Tutto interagisce con tutto, ininterrottamente.
Gli esseri umani hanno fatto della cooperazione un potente strumento per piegare la natura al servizio dell’uomo.
Come ogni strumento, la cooperazione può produrre valore aggiunto o distruggerlo.
Il prof. C.M.Cipolla, storico dell’economia a Stanford, ha inventato un modello «Allegro, ma non troppo» ed efficace per riconoscere i comportamenti che aggiungono valore da quelli che lo distruggono.
I dizionari sono piuttosto vaghi sulla definizione di stupidità e lo stesso accade per la parola intelligenza.
Tuttavia l’osservazione empirica ci porge l’evidenza che lo stupido agisce con decisioni imprevedibili, con rumorosa determinazione, senza alcuna consapevolezza dei danni irreparabili che provoca a sè stesso e agli altri.
Gli intelligenti al contrario producono benefici per sè e per gli altri.
Si tratta di un poderoso volume di 18×11 centimetri di circa 40 pagine. All’editore (Il mulino) dovette sembrare troppo conciso e obbligò l’economista ad aggiungere un preambolo preparatorio alla lettura. Non si può sottovalutare l’ironia toscana del Cipolla che inserì il saggio «Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del medioevo». Titolo di grande attrattività, emozionante quasi come l’elenco telefonico.
Col senno di poi peró, possiamo senz’altro affermare che il prologo è azzeccatissimo per introdurre il secondo ponderoso saggio: «Le leggi fondamentali della stupidità umana».
I due saggi sono raggruppati nel tomo «Allegro, ma non troppo» che, dopo quasi quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, continua ad essere ristampato.
La grafica in testa a questo post è talmente semplice ed auto-esplicativo che rende quasi inutili tutte le 40 pagine.
La classificazione in quadranti sembra proporre una narrazione semplice.
Al primo sguardo.
Poi però, scopriamo che lo schema si sfoglia strato per strato.
Senza il bisogno spiegare nulla, Cipolla rappresenta l’economia della società umana come il risultato delle interazioni fra sè e gli altri, nella prospettiva del punto proprio punto di vista. La società umana è una rete infinita di singoli individui e di loro società che interagiscono fra loro.
Gli assi dello schema esplicitano questo apparentemente semplice concetto.
Non solo, gli assi indicano anche il risultato delle interazioni: i benefici e i malefici.
La qualità, il valore e il costo dello scambio
Qui si entra nel vivo della questione: la più o meno sfumata preponderanza dei benefici o dei malefici in ciascuna area definisce anche i comportamenti che producono quelle categorie di risultati:
1) gli stupidi fanno danni a sé e agli altri (distruggono il proprio patrimonio e anche quello degli altri), spesso senza rendersene conto, ma irriducibilmente convinti di agire nel quadrante win-win degli intelligenti
2) gli sprovveduti: che hanno parecchio in comune con gli stupidi perché producono benefici per gli altri, ma danni a sè stessi. Qualche volta però sono volutamente sprovveduti, in caso di scelta consapevole potrebbero stare nel quadrante degli intelligenti; ma qui non si tratta di comportamenti morali, ma economici.
3) i briganti: anche questi hanno molto in comune con gli stupidi perchè trasferiscono valore, ma non lo creano: anzi il famoso «costo della transazione» contribuisce a erodere il patrimonio. In somma beneficiano sè stessi facendo danno agli altri, consumando un po’ di valore.
4) gli intelligenti: che producono benefici per sé e per gli altri.
Altre letture dello schema
Lo strumento può adattarsi a svolgere le più svariate analisi.
Per esempio, tracciando una diagonale da alto-sx a basso-dx si può riconoscere che al di sotto della diagonale il sistema economico è del tipo «a somma zero», quello primitivo tribal-tirannico-mafioso «porto via a te per far ricco me». Mentre al di sopra della diagonale, il modello economico è a valore aggiunto, tipico del mercato e delle democrazie: «opero per il mio beneficio, ma porto qualcosa anche a te, o quanto meno non ti danneggio».
Lo schema e particolarmente utile utile sia per valutare, in prima approssimazione, i comportamenti degli altri, ma anche a valutare e pianificare le proprie decisioni.
Stupiditá funzionale
In ampio accordo con quanto “allegramente” esposto da Cipolla, possiamo approfondire il fenomeno di una particolare forma di stupiditá: la stupiditá funzionale.
É correlata alle piú recenti scoperta relative ai meccanismi cognitivi.
Vale la pena di ricordare Dietrich Bonhoffer e il suo trattaello breve (32 pagine) ma affascinante «La stupiditá».
Un concetto cardine delle sue intuizioni sta nella stupiditá come rifugio dalla complessitá nel mondo.
Cioé la fuga in una caverna semioscura che sembra sicura: lo «sciamano che sa» e che salva l’umanitá, il veggente, l’oracolo, il dittatore che ci pensa lui, le scorciatoie, il semplicismo, il populismo e tante altre forme di fuga.
Non é una colpa o un difetto, ma é vero che molti, moltissimi non riescono a sopportare la complessitá crescente delle relazioni e dei processi decisionali.
In questo periodo di eccesso di informazioni, di velocitá estrema dei sistemi di eleborazione anche mediatica, con ampio usoi di mistificanti fakenews, il fenomeno é perfettamente visibile.
É necessario mettere ordine e rendere metodici i processi decisionali.
Dobbiamo linearizzare quei processi.
L’alternativa é il semplicismo e la sottomissione al bullo-dittaore del momento