Inflazione è sinonimo di «aumento di prezzo» e quando il prezzo diminuisce si ha la deflazione. Indipendentemente da quali cause producono tali variazioni.
La storia dell’inflazione inizia con l’invenzione della moneta. È qui che il baratto viene sostituito dal molto più comodo scambio fra merci/moneta e viceversa. Tutto si sintetizza in una semplice equazione:
Le proprietà di questa equazione sono inusuali, per esempio:
Ín questa statica immagine dello scambio, vale la pena di sottolineare che entrambe vendono e comprano contemporaneamente.
Se aggiungiamo un po’ di dinamica, vediamo che il valore di 100 Kg di patate potrebbe variare. Il prezzo che, qualche minuto prima, avrebbe potuto essere di 12 dobloni, ora invece viene stimato e concordato in 10 dobloni.
Cosa percepiscono le due dame?
La dama del disegno vede che le sue patate valgono meno: solo 10 dobloni per 100 Kg. Ieri ne valevano 12. Probabilmente pensa: «avrei potuto cercare di venderle ieri».
La dama del Pollaiolo può interpretare che i suoi dobloni sono aumentati di valore; infatti ne bastano 10 per comprare 100Kg di patate quando solo ieri costavano 12 dobloni. Forse pensa: «Meno male che li ho comprati oggi».
Sarebbe quasi così se il problema riguardasse una sola merce (le patate in questo caso).
Se da una parte il prezzo basso fa contento il compratore, dall’altra il produttore è sollecitato a chiudere bottega o a vendere altre merci dal prezzo più alto. La riduzione della quantità prodotta genererebbe una minore disponibilità di patate sul mercato e i prezzi tenderebbero a salire. Effetto faticoso, ma favorevole al produttore e meno al compratore.
Se la domanda continuasse a diminuire, si avrebbero due diverse traiettorie:
– Le patate non sono più richieste dal mercato e scompaiono, insiemeai loro produttori.
– I prezzi decrescono e si assestano molto in basso. Le patate diventano quindi «commodity» (vedere il ciclo di vita dei prodotti). Solo pochi produttori sopravvivono, quelli capaci di attrezzarsi per operare a prezzi bassi; tutti gli altri produttori scompaiono.
I compratori sarebbero comunque contenti di pagare prezzi descrescenti o bassi.
Insomma c’e chi ci guadagna e chi ci perde e tutti devono adeguarsi al cambiamento.
Se la domanda diminuisse per una larga parte delle merci, non saremmo in una mera evoluzione del mix di prodotti scambiati. Sarebbe invece un vasto fenomeno di riduzione generale della domanda inghiottita da un vortice (vedere la crescita, anzi la decrescita) che collega meno produzione = meno lavoro = meno reddito (PIL) = meno disponibilità economica per gli acquisti. Una pessima situazione per tutti.
Ripilogando:
– se la deflazione è singolare, cioè riguarda pochi prodotti è buona perche abbassa i prezzi dei prodotti commodity e spinge all’innovazione; alla fine i prezzi torneranno ad alzarsi,
– se invece è plurale, cioè riguarda la maggior parte dei prodotti è cattiva ed è sintomo di decrescita economico-sociale.
Come può essere la deflazione positiva se alla fine l’intera economia può ridursi a livelli estremi? In effetti la deflazione è uno stimolo all’innovazione. Dirotta risorse da prodotti ormai non più apprezzati ad altri con prezzi più alti. Però se la deflazione assume
In effetti tutti si danno da fare per produrre a prezzi inferiori e così battere la concorrenza. I generale, i miglioramenti di efficienza sono il risultato dell’innovazione tecnologica, cioè di un più grande capitale di conoscenza. Non si può che prendere atto che il destino di tutti i prodotti è quello di sparire o di posizionarsi su prezzi minimi e stabili nel tempo (commodity). Come mai invece l’economia continua a crescere nonostante la sempre maggiore efficienza e riduzione dei costi? Perchè tutti, come il produttore di patate di cui sopra, appena vedono che i loro prodotti non rendono più abbastanza, si dedicano a produrre altro di maggiore prezzo e margine, spesso si tratta di nuovi prodotti, anch’essi resi possibili dall’innovazione tecnologica e dal più grand e capitale di conoscenza.
Oppure
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[/et_pb_text][et_pb_image src=”https://civicum-lab.org/wp-content/uploads/2020/04/bilancia-inflazione-con.png” admin_label=”Prospettiva monetaria image” _builder_version=”4.4.3″ custom_margin=”0px|0px|0px|0px|false|false” custom_padding=”0px|0px|0px|0px|false|false”][/et_pb_image][et_pb_text admin_label=”Sono ancdata con 12 dobloni” _builder_version=”4.4.3″ custom_margin=”0px|0px|0px|0px|false|false” custom_padding=”0px|0px|0px|0px|false|false”]Sono andata al mercato con 12 dobloni per comprare le patate; ieri ne avrei comprati 120 Kg, oggi posso comprarne solo 100Kg.
Poiché la qualità delle patate è la stessa, vuol dire che il doblone vale meno.
Al mercato sono stati scambiati 1000kg come ieri, ma sono serviti ben 120 dobloni per comprarli tutti. Ho dovuto prendere, da quanto ho ricavato ieri, ben 20 dobloni in più per avere la stessa cosa. L’inflazione è cattiva.
Oppure
A parità di qualità delle patate e ad uguale domanda l’economia non cambia e nemmeno la qualita della vita, ma cambia il numero di dobloni necessari per acquistare la stessa cosa.
Crescono però i valori e le percentuali delle transazioni «monetarie»: per scambiare gli stessi prodotti/servizi servono più dobloni con i relativi costi di transazione, in relazione al tempo. Le riserve di ieri valgono meno delle riserve di oggi. Gli ordini di acquisto emessi oggi comprano a prezzi migliori di domani. Anche il lavoro comprato oggi, viene pagato meno di domani