Il cellulare e la governance

Cosa c’entra il cellulare con la governance?!

Il dibattito impazza fra i media in tema di cellulare a scuola. È il loro mestiere.

Pare invece che ai Cittadini non interessi un gran chè; già intravvedono, anche stavolta, il modo di evitare ogni regolamentazione e relative conseguenze.

Come sempre il governo e i partiti sono volutamente confusi e vaghi sulle «risoluzioni». Essere chiari è divisivo e si perdono voti. Quindi meglio «vincere» facendo passare una legge dai confini incerti, che prendersi la responsabilità della chiarezza e perdere voti.

Vedremo dove porta la normale inconcludenza e complessità legal-burocratica del consolidato modus operandi elettoral-partitico.

Un’altra occasione persa?

Spiacerebbe se si perdesse un’occasione di miglioramento; qui di seguito alcuni esempi.

  • La governance – Il un Paese democratico dovrebbero essere i Cittadini a decidere. Invece la maggior parte dei partiti invoca un magico e onnipotente governo centrale che toglie le castagne dal fuoco ai Cittadini.
    Anche i Cittadini nulla fanno altro che a mugugnare senza conseguenze, come sono stati «educati» da molto tempo, e ad invocare la «responsabilità del capo», in pieno spirito autocratico.
    Allora ecco due domande:
    a) Perché in merito non decidono i Cittadini che usano quelle scuole insieme alla governance delle specifiche scuole?
    b) Perché quelle decisioni, che nessuno vuole, non verrebbero rispettate dalla governance del Paese, alla faccia della democrazia?
    Come al solito tutti a bla-bla-blamentarsi e nessuno a risolvere.
    Il mondo è sempre piú complesso e saper decidere è elemento di sopravvivenza fondamentale.
    La scuola prepara a «saper decidere»? Non sembra proprio. Nemmeno su temi piccoli e vicini al suolo.
  • La concentrazione – In un mondo super informativo, il saper decidere dipende largamente dalla capacità di mettere insieme gli ingredienti (informazioni) fondamentali ed essenziali sia per comprendere il problema sia per risolverlo. I giovani sono invece lasciati soli a trovare un metodo per prendere decisioni, uno che funzioni almeno un pochino.
    La scuola non serve ad insegnare a vivere insieme, ad imparare dagli altri e, piú avanti, a contribuire al capitale di conoscenza comune?
    Evidentemente no.
    Cosí una capacità essenziale come quella della concentrazione non solo non è sviluppata, con l’esercizio e con il metodo, ma addirittura viene cancellata dal linguaggio e dagli obiettivi della scuola.
  • La responsabilità individuale – A quanto pare il sentire dei Cittadini è impaurito dalla complessità del mondo, lo capisce sempre meno e, proprio questo, aumenta il terrore del non saper decidere.
    Il mondo si sposta verso veggenti, venditori di unguenti magici, salvatori della Patria, se-dicenti-onniscienti che con linguaggio banalizzante rassicura i terrorizzati. In cambio chiede, anzi, prende il potere osannato dalle folle instupidite.
    Che fine ha fatto la responsabilità individuale? Quella che dovrebbe essere alla base della democrazia?
    Nella paura e nell’ignoranza non esiste piú, ammesso che sia mai esistita.
    La scuola è del tutto inutile. Anzi, continua ad insegnare, con l’esempio, le teorie novecentesche che hanno portato a dittature e a guerre micidiali.

    Non siamo messi bene.
    Qualcuno comincerà a pretendere che certi aspetti di vita in comune nella scuola debbano essere decisi dalle famiglie invece che da governi lontani e perennemente preoccupati solo delle elezioni, umiliando il senso della democrazia?

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Il Ministero dell’Istruzione emana questa nota:
«Facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, è disposto anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico.

Le Istituzioni scolastiche provvederanno ad aggiornare i propri regolamenti e il patto di corresponsabilità educativa.

Circolare n. 3392 del 16 giugno 2025»

Non impone alle scuole di esercitare la loro capacità  gestionale e quella dei loro utilizzatori (le famiglie).
Non dice: le scuole del secondo ciclo di istruzione organizzino la loro attività includendo il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico.
Certo il «divieto» implica la sanzione verso chi rompe la regola.
Ma è anche chiaro che sono gli studenti a rompere la regola e non le scuole.
Quindi tutti tranquilli, non ci andrà di mezzo nessuno.

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