# Stabilità della governance – Davvero serve una legge elettorale perfetta?

La faziosa narrazione dei partiti

«La stabilità è data dalla legge elettorale».
Questo mantra è stagionale: inizia ad essere ripetuto a sfinimento in prossimità della percepita, se non programmata, caduta della legislatura.
Come diceva Mark Twain, le coincidenze vanno accuratamente pianificate.
Viene, infatti, il sospetto che la maggioranza uscente tenti di modificare, come ultimo atto, la legge elettorale per trarre il massimo del profitto dall’imminente ciclo di elezioni. Eventualmente con qualche acrobazia manipolatoria del risultato.
Non vi è memoria di dibattiti sulla legge elettorale all’inizio di alcuna legislatura.
I partiti, tutti, offrono all’elettorato una convincente illusione ottica che deriva da una tipica schizofrenia partitica:

  • da una parte i partiti, tutti i partiti, desiderano avere la più
    vasta maggioranza, possibilmente manipolando la legge elettorale, grazie alla quale possono restare al potere a lungo
  • dall’altra invece i partiti, quando sono all’opposizione, desiderano che sia possibile far cadere la legislatura in qualsiasi momento.
 

La battaglia è lontana dalle cose da fare per la qualità della vita dei Cittadini, la priorità è scalzare gli avversari per prendere il potere.

Siamo tutti umani, ciascuno con le proprie passioni; i «politici» hanno la passione per il potere.
La legge elettorale «giusta»

I sacerdoti degli algoritmi elettorali sono al servizio di questa o quella maggioranza, ma sostengono che il loro algoritmo è giusto, cioè equo e bilanciato. Ma se così è perche servono complicati algoritmi? È sufficiente che ve ne sia uno comprensibile per tutti e stabile nel tempo, così tutti si possono misurare sulla base di quell’algoritmo.

Altra domanda: perchè gli elettori, quasi tutti, sono irremovibilmente convinti che la caduta dei governi e delle legislature è provocata dalla legge elettorale. Quali sono i fatti causali a prova di questa informazione?
Non è più semplice prendere atto che il Parlamento cade perchè la maggioranza non sostiene più la sua stessa linea politica? Non è questo il processo decisionale a causa del quale cade la legislatura?
Semmai gli elettori dovrebbero ricordare che il Parlamento è stato eletto con una legge elettorale. Se gli esiti non sono stati di loro gradimento, perchè non si sono agitati fin all’inizio della legislatura? Perchè invece attendono l’approssimarsi della fine della legislatura per agitarsi e richiedere una nuova legge elettorale? Forse perchè ne invocano una favorevole alla maggiornaza uscente.
Che fine ha fatto l’idea di una legge elettorale equa? 
C’è aria di manipolazione informativa di massa.

Conclusioni e proposte
1) La forma organizzativa dell’amministrazione del Paese

La democrazia sembra instabile perchè è stata così concepita; lo é volutamente perché si fonda sulla sostituzione, a scadenze predeterminate, delle persone nei ruoli di decisione e di controllo. I vantaggi di questo sistema a rotazione sono numerosi e importanti. Fra di essi anche quello di evitare che si stabilizzino poteri perpetui, tendenti al dispotico, restii ad adattarsi all’evoluzione della societá. Inoltre nell’attuale contesto sociale in rapida mutazione, la rotazione aumenta la capacitá di adattamento e facilita il cambiamento. Non da ultimo, visto che è necesario guardare anche all’efficacia di altre forme organizzative, non possiamo non vedere che le rotazioni programmate eliminano processi successori sanguinosi. La democrazia pervedere la sostituzione dei leader anche se sono stati bravi. È un incentivo a non pretendere di restare sullo scranno del potere.
È un sistema molto più efficiente di quello tirannico.

2) Durata

I criteri, per definire una durata «adeguata», vengono propagandati dagli aventi diretto interesse a farsi eleggere e restare quanto più possibile al comando. Sono quelli che vogliono la massima durata possibile. I fattori da loro promossi sono tutti riconducibili a due soli che sembrano perfino validi:

  • La durata deve essere sufficientemente lunga per consentire alla governance di mettere in pista trasformazioni i cui effetti si possano materializzare nell’arco temporale del suo mandato.
  • La durata deve essere sufficientemente breve da poter sostituire i leader prima che diventino ingombranti.

Si tratta allora di trovare un punto di equilibrio sulle durate dei mandati.

Qualcuno ci aveva già pensato, e all’inizio, quando c’era poca esperienza democratica e le condizioni di contesto erano meno dinamiche, era stato stabilito che la durata della legislatura doveva essere di 5 anni e quelle dei governi altrettanto. Lasciando però ampi spazi per fare cadere l’una e l’altro a piacimento dei partiti.

Allo stato attuale, le legislature hanno avuto una durata media di poco inferiore ai cinque anni. Perchè allora ci lamentiamo della mancata stabilità? È successo quanto è stato previsto settanta anni fa.
La scontentezza potrebbe essere collegata alla percezione che 5 anni sono troppi ripetto alla dinamica del sentire dei cittadini. Se così fosse, si dovrebbe ridurre la durata, non  allungarla. Questo però non è un problema di stabilità. Non è nemmeno un problema e in ogni caso sarebbe un problema di eccessiva stabilità.
È confondente che i partiti sostengano che esiste un problema, peraltro di legge elettorale. Forse c’è, ma non sarebbe un problema di legge elettorale; sarebbe meglio essere più trasparenti ed espliciti sulle ragioni del malcontento o di un eventuale piano di cambiamento costituzionale.

3) Gli Esecutivi troppo brevi. Simul stabunt, simul cadent.
Ad una prima osservazione vediamo che i Primi Ministri hanno avuto durate (ripetizione di mandato) superiori a quelli dei loro ministri.  Forse che i Primi Ministri sono migliori dei loro ministri? Quei ministri che sono stati nominati proposti da loro e dai parlamentari (partiti)?
È un  fenomeno presente anche in altre democrazie, ma in Italia il fenomeno è stato molto più accentuato. Sottolineiamo però che ora i governi italiani tendono ad evitare di formarsi per cosiddetto «reimpasto» a cura del rinominato Primo Ministro.

È comunque pittosto bizzarro che i governi cadano; non sono sostenuti dalla maggioranza che li ha nominati? Non sarebbe più coerente se cadesse anche la legislatura? Se il Parlamento ha sbagliato a nominare i Ministri ed anche ad indirizzare l’azione di governo, deve pur riportare ai Cittadini le ragioni dell enuove idee (errori o proposte)?

In molti ~Paesi è così per tradizione, in altri per regolamento.
Una possibile soluzione potrebe forse essere la clausola: smunl stabunt. simul cadent; cioè la caduta contestuale di entrambi gli organismi. Potrebbe essere un disincentivo a disconoscere l’Esecutivo di cui il Parlamento ha la responsabilità. Forse sarebbe anche un incentivo a scegliere meglio i ministri e a indirizzarli meglio.
Sarebbe insomma anche un incentivo a creare condizioni di durata più lunga, comunque entro il limite massimo stabilito in Costituzione
4) Qualche caso di riferimento.
Svizzera

La legislatura dura 4 anni, così come il Consiglio dei Cantoni. I due rami del Parlamento,  congiuntamente eleggono 7 ministri (Esecutivo), che coprono a rotazione annuale ciascuna delle sette funzioni esecutive dello ~Stato. Pare sia piuttosto difficile che uno o più degli organismi citati cadano e siano richieste nuove elezioni.
È però importante tenere conto del fatto che la maggior parte del lavoro è fatto dai Cantoni. Il loro Parlamento e il loro Esecutivo cadono insieme, a scadenza.

USA

L’Esecutivo presidenziale dura 4 anni, ma il Parlamento cambia ogni due anni (integralmente la Camera e un terzo del Senato). Il sistema appare sbilanciato a favore del Presidente (Esecutivo); ma, se il Parlamento non lo sostenesse si potrebbero avere problemi di conflitto costante. Non è previsto che i tre organismi cadano fuori delle scadenze previste. È successo che in rarissimi casi il Presidente sia venuto meno (morte o dimissioni). In quesi casi la legislatura è stata portata a termine dal vice-presidente mantenendo tutto sui binari delle procedure.

Italia

Ha scelto la via della stabilità lunga (5 anni), ma teorica, mentre nei fatti l’instabilità è la regola base del sistema. Nei fatti, tutti gli organismi elettivi decadono a piacere, con il minimo sforzo. È consuetudine nel ~Paese che si dichiarino principi meravigliosamente perfetti, ma che nella pratica si faccia altro. Il pragmatismo che congiunge teoria, fattibilità, capacità di fare e rispetto delle scadenze è raro fra i Parlamentari.

5) Proposte

L’Italia potrebbe considerare i seguenti parametri:

a) 36 mesi di durata della legislatura.
b) 36 mesi di durata dell’Esecutivo
c) Simul stabunt, simul cadent.
d) se sono stati bravi possono essere eletti per un solo secondo incarico.
e) Le scadenze possono essere accorciate ulteriormente dopo dieci anni di sperimentazione.

L’effetto sarebbe di avere una stabilità programmata di ragionevole durata, non troppo dissimile da quella media attuale e ragionevolmente vicina alle durate e processi decisionali delle democrazie dell’Occidente. La stabilità moderata, ma certa, della governance porterebbe numerosi vantaggi, non ultimo quello di eliminare la competizione per far cadere l’Esecutivo già dal giorno dopo della sua nomina. Le energie liberate protrebbero, forse ottimisticamente, dedicate a risolvere le sfide sulla qualità della vita e non solo sulle battagliette televise fra partiti.

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