# Global polity: la granularità aumenta, gli Stati perdono peso e rimpiccioliscono

Prima dell’idea di «global polity»

Una sottile pellicola avvolge la Terra. Un paio di chilometri su poco meno di tredicimila di diametro. Come una muffetta tenace, forse un po’ puzzolente e fluida, gli esseri umani hanno occupato quel misero spazietto.
Gli antropologi raccontano che per molti secoli le tribù hanno vagato, in cerca di cibo, sulle superfici solide e forse anche navigato su quelle meno solide, senza mai fermarsi troppo a lungo. Dieci-dodicimila anni fa scoprirono che il cibo si poteva coltivare. La rivoluzione agricola trasformò i nomadi in stanziali. Non c’era un gran vantaggio individuale in questa scelta. L’altezza media diminuì, la salute perggiorò sia per gli effetti di una dieta meno varia, ma specialmente per l’insalubrità dei villaggi colmi di immondizie e scarti di tutti i tipi. C’era però un gran vantaggio della specie che si moltiplicò enormemente.
La stanzialità e la crescita demografica generarono l’esigenza  di darsi regole di convivenza più complesse. Così nacquerò le prime forme di governo. Le comunità organizzate funzionavano più efficientemente e crearono le condizioni, forse l’esigenza, per aggregazioni sempre più grandi. Gli storici stimano che la le comunità organizzate prima si moltiplicarono molto e poi si accorparono:

1000 simil-stati nel XIV secolo
500 nel XVI secolo
350 nel XVIII secolo
25 nel XX secolo
e poi la grande svolta.

Pare che il motore aggregatorio sia stato il modello socio-economico predatorio (a somma zero) il cui fattore di successo principale era la capacita di annettere i vicini, tassarli con una pesante patrimoniale una tantum (il bottino di guerra) e poi imponendo una tassa annuale. Gli ingegneri romani furono maestri nel perfezionare il modello di crescita a somma zero bellico-fiscale.

Il secolo degli psicopatici: il ‘900

In questo percorso furono in molti a tentare la via della global polity sulla base del modello imperiale a somma zero. La maggior parte però fallì perchè il modello economico a somma zero aveva in sè limiti insuperabili; per esempio il numero di territori limitrofi redditizi. Ci provarono i romani, Carlo Magno, Carlo V ed altri. Solo uno di quelli è ancora in vita: l’impero cinese.
Nel corso dei due secoli della rivoluzione industriale gli imperi avevano sfruttato l’incredibile sviluppo del capitale di conoscenza e perfezionarono il modello a somma zero aggiungendovi una fitta rete di infrastruttur e di scambi di conoscenza oltre che di merci. Tentando una sorta di simbiosi ecomica mitigando la natura parassitaria dell’antico modello a somma zero. 
Già dall’inizio del ‘900 però alcune popolazioni avevano inutito, prima ancora di avere capito, che il modello a somma zero non funzionava. Forse perchè per due secoli avevano sperimentato il nuovo modello a capitale di conoscenza crescente sul quale si fondava la rivoluzione industriale.
Poi arrivarono i ritardatari. Quelli che non avevano capito la Storia e l’economia. Insomma una vicenda di ignoranti e di psicopatici che raggiunse il suo culmine con la Seconda Guerra Mondiale. Anche loro finirono nel disastro, salvo i residui malandati dell’Unione Sovietica. La Cina intanto cambiava pelle adattava il vecchio modello alla nuova situazione globale.

La rivoluzione industriale, non ostante la fortissima resistenza dei poteri imperiali, diede energia e mezzi alla società umana che invertì quasi spontaneamente la tendenza alla concentrazione degli stati.

A metà del ‘900 gli Stati erano già raddoppiati diventando 50.
Anche a causa del pessimo lavoro fatto dagli psicopatici, negli anni 50 del ‘900 gli imperi erano gia quasi del tutto frantumati. A cavallo del 2000 gli Stati erano ormai 200 circa.

Non è finita

Il conteggio non tiene conto delle autonomie interne, cioe delle varie forme di federazione come la Svizzera, gli USA, la Germania, il Regno Unito. Al momento e più difficile che nel passato definire il concetto di indipendenza politico amministrativa di molte comunita organizzate. Sia perche alcuni poteri vengono trasferiti alle comunita subordinate sia perchè gli Stati tendono a cedere potere agli organismi sovranazionali come il FMI, il WTO, ecc.. L’Europa più velocemente di altre entità.
Inoltre, a giudicare dallo stato corrente delle relazioni fra Stati e le loro regioni e province, il processo di frantumazione non sembra finito.

La popolazione umana ininterrottamente cresce, modifica la propria organizzazione socio-economica (global polity) indipendentemente dalla volontà dei governi degli Stati e talvolta li travolge. È successo con gli imperi coloniali per abbattere i quali sono state necessarie ben due guerre mondiali. Non tutti però hanno inutilmente e stupidamente resistito al cambiamento, alcuni lo hanno accettato e incorporato: l’esempio positivo più grande è stato il Regno Unito che si è ritirato senza troppe guerre, e quindi con poche vittime,  dando vita contemporaneamente al sistema associativo Commonwealth.

Siamo in un periodo di nuove sfide che aprono la strada ad una nuova global polity? Con forme di democrazie più evolute?

Dopo decenni di pace e di miglioramento della qualità della vita, in una situazione di stanchezza del modello democratico, sembra il momento giusto per un buon aggiornamento dei modelli di governance democratici in direzione di una ulteriore cessione del potere dagli Stati verso il basso e verso l’alto. Nel caso non si dovesse procedere inn questa direzione, i rischi di un ritorno al passato aumentano.

 

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