Narrazione o affabulazione ? (gaslighting)

A quanto pare, tutto è narrazione e qualsiasi narrazione ha la stessa credibilitá.
Nella disciplina dei processi decisionali della pubblica amministrazione, e non solo, vorremmo invece sostenere che tutte le narrazioni devono convergere, entro un tempo ragionevolmente breve, su una sola narrazione: quella condivisa dalla maggioranza. Se non c’è convergenza, vuol dire che nessuna narrazione è utile, anzi è una confondente e pericolosa perdita di tempo e risorse.

Il caos avanza

Racconto, esposizione, descrizione, storia, resoconto, relazione e cronaca; cosí dice la Treccani, ma forse non è piú cosí. La narrazione è una parola antica e nobile che sta cambiando significato.
Recentemente è diventata una parola eccessivamente garbata (politically correct) che nasconde un greve racconto manipolatorio, mirato a spacciare falsitá e depistaggi. La parola piú vicina al significato corrente è «affabulazione», anch’essa troppo gentile.
L’italiano è una lingua che fatica ad aggiungere parole nuove. Colma la lacuna assorbendo parole straniere piú orientate a definire nuovi concetti. Come ad esempio gaslighting.

La verità è una, ma la si vede in tanti modi diversi

Poco piú di cento anni fa un grande pensatore ci ha insegnato che la verità dipende dal punto di vista. Ma tutti i punti di vista, coerenti fra loro, descrivono la stessa veritá.  Lo ha anche dimostrato nel suo linguaggio preferito: la matematica. La verità di cui parla si limita alla fisica. Insegnandoci anche che ciascuna disciplina della conoscenza ha bisogno di un suo specifico linguaggio.
Tutto ció si riflette anche nei processi decisionali nella disciplina dell’amministrazione della cosa pubblica?

La verità sfugge

Nessuno scienziato mai affermerà di conoscere la verità; probabilmente direbbe di conoscere qualche frammentaria verità che peró verrà presto sostituita da altre verità più plausibili.
Sembra che al  momento possiamo confidare solo su una verità, quella condivisa pro-tempore dalla maggioranza del gruppo.
Il grande pensatore, Rashomon e Babele ci mostrano il lato sconvolgente della veritá: la sua incertezza.

Arte  o magia nera?

La narrazione è una forma d’arte fra le piú nobili, piú affascinanti e piú utili. Purtroppo l’incertezza della veritá sovrappone parzialmente  l’ arte della narrazione e l’oscura arte della manipolazione; i confini sono molto sfumati.
La Treccani sembra consapevole del fenomeno: la narrazione è una forma di comunicazione argomentata tesa a conquistare consensi attraverso un’esposizione che valorizzi ed enfatizzi la qualità dei valori di cui si è portatori (vendita di un modello sociale), delle azioni che si sono compiute  e che si ha in programma di compiere (giustificazione), degli obiettivi da raggiungere.

Contenuto o contenitore? 

Lo strumento principe della «narrazione» è il linguaggio. Che a sua volta è strumento di condivisione dei sentimenti, del pensiero e della conoscenza.
Lo strumento (di trasporto) è contenitore per definizione. Muove parole e stringhe di parole, come vagoni ciascuno dei quali porta un significato. Non solo, il linguaggio è un metodo (regole) per combinare le parole. Il linguaggio è lo standard di comunicazione adottato da ciascun gruppo di persone per condividere, anche a distanza, la conoscenza e l’esperienza. Senza linguaggio comune, le persone non si capiscono.
Il fenomeno è noto da tempo. Per esempio nella Genesi viene ricordato che gli esseri umani vollero farsi dei costruendo l’altissima torre di Babele. Il Dio della Bibbia si irritó non poco. Ma non lanció saette e meteoriti sulla torre; semplicemente confuse le lingue degli uomini. Venne il caos; gli uomini smisero di capirsi  l’uno con l’altro, la società di Babele crollò. 
Ai nostri giorni c’è uno che lancia missili e confonde le menti con narrazioni incredibili che peró vengono credute. E non è il solo.

Sistema 1 o sistema 2

Secondo il piú recente modello di funzionamento della mente, il sistema 1 comanda la maggior parte delle innumerevoli azioni quotidiane, semplici o complesse, in modo automatico e inconsapevole. Reagisce alle variazioni del contesto molto velocemente, ripetendo atti che nel passato hanno funzionato con esiti positivi. Il sistema 1 decide e agisce senza scomodare la consapevolezza; semplificando potremmo dire che è un sistema emotivo che decide in base alla cultura propria e del gruppo di appartenenza. Dove per cultura intendiamo le infinite storie che stanno nella memoria e che non necessariamente sono coerenti fra di loro. Le ripetiamo senza troppo pensarci su, anzi proprio senza pensarci.
Il sistema 2 è invece per lo piú incapace di rispondere con sufficiente rapidità alle variazioni del contesto. È però  consapevole e «inventa nuove soluzioni-storie» da inserire nel sistema 1 per future reazioni  automatiche. Per esempio, come si fa a limare o a guidare un’auto.
Secondo questo modello, potremmo ipotizzare che la «narrazione-affabulazione» preferisce rivolgersi direttamente al sistema 1 evitando accuratamente di attivare il sistema 2. Cioè si rivolge alle emozioni e non all’intelletto. Cosí ci spiegano gli esperti come per esempio in questo post https://www.neurowebcopywriting.com/che-cosa-e-lo-storytelling/ 
Il sistema 2, quasi del tutto aggirato, probabilmente raggirato, si sente immerso « …  in un assordante ronzio che cancella ogni cosa lasciando passare soltanto messaggi superficiali…». È quasi completamente inertizzato.
Un esempio ispirato dall’articolo:
Premessa: un’azienda vuole promuovere una nuova auto. Secondo il modello S1/S2:
Approccio A:  Vedere le pubblicitá delle auto nei tempi andati. Cerca di parlare all’intelletto (S2) del consumatore descrivendo la realtà del prodotto (prestazioni, specifiche, ecc.).
Approccio B: Vedere le pubblicitá delle auto di oggi, cerca di parlare esclusivamente al Sistema 1. Sullo sfondo di uno splendido panorama, una bella ed elegante attrice siede a fianco di un attraente fusto che guida l’auto significando felicitá e indipendenza (da tutto e da tutti).
Chi vende di piú? Quello dei sogni o quello delle grigie informazioni?

Semplicitá e chiarezza non ambigua

Noi, che ci dedichiamo prevalentemente ai processi decisionali della pubblica amministrazione, vediamo il caos che avanza.
Bisogna proteggere ció che aiuta ad unire gli intenti.
Bisogna unire le risorse.
Questi non sono tempi per sottili virtuosismi narcisistici.
O forse sí ?!
Invece la retorica si fa affabulazione e frammenta la societá.
Il caos avanza.
Qualcuno lo cavalca sogghignando senza rendersi conto che il caos divorerà anche lui.
Bisogna fare in fretta, bisogna ritrovare un linguaggio univoco, rimuovere le ambiguità, evitare le psico-storie pericolose e stordenti.
Basta con le affabulazioni.
Ce la faremo?    

  • Commenti? Suggerimenti? Contributi? Scrivete a Scior.Carera@civicum-lab.org
  • Potete riprodurre, in parte o tutto, questo post riportandone il link e il logo C-LAB
  • Questo sito è in ricostruzione e aggiornamento. Perciò è continuamente modificato.Ogni vostro suggerimento migliorativo è più che gradito