Federico Fubini, in un articolo dell’11 settembre 2016 del’Corriere della Sera, esamina l’andamento di alcune poste significative della spesa pubblica negli ultimi anni (es. Ambiente, Istruzione, Pensioni, Difesa, Sanità) e mette in evidenza la necessità che l’Italia selezioni gli obiettivi verso cui indirizzare le scarse risorse pubbliche che ha a disposizione.
Uno dei possibili metodi per selezionare gli obiettivi potrebbe stare nell’individuare fra gli indicatori di Qualità della Vita (ONU/OCSE) quelli dove è più facile ottenere miglioramenti importanti. Altri metodi possono essere efficaci, salvo quelli di brevissimo termine preferiti dalle campagne elettorali il cui vero obiettivo è vincere le elezioni (conquistare il potere) e non migliorare la qualità della vita.
È ovvio che se non si conquista il potere di decidere e di eseguire non si riesce a migliorare nulla, ma è a anche vero che vincere il «potere» e non fare nulla è il peggio che può succedere per i cittadini.
È inoltre piuttosto palese che, se la spesa pubblica di più grande dimensione è la spesa pensionistica, vuol dire che la frase «repubblica fondata sul lavoro» non vuol dire nulla per i nostri amministratori pubblici, questi infatti sembrano concentrati a disincentivare il lavoro, a favorire la disoccupazione e mandare tutti in pensione. In lnea di principio non sarebbe un male, ma sarebbe bello che tutti potessero lavorare, anche se pensionati, contribuendo al PIL nazionale e alla qualità della vita.