# Qualità della vita – Measuring distance to the SDG targets – Italy 2020

Il nostro Paese é molto apprezzato per avere dato al Mondo molti ingredienti che qualificano gli italiani come massimi cultori della qualità della vita.
Sebbene questa lusinghiera affermazione non sia del tutto supportata dalle rilevazioni quantitative, bisogna riconoscere che non ostante le vaste lacune, l’Italia è ancora maestra di qualità della vita.

Gli studi, per la ricerca di un metodo standard per misurare la qualità della vita, sembra siano iniziati nel XVII secolo in UK. A quel tempo, i landlords sentirono che era il momento di negoziare le tasse su una base di informazioni standardizzate,  quantitative e possibilmente più condivisibile con i tassati.
Nel XX secolo gli economisti si trovarono d’accordo sul metodo di calcolo inventato da Keynes per misurare il GDP (Gross Domestic Product, per noi PIL-Prodotto Interno Lordo). La discussione tuttavia rimase accesa, tant’è che solo nel 1991 gli USA adottarono il GDP come misura standard della generazione di ricchezza del Paese (reddito), cioè della crescita economica. A quel punto, tutti gli altri Stati seguirono.

Nei primi anni del terzo millennio, molti economisti si cimentarono nel tentativo di andare oltre il GNP/PIL  e di trovare un metodo per calcolare la qualità della vita con un insieme di indicatori non necessariamente riassumibili nel solo GDP/PIL.

L’OCSE pubblica periodicamente il rapporto interattivo OECD Better Life Index che confronta, su undici indicatori primari, i circa 40 Paesi partecipanti. Con il Regional/Wellbeing l’OCSE aumenta il dettaglio fino a confrontare le quasi 400 Regioni e alcune Città.

Al momento della stesura di questo articolo il nostro Paese si trova al 24° posto, un po’ sotto la media. L’analisi How’s Life in Italy espone riassuntivamente le nostre forze e le debolezze.

Anche l’ONU si è mossa nel tentativo di trovare una misura di riferimento mondiale della qualità della vita. In testa a questo post si trova lo schema di riferimento dell’Italia rispetto ai 17 goal chiamati SDG.

Talvolta i dati ci sorprendono a causa della grande differenza fra la misurazioni standard e percezioni. Per esempio, l’indicatore «sicurezza» posiziona l’Italia fra i luoghi più sicuri al mondo. Sul versante opposto, il Paese che ha prodotto le basi della cultura attuale (luoghi, monumenti, arte e scienza), si posiziona dietro ai più negli indicatori «education».
Le informazioni quantitative e comparate innalzano l’Italia, ma anche la umiliano. Spesso a causa della cattiva qualità dei media tradizionali e specialmente dei social che non sempre hanno l’intento di informare. Troppo spesso ricercano, o addirittura costruiscono, fakenews per spingere le vendite o, più frequentemente sui social, per sostenere cause e comportamenti antagonisti e violenti.

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