Dopo uno sforzo atto a produrre un cambiamento, il ricordo della propria azione è più difficile di quanto lo era al momento
Spendiamo più soldi quando il pagamento avviene in una condizione tale per cui non ci è possibile vedere fisicamente il denaro (ad esempio, tramite carta di credito)
Fenomeno cognitivo che ci porta ad essere maggiormente influenzati da quelle opzioni appartenenti ad un gruppo o una categoria più ampia, ritenendole come più facilmente verificabili
È noto anche con il nome di “Group attractiveness effect” ed è la tendenza a valutare come più attraenti le persone che sono in gruppo.
Le persone in gruppo ci sembrano più attraenti che prese singolarmente, come nel caso tipico delle ragazze pon-pon.
Più il numero di opzioni tra cui scegliere è elevato, più è complicato prendere una decisione
Dopo aver preso una scelta (come ad esempio dopo aver acquistato un certo prodotto) tendiamo a razionalizzarla a posteriori, focalizzandoci maggiormente sui motivi che la rendono positiva e giusta
Tendiamo a trovare dei significati, degli schemi ripetibili o dei pattern anche dove in realtà non esistono.
Vediamo pattern anche nella pura casualità, anche perché spesso osserviamo porzioni ristrette del mondo e dei fenomeni. (Illusione dello schema).
Tendiamo a supportare e argomentare a favore delle nostre idee e delle nostre decisioni passate anche quando è evidente che siano sbagliate
Tendiamo a supportare e argomentare a favore delle nostre idee e delle nostre decisioni passate anche quando è evidente che siano sbagliate
Più il numero di persone in stato di bisogno aumenta e più il nostro livello di empatia e compassione tende a diminuire.
La difficoltà di vedere le cose attraverso uno stato d’animo che non ci appartiene in quel momento, che condiziona anche la memoria.
Il nostro cervello tende a cercare (e spesso a trovare) conferma dei suoi pregiudizi e delle sue opinioni o convinzioni. A ciascuno di noi piace essere d’accordo con le persone che sono d’accordo con noi e ciascuno di noi tende ad evitare individui o gruppi che ci fanno sentire a disagio: questo è ciò che lo psicologo B.F. Skinner (1953) ha definito “dissonanza cognitiva”. Si tratta di una modalità di comportamento preferenziale che porta al bias di conferma, ovvero l’atto di riferimento alle sole prospettive che alimentano i nostri punti di vista preesistenti.
Il bias di conferma è un fenomeno cognitivo al quale l’essere umano è soggetto. È un processo mentale che consiste nel selezionare le informazioni possedute in modo da porre maggiore attenzione, e quindi maggiore credibilità, su quelle che confermano le proprie convinzioni e, viceversa, ignorare o sminuire quelle che le contraddicono.
Questo processo, se abilmente sfruttato, è uno strumento di potere sociale, in quanto può portare un individuo o un gruppo a negare o corroborare una tesi voluta, anche quando falsa. A tal proposito può farsi riferimento al concetto di argomento fantoccio. Vediamo ovunque segnali che confermano ciò di cui siamo convinti, forzando l’interpretazione se necessario.
Atteggiamento (simile al confirmation bias) che ci porta a testare unicamente la validità delle nostre ipotesi, evitando in questo modo di scoprirne un’eventuale infondatezza.
Piuttosto che confrontare più ipotesi, cerchiamo di confermare quella che abbiamo già a disposizione.
Tra due opzioni, tendiamo a ritenere la più specifica delle due come più probabile rispetto a quella più generica.
Quando ci immaginiamo le persone in un certo modo, ci sembra più probabile che abbiano un insieme di tratti tipici piuttosto che uno solo di questi tratti. Colpa dell’euristica della rappresentatività.
Preferiamo mantenere la posizione presa aggrappandoci al nostro personale punto di vista piuttosto che riconoscere la validità di nuove prospettive e nuove informazioni
Quando ricordiamo alcune nostre idee o alcuni vecchi comportamenti avuti nel passato, tendiamo a modificarli inconsciamente rendendoli coerenti con ciò che crediamo e facciamo ora.
Tendenza a ricordare in modo errato di propri comportamenti, atteggiamenti o opinioni passati, in modo da farli assomigliare a propri comportamenti, atteggiamenti, opinioni presenti
Un’informazione errata data al soggetto prima del richiamo di un evento, porta a delle modifiche nel ricordo che tendono ad essere coerenti con l’informazione errata.
Attività passate vengono ricordate più velocemente e/o più accuratamente se, al momento del recupero, ci si trova nello stesso contesto dell’attività in questione (ad esempio, ricordi collegati al proprio lavoro, vengono ricordati peggio se si è a casa)
Le informazioni false e le fake news, sebbene vengano ufficialmente screditate da dati oggettivi e inequivocabili, tendono a persistere nella nostra memoria influenzando la realtà di chi subisce questo effetto: è più facile convincersi che un certo dato sia vero rispetto a indagarne la fondatezza.
Difficile smettere di credere a notizie che davamo per certe, anche se ormai ampiamente smentite.
Vediamo più facilmente i difetti degli altri. Per questo è probabile che chi legge questo articolo pensi che i bias cognitivi non sono un suo problema.
Quando paragoniamo due o più cose (implicitamente o esplicitamente, in modo più o meno simultaneo) tendiamo a esaltare le loro differenza, influenzando così il modo in cui facciamo esperienza di determinate loro caratteristiche.
Se mangiamo un cibo aspro dopo uno dolce, ci sembrerà più aspro di quanto non sia in realtà. Perché due stimoli ravvicinati e diversi possono amplificarsi a vicenda.
Crediamo più facilmente alle cose che ci fa piacere sentire. Spesso viene messo in correlazione con la segnalazione di fenomeni paranormali, gli oroscopi e le previsioni del futuro.
Errore cognitivo che ci porta ad esprimerci limitando la nostra espressione di dispiacere o infelicità per evitare di offendere la persona o l’organizzazione con la quale stiamo interagendo
A volte crediamo che un’idea sia nata nella nostra testa mentre ci è arrivata da un’altra persona.
Quando impariamo qualcosa di nuovo, tendiamo a dare per scontato che quella nozione sia conosciuta e alla portata anche delle altre persone con le quali interagiamo.
Capita che ci si abitui talmente ad un linguaggio tecnico o accademico da dimenticare che la maggior parte delle persone non lo capiscono.
Courtesy bias (Bias della cortesia)
Errore cognitivo che ci porta ad esprimerci limitando la nostra espressione di dispiacere o infelicità per evitare di offendere la persona o l’organizzazione con la quale stiamo interagendo
Quando impariamo qualcosa di nuovo, tendiamo a dare per scontato che quella nozione sia conosciuta e alla portata anche delle altre persone con le quali interagiamo
È la sensazione che tutto stia inesorabilmente peggiorando.
Di fronte a una decisione da prendere, spesso optiamo per l’opzione di non agire affatto, mantenendo lo status quo inalterato e tralasciando le varie opzioni che, invece, prevedono un cambiamento
È un approccio che tendiamo a sviluppare quando assistiamo ad una disavventura e vogliamo difendere noi stessi o le persone a noi care: questo fenomeno è caratterizzato dall’utilizzo di una serie di paradigmi cognitivi di autodifesa che ci portano ad attribuire la colpa agli individui meno simili a noi.
In caso di eventi con conseguenze gravi attribuiamo maggiori responsabilità a chi li ha causati, soprattutto se hanno fatto qualcosa che non fa parte delle nostre abitudini.
Preferiamo pianificare e stabilire obiettivi per gli aspetti meno importanti della nostra vita che per quelli che hanno un grande impatto.
È quel meccanismo per cui ci viene più facile spendere 5 banconote da 10€ piuttosto che una da 50€.
Lo stato affettivo collegato a ricordi spiacevoli si attenua più rapidamente di un affetto relativo ad un ricordo piacevole.
Quando dobbiamo confrontare due cose simili e in modo simultaneo, tendiamo a focalizzarci maggiormente sulle loro differenze rispetto a quando le confrontiamo in momenti od occasioni diverse.
Un’opzione può interessarci quando è l’unica e non interessarci più quando se ne aggiunge una che ci sembra migliore.
Abbiamo bisogno di certezze. I dettagli che confermano le nostre opinioni catturano la nostra attenzione, quelli che le mettono in discussione ci sfuggono.
Considerato che le emozioni negative tendono ad avere il doppio dell’impatto emotivo rispetto alle emozioni più piacevoli, immaginare un evento negativo (dread) è molto più impattante emotivamente rispetto ad immaginare un futuro evento positivo
Le persone meno competenti tendono a sopravvalutare il loro livello di conoscenza e bravura, mentre più si diventa esperti in un determinato campo, più si diventa consapevoli di quanto, in realtà, ci sia ancora molto da scoprire e imparare.
Più conosciamo un argomento e più ci sembra di aver ancora tantissimo da imparare. Meno ne sappiamo e più crediamo di saperne abbastanza.
Memorizziamo gli eventi dolorosi dando poca importanza al tempo: se il dolore impiega molto a passare possiamo classificare l’esperienza come più dolorosa, ma fondamentalmente ci ricordiamo solo della fine e del picco.