# Trasparenza: la sorella dell’accountability

La trasparenza è sorella dell’accountability, della reputazione e della verità; tutte richiamano al valore del rispetto degli altri e di sé stessi.
Peccato che una parola così rilevante per la rete delle relazioni umane sia stata svuotata dall’abuso, dalla ripetizione e dagli eccessi della retorica.
La trasparenza cessa di avere impatto concreto sulla realtà quando perde il senso pratico e la prospettiva di un miglioramento concreto della qualità della vita, per sé e per gli altri.
Serve equilibrio nella trasparenza, come in ogni altro comportamento.
È importate fornire il minor numero possibile di informazioni in modo da non abusare del tempo di chi ci dedica attenzione, ma sufficientemente chiare da mettere l’interlocutore in condizione di valutare, di decidere o anche solo di approfondire.
Uno dei modi per ridurre al «minimo necessario e sufficiente» le informazioni senza perdere elementi essenziali è quello di focalizzare la comunicazione su un solo argomento per volta, quello ritenuto di prioritario interesse per chi parla e per chi ascolta.

Se un amministratore pubblico volesse migliorare la sua reputazione, a scadenze programmate potrebbe rendere pubblicamente conto ai cittadini del suo operato per migliorare lo stato di almeno alcuni indicatori di qualità della vita.
Ad esempio, per la Lombardia, che è una delle aree più inquinate dei Paesi OCSE, il governatore potrebbe rendere conto dei progressi in materia di inquinamento.

Senz’altro i cittadini sono distratti da mille altre incombenze che si accavallano e si intrecciano confusamente in schemi che talvolta assomigliano ai disturbi dell’attenzione. A maggior ragione sarebbe bene mostrare coerenza e costanza nelle rendicontazioni, così che gli ascoltatori si abituino ad un aggiornamento efficace e costante. Questo metodo informativo aiuterebbe tutti a ragionare su elementi concreti e quantitativi diminuendo, nei limiti del possibile, fake-news o posizioni insostenibli. 

Meglio, forse, calendarizzare eventi istituzionali di informazione.
Nel Mondo sono in uso strumenti tipo: «lo stato della nazione». Nel nostro Paese però tali strumenti sono essenzialmente dedicati agli addetti ai lavori.
Ci chiediamo perché, per esempio, alla presentazione dell’anno giudiziario, l’Amministrazione della Giustizia non chieda anche ai tribunali di fare lo stesso entro la loro giurisdizione.
Forse recuperebbe quella credibilità e rispetto che ha progressivamente perduto con l’opacità e gli scandali.   

Il tema della trasparenza è vastissimo. Non ha molto senso, per esempio, che i siti delle amministrazioni pubbliche propongano ai cittadini valanghe di informazioni organizzate secondo le necessità interne delle PA. È naturale conseguenza che i cittadini, non trovando un facile accesso alle informazioni e ai servizi, abbandonino con frustrazione quegli strumenti inefficienti e oltre che molto costosi per i contribuenti. Le amministrazioni pubbliche non possono aspettarsi i cittadini passino molto tempo a cercare ciò che a loro serve. Si tratta di abuso, itellettuale e di fatto, del tempo e della pazienza dei cittadini.

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