# Conflitto di interessi: va bene, è la convergenza di interessi che preoccupa

È la convergenza di interessi che desta qualche preoccupazione.

In democrazia i Cittadini sono tutti diversi fra loro e sovrani. Come riescano a vivere bene insieme è il miracolo organizzativo delle Costituzioni-liberali1. La Legge di Riferimento regola pochi comportamenti fondamentali e lascia che ciascun ulteriore aggregato sociale (Società) regoli i propri comportamenti subordinati, quelli che i “soci” decidono di adottare.
La libertà sono quei comportamenti che non sono regolati da accordi e leggi.

È così che persone del tutto diverse fra loro possono avere la libertà di scegliere con chi stare sulla base degli interessi di ciascuno. Di più, ciascuno condivide con altri alcuni dei propri interessi dando vita e partecipando a più comunità contemporaneamente; ciascuna di esse sviluppa uno o più interessi di ciascun partecipante, ma difficilmente una sola società si prende cura di tutti gli interessi di un solo individuo e viceversa, difficilmente un individuo soddisfa tutti i suoi interessi entro una sola società.

Gli interessi complessivi di una singola persona non possono che essere in conflitto parziale con almeno uno dei comportamenti delle altre persone.

Dobbiamo però riconoscere che persistono situazioni in cui gli individui sono o costretti o scelgono di riconoscersi completamente in una sola società nella quale quasi tutti i comportamenti sono finemente regolati da un potere centralizzato e sacrale.
Noi Europei che da non molto tempo siamo usciti dalle tragedie del secolo degli psicopatici, sappiamo bene cosa è successo in quelle società tiranniche e continuiamo a vedere le tragedie umane in quelle che non ne sono ancora uscite.

Il conflitto di interessi non è una condizione da evitare, ma e lo stato naturale delle società democratiche dove le diversità sono motore di innovazione e di benessere. Il conflitto di interessi non è più occasione di scontro, tantomeno violento; ma è opportunità di scambio e di arricchimento.

Il riconoscimento della diversità, e del conflitto di interesse che ne deriva, è alla base della soddisfazione, spesso emotivamente entusiasmante, di far convergere le diversità su particolari aspetti comuni non divisivi.
C’è però il rischio, quando non si converge su qualcosa, che il conflitto si faccia serio, talvolta duro fino alla violenza.

La democrazia si basa sulla consapevolezza del rischio di conflitti parziali per la maggior parte risolvibili con l’impegno costruttivo delle parti.

Il conflitto quindi è uno stato naturale che non spaventa la società. Nonè del conflitto di interessi che dobbiamo preoccuparci, semmai dobbiamo trovare strade di convergenza (vedere a tal proposito il post Economia a somma zero).

Nemmeno la convergenza di interessi è sempre cosa positiva. Esistono convergenze molto pericolose: quelle che mettono a rischio il sano funzionamento delle democrazie.
Sono quelle che danno origine a gruppi omogenei di interesse che, formando una sufficiente massa critica, possono piegare la volontà dei singoli Cittadini o delle società più piccole.
Queste convergenze di interesse sono una regressione della democrazia verso comportamenti corporativi tipici delle forme di governance tiranniche.
Sono queste le convergenze di interessi che vanno ostacolate, ridotte all’ improduttività. Non i naturali conflitti di interesse, sono questi tipi di convergenze, che si devono temere.

Il mafioso che ricatta il negoziante costringendolo a pagare il pizzo, è una convergenza di interessi, se forzosa e pericolosa per il negoziante, ma poi anche di tutti gli altri che, a loro volta, saranno sopraffatti dalla prepotenza di pochi sui tanti.

Più strisciante è la convergenza di interessi, più è difficile riconoscerne la pericolosità e restarne fuori e respingerla. Il diavolo ci si avvicina con le sembianze della brava persona che tende la mano per aiutare.
Se è troppo allettante perchè gratuito, come minimo è un debito da restituire. 


WIP

 

Uno dei principi caratterizzanti delle democrazie liberali è che ogni cambiamento deve produrre benefici per tutti i partecipanti, o quantomeno non deve produrre danni non risarcibili a nessuno. L’applicazione di questo principio è complicata perché dipende da due fattori molto incerti:

  1. manchiamo di un algoritmo, di un metodo di calcolo, che consenta di individuare chi ci guadagna e chi ci perde
  2. le negoziazioni fra le parti son necessariamente complesse.

Ma più di tutto manca la consapevolezza civica che se non si riesce a trovare un compromesso equo sul cambiamento non resta che uno status quo litigioso, immobile, inefficace, declinante.

Ben venga invece l’enfasi positiva e crescente sul conflitto di interessi. Assistiamo in questi giorni a proposte e sperimentazioni sul sistema fiscale che pone fornitore e cliente in conflitto di interesse sull’emissione degli scontrini e delle fatture. La convergenza ad esternalità negativa esiste perché vi è una ovvia convergenza di interesse fra fornitore e cliente nel evitare di pagare (entrambi) costi addizionali (le tasse). Il conflitto di interesse invece facilita comportamenti fiscali civici, cioè a favore di tutti, ma necessariamente non dei due coinvolti. Come si fa a superare quest’ultima barriera alla convenienza generale? Non vi è che una soluzione: che l’arbitro (lo Stato) giochi pulito, che gli Amministratori Pubblici non siano parte attiva di convergenze di interesse personali e di categoria, che tenga per sé il minimo (massima efficienza trasparentemente dimostrata), che fornisca servizi veri e non fittizi come la RAI.

——NOTE——

 

1 Le Costituzioni liberali non sono una categoria politica, ma sono una categoria organizzativa. Negli ultimi due tre secoli sono state sperimentate diverse forme di Costituzioni, nei regni costituzionali, in forma di Costituzioni socialiste o comuniste, mentre ora si affacciano tentativi di democrazie dirette. Statisticamente parlando, nel presente la maggioranza delle popolazioni aspira alle Democrazie liberali, forse anche perchè le altre forme di democrazia non si sono dimostrate adeguate e non hanno resistito, mentre altre, quelle dirette, non hanno ancora avuto modo di dimostrare di funzionare meglio.

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