Premesse
La parola «standard» deriva da stendardo: quel simbolo che identificava il Principe e tutti i suoi subordinati. Il Principe era il loro punto di riferimento. Era lui che determinava la «normalità» cioe la norma.
Nel tempo il concetto si è evoluto in «regola o norma valida per tutti» imposta dal Sovrano ai suoi subordinati. Per esempio le monete venivano coniate con forme e immagini prestabilite.
Con l’evolvere dei sistemi di governance, i Principi tendono a scomparire, ma non i comodi ed efficienti «modelli di riferimento» che hanno continuato a chiamarsi standard.
Si è anche capovolto il processo di progetazione e adozione degli standard. Ciò che un tempo era imposto dai Principi, ora tende, sempre più, ad essere liberamente e volontariamente adottato da coloro che ritengono di trarne un vantaggio, in generale quello di costi pù bassi.
Standard e confini
Nell’inarrestabile penetrazione dell’innovazione tecnologica, che non tiene in alcun conto i confini, gli standard sono oggi sviluppati dalle comunità transnazionali degli aventi interesse. Solo in seguito vengono recepiti quasi senza discussione dai parlamenti, dove ci sono, e dalle loro leggi.
Il fenomeno passa sotto silenzio, ma descrive la potente spinta inconsapevole e ingovernata verso la libertà di movimento delle cose, della conoscenza e delle persone.
I primi standard davvero globali
I Romani, magnifici ingegneri, hanno portato nel mondo l’incredibile efficienza prodotta dalla loro più formidabile invenzione: gli standard.
Fra questi, uno dei più duraturi è probabilmente lo scartamento ferroviario[1], in anticipo di millenni sulle locomotive. Fin da tempi lontanissimi le persone e gli animali percorrevano i lunghi e lenti sentieri della Terra. I Romani però volevano trasferire velocemente gli eserciti e i loro carichi pesanti a centinaia, migliaia di chilometri di distanza. Inventarono così le strade standard.
Una rete che andava dal Pakistan a Finisterræ:
Anche in questo caso i Romani più che inventare normalizzarono l’esistente [3] :
Lo standard civile: il Diritto
Gli ingegneri Romani non solo uniformarono i carri e le strade, ma anche i comportamenti dei cittadini con il più Grande Standard Civico del mondo: il Diritto.
Pare che il Diritto scritto sia stato inventato da Hammurabi intorno al 1700 a.C.
Una volta ancora i Romani non inventarono molto, ne fecero però uno standard (la Pax Romana) la cui applicazione era garantita da un apparato giudiziale il cui funzionamento era ovunque lo stesso.
Altri memorabili standard
L’invenzione degli standard fu probabilmente il più grande contributo mediterraneo all’occidente e sopravvisse anche dopo la caduta dell’Impero. L’Europa raccolse il testimone e produsse altri standard meravigliosamente efficaci e duraturi. Per esempio, i caratteri di questo post, dei libri, dei giornali, di qualsiasi scritto occidentale sono tutti direttamente derivati dalle «caroline», le lettere che Carlo Magno volle standardizzare per rendere gli scritti ufficiali comprensibili a tutti.
Lo stesso accadde per la lira (la libbra d’argento) che era l’unità di misura del denaro valida ovunque (alcuni ricordano ancora la lira sterlina, la lira turca, ecc.).
Gli standard e la conoscenza
sono strumenti essenziali per le governance, non solo per il Diritto che le fa funzionare, ma anche perche facilitano:
——NOTE——
[1] Lo scartamento ferroviario è la distanza fra i binari (mediamente 1,435m)
[2] Il principio granulare «chi-ci-sta-ci-sta» è una emergente forma di democrazia non sempre gradita agli Stati, anche quelli democratici. Nella maggior parte dei Paesi l’idea di Stato è ancora fondata sul principio della totalità: le sue delibere devono essere rispettate da tutti, anche se inadatte alle caratteristiche degli specifici luoghi di applicazioni (bacini di utilizzatori), e inoltre non c’è limite a cosa lo Stato centrale possa deliberare. Ormai gli Stati sono stretti fra i Cittadini e le organizzazioni sovranazionali, ma ancora vanamente tentano di recuperare l’assoluta sovranità di un tempo