I Cittadini Italiani, con il referendum monarchia/democrazia, hanno scelto di dare al ~Paese Italia una forma di governance ispirata al modello democratico.
Putroppo, pare che non esista un «modello di governance democratico» di riferimento.
Qui ne proponiamo uno; in attesa che qualche istituzione internazionale lo definisca.
Pragmaticamente ricaviamo il modello di riferimento pro-tempore dall’osservazione dei comportamenti considerati democratici contrapposti ai comportamenti tirannici.
[Art. 1]
Citazioni [94 volte, Art. 139]
Ci poniamo la domanda: «Realizziamo la Costituzione?».
Per realizzare bisogna capire quanto della Costituzione deve ancora essere realizzato.
A tal proposito ricordiamo che alcuni costituzionalisti ritengono che le istituzioni previste dalla Costituzione sono già state realizzate. Da questo punto di vista possiamo quindi affermare che la Costituzione è stata completata.
Noi però abbiamo la consapevolezza che la Costituzione è il documento che fornisce una visione, anche se parziale, e un modello di governance che si presume tenda a produrre i benefici immaginati nella visione. In concreto siamo convinti che le Amministrazioni Pubbliche abbiano il compito prioritario e fondamentale di migliorare costantemente la qualità della vita dei Cittadini. Da questo punto di vista la Costituzione è tutt’altro che realizzata.
Osserviamo anche che vi sono due categorie di misurazione. L’uno che tende a verificare se il modello organizzativo applicato in ciascun ~Paese è coerente con il modello teorico di democrazia. L’altro se il modello di governance applicata produce effettivamente i benefici attesi dai Cittadini.
Sulla prima categoria, potremmo chiamarla categoria dei meta-sistemi, prendiamo atto che non esiste un modello teorico di democrazia. Lo stesso concetto di democrazia evolve. Perciò, qualsiasi sia il modello di riferimento, non può che essere dinamico. In somma, si tratta di trucco retorico che nasconde il fatto che il sistema statistico stesso rappresenta un suo specifico modello di governance. Niente di male, basta saperlo e tenerne conto.
La seconda categoria, quella che misura gli effetti concreti sulla popolazione, sembra meno filosofico perchè lascia alla volontà dei Cittadini aggiustare il modello di riferimento a seconda dell’evoluzioine del contesto.
Per il nostro scopo di «Realizzare la Costituzione» preferiamo decisamente questo modo di misurare, flessibile e dinamico. Alla fine dei conti vogliamo che la qualità della vita migliori e non ci interessano i dibattiti filosofici, qualcuno direbbe ideologici, su quale sia il modello di governance migliore. Sono i risultati sul campo che contano.
L’Italia è una repubblica democratica …
Certamente, ma … quanto democratica?
Ci viene in soccorso il Democracy Index, pubblicato annualmente dall’Economist Intelligence Unit (EIU), che valuta lo stato della democrazia in 167 paesi sulla base di 60 indicatori raggruppati in 5 categorie principali:
Per quanto riguarda l’Italia osserviamo che, da due decenni, è stabilmente nella categoria delle “democrazie imperfette” (flawed democracies) con un punteggio complessivo di circa 7,58/10, collocandosi al 37° post
Possiamo essere orgogliosi dei punteggi sul processo elettorale e sulle libertà civili. Mentre, come sempre, la governance deve lavorare con impegno per migliorare sulle tre categorie collegate al «funzionamento» della governance. Dovrerbbe sbloccare la caratteristica immobilità e iniziare a diventare un po’ più efficiente e dinamica.
Le principali debolezze sono:
È opportuno evidenziare che queste sono un misto di valutazioni per lo più sul funzionamento del modello di governance (istituzioni); sono mescolate indistintamente a qualche impatto reale sulla qualità della vita dei Cittadini.
Ecco l’elenco dei primi 40 ~Paesi; notare che di questi ben 30 sono OCSE. Il che rende i dati confrontabili; consolida l’idea che i ~Paesi OCSE sono effettivamente i ~Paesi della democrazia e della libertà individuale.
Ad integrazione, altri possibili indicatori sono: V-Dem, Freedom House, Bertelsmann Transformation Index, quest’ultimo confronto è particolarmente utile per misurare la qualità delle istituzioni.