# Successione: democrazia vs tirannia

La successione dei leader nelle tirannie e nellei democrazia

Nelle autocrazie il leader viene sostituito alla sua morte, naturale o violenta. Spesso avviene nel caos, senza altre regole che la violenza.

Nelle democrazie, il leader viene sostituito con processi preordinati, cioè ordinati e pacifici, in modi e tempi prefissati.
In democrazia il processo di successione dei leader è di gran lunga più efficiente e più rapidamente adattivo. È uno dei processi più distintivi delle governance di tipo democratico.

Il processo di successione 

La parola successione evoca e sintetizza il concetto di sequenza concatenata di eventi che trasferiscono beni e poteri da un cedente ad un ricevente.
Si tratta di cedere o di ricevere il Potere di trasformare beni tangibili e intangibili, come per esempio la società.
Usiamo la parola Potere e non la parola Diritto, perchè il Diritto esiste esclusivamente nelle democrazie.
Nelle tirannie tutto il potere sta nel Prìncipe che non ha alcun bisogno del diritto, anzi il Diritto è un ostacolo alla sua piena libertà di decidere e agire.

Esistono molte parole che specificano il tipo di transazione, ad esempio:
scambio, quando le parti si cedono reciprocamente beni che a loro giudizio sono equivalenti
donazioni, e sinonimi, quando il cedente è contento di liberarsi dei propri beni, senza contropartita
– appropriazioni, e sinonimi, quando è il ricevente che obbliga il proprietario dei diritti a cederli anche senza contropartita; in questi casi è molto probabile che la transazione si aviolenta e senza contropartita.
successione, è appunto una cessione che viene innescata ed eseguita secondo regole preordinate.

Meno rigidità, più rapida adattatività

Il modello di governance tirannia è stato, ed è ancora, il modello più diffuso al mondo. Nonostante implichi rigidità, lentezze e inefficienze non più coerenti con i ritmi dell’evoluzione e dello sviluppo della conoscenzaSolo a partire dalla seconda guerra mondiale la democrazia è diventata un modello di governance di riferimento. A tutt’oggi però è ancora un sistema minoritario.

Pochi Stati hanno adottato i processi decisionali più carattererizzanti delle democrazie. Il processo di sostituzione e scelta dei leader è uno di questi. 

L’accelerazione nella creazione e nello scambio delle informazioni produce inevitabilmente un maggior numero di cambiamenti oltre tutto veloci e distribuiti nell’intera società umana. Ne consegue una rapida e crescente complessità della società. I comportamenti umani diventano molto obsoleti già nel corso di una singola generazione. I sistemi di governance devono adottare metodi e processi di addattamento. In pratica devono moltiplicare i punti di decisione, aumentare la partecipazione di cittadini competenti, devono facilitare la rotazione delle persone competenti nei punti di decisione in modo da aumentare la probabilita di avere le persone giuste nel posto giusto.

L’inefficiente violenza si rimuove con la frequenza

In passato le successioni erano espressione dei rapporti di forza. Non era sufficiente che gli eredi avessero il diritto acquisito alla successione, dovevano anche dimostrare di meritarselo. Un erede subentrante debole e inefficace era quasi sempre causa di instabilità, di agitazione, di competizione violenta, accompagnate da distruttivi ribaltamenti e da guerre civili. Secondo il principio di meritocrazia, semplice ed efficace, quando il capo prescelto (l’erede) cominciava a dimostrare qualche incertezza, i pretendenti si facevano sotto e spingevano con tale determinazione che spesso era la loro stessa azione a provocare anzi tempo la morte capo, oppure il suo allontanamento forzoso. Rarissimamente il ritiro a vita privata poteva sostituire la tragicità del cambiamento. Questi meccanismi successorî sono la continuazione della millenaria esperienza tribale, del branco. Dobbiamo riconoscere che è stata una soluzione di governance «meritevole» di ineguagliato successo. Le democrazie però hanno trovato una soluzione successoria molto più efficacie ed efficiente. Certo, la democrazia ha meno esperienza. C’è chi dice ottocento anni (Magna Charta) ed altri solo duecento anni (Stati Uniti). Ma «qualche secolo» non è inesperienza. 

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