciuta) delle persone e sul rispetto reciproco. Se così non fosse, le tesi non potrebbero essere sottoposte ai colleghi scienziati che possano così sottoporle alle critiche più severe e bene argomentate. Il riconoscimento della «migliore verità disponibile» deriva dal consenso della comunità dopo che sia riuscita a sopravvivere alle più severe confutazioni (reputazione). Le confutazioni più severe non possono condurre alla estromissione dei «confutatori». Al contrario i «confutatori» sono indispensabili e degni del massimo rispetto reputazionale. Quando tutte le confutazioni vengono respinte, gli stessi confutatori ne accettano il verdetto e lo fanno proprio.

La scienza non produce Verità assolute

Nessuno scienziato si è mai dichiarato portatore di verità. Al contrario la comunità scientifica ritiene che non esista una Verità assoluta, eterna ed immutabile. L’applicazione del metodo scientifico ha dimostrato che le tesi sono tutte migliorabili da tesi successive. Gli scienziati ritengono che la conoscenza sia applicabile con ragionevole affidabilità, mai assolutamente certa. La conoscenza è probabile e così come la sua applicazione.

Le discontinuità sono ripetitività clamorose

Una interpretazione erronea di quanto fin qui riassunto potrebbe portare alla conclusione che il metodo scientifico è in grado di spiegare i fenomeni ripetitivi, ma non le discontinuità. In realtà ciò che distingue le discontinuità dalla ripetizione dei fenomeni è solo il clamore con il quale si mostrano: per esempio l’esplosione di una supernova o di un vulcano sono clamorosi, ma sono la conseguenza di regole, di algoritmi ripetitivi.

 
 
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