Noi Cittadini Italiani abbiamo ricevuto dai nostri predecessori il diritto di chiamarci Cittadini Italiani.
Noi Cittadini Italiani siamo liberi e sovrani nel nostro ~Paese.
Noi Cittadini Italiani ci impegnamo, gli uni verso gli altri, ad immaginare e realizzare il futuro di quanto si trova entro, sopra e sotto i confini del territorio italiano.
Noi Cittadini Italiani siamo gli attori e i sottoscrittori della Costituzione.
Noi Cittadini Italiani ci impegnamo ad adeguare i nostri comportamenti alle regole di convivenza concordate nella Costituzione e nelle leggi che ne conseguono.
Noi Cittadini Italiani ci impegnamo ad essere fedeli alla Repubblica.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
[Art. 54]
Citazioni [Art. 3, Art. 4, Art. 17, Art. 18, Art. 48, Art. 49, Art. 50, Art. 51, Art. 54, Art. 59, Art. 75, Art. 102, Art. 117, Art.
118, Art. 135]
Indicatori
Tutte le Costituzioni democratiche affermano che i cittadini sono i decisori finali, i decisori di ultima istanza. C’è quella che inizia con il potente «We, the people»; altre dichiarano esplicitamente che il potere più alto risiede nel popolo. Anche la nostra Costituzione lo afferma, con un linguaggio non sempre di immediata comprensione: «la sovranità appartiene al popolo». In chiave pratica e organizzativa, possiamo dedurre che i cittadini si esprimono attraverso quella che chiamiamo Repubblica, ovvero l’assemblea di tutti i cittadini con diritto di voto.
Immaginiamo un’assemblea di decine di milioni di persone. Proporre e decidere su tutto, dettagli inclusi, è tutt’altro che praticabile. Man mano che aumentano i partecipanti, infatti:
Questa rilettura semplificata della Costituzione vuole far emergere i processi decisionali ed esecutivi che la rendono applicabile nella vita quotidiana. Per esempio:
L’immagine che segue espone alcuni degli strati del processo di nomina delle persone e degli organi della Governance del ~Paese.
Dipende dalla loro capacità di esercitare il proprio potere. Secondo la logica dei poteri e dei contropoteri, i cittadini potrebbero chiedere — con la dovuta determinazione — al Parlamento di restituire all’assemblea dei cittadini un più ampio spazio decisionale. Gli strumenti esistono già: i referendum, ma anche le aree di responsabilità delle amministrazioni subordinate (Regioni, Comuni, ecc.).
La Costituzione afferma che i cittadini sono sovrani, ma la ragione non è sempre esplicitata con chiarezza. Sono i cittadini stessi che, per mano dei costituenti, scrivono la Costituzione: perché allora è necessario ribadirne la sovranità? Forse si tratta solo di una scelta stilistica. Ciò che invece non si può ignorare è l’interesse dei contropoteri — Parlamento ed Esecutivo — a trattenere prerogative che, in democrazia, dovrebbero progressivamente essere restituite ai cittadini. È già avvenuto in molti altri Paesi, in particolare quelli nordici.
In sostanza, i cittadini possono esercitare un maggiore potere decisionale, ma solo se lo vogliono — e nei limiti del principio di eseguibilità.
Sul tema in questione, possiamo affermare che i cittadini riuniti in assemblea rappresentano il potere più forte, quello che domina tutti gli altri. Secondo il principio del check and balance, costituiscono anche un contropotere — per ora piuttosto limitato — rispetto agli altri organi della governance.
La Costituzione consente già ampi margini di maggiore partecipazione; resta da chiedersi se i cittadini vogliano davvero esercitare il loro potere.
Detto questo, al momento non sembrano emergere esigenze tali da rendere urgente una modifica costituzionale. In una prospettiva futura, si potrebbe tuttavia facilitare e ampliare progressivamente lo spazio di decisione diretta dei cittadini. Aggiornare la Costituzione gradualmente significa tenerla al passo con i tempi: è qualcosa di positivo. Per ora, però, non sembrano esserci le condizioni per sollecitare cambiamenti urgenti.
L’antichissimo modello organizzativo piramidale e verticale, tipico delle dittature, è di immediata e intuitiva comprensione. È evidente che le dittature sono in grado di prendere decisioni rapidamente — purtroppo, però, non nell’interesse dei cittadini.
Quel singolo decisore al vertice della piramide non esiste in democrazia. I ruoli sono, o dovrebbero essere, tutti a rotazione secondo scadenze prestabilite. I processi decisionali dovrebbero essere prevalentemente orizzontali, senza un «capo». Lungo quei processi — predefiniti — operano persone e organi che rappresentano poteri e contropoteri, negoziano e bilanciano opinioni e interessi, sempre alla ricerca di un compromesso: parziale, forse, ma equilibrato tra interessi diversi e talvolta contrapposti. In futuro, nuovi passi in avanti potranno produrre compromessi più efficaci, in linea con l’evoluzione del contesto.