BIAS: N-P (Elenco delle distorsioni cognitive)

Naive allocation (Allocazione naive)

In economia comportamentale, è la tendenza istintiva a investire determinate risorse suddividendole equamente in più opzioni, senza fare alcun affidamento a modelli matematici o calcoli più razionali

Naive cynicism (Cinismo naive)

Tendenza a pensare che i comportamenti delle altre persone siano governati dall’Egocentric bias e per questo motivo non riescano a comprendere le nostre (giuste) opinioni.
Gli altri ci sembrano sempre più irrazionali di noi.

Naive realism (Realismo naive)

Paradigma cognitivo che ci porta a pensare che la percezione della realtà sia esattamente veritiera così com’è, senza alcuna distorsione

Negativity bias (Bias della negatività)

Ciò che possiede delle caratteristiche che riteniamo negative tende ad avere un impatto maggiore sul nostro stato d’animo rispetto all’impatto che può avere ciò che per noi è, invece, positivo. Comporta un’eccessiva attenzione rivolta verso elementi negativi, che vengono anche considerati come i più importanti. A causa di questa distorsione cognitiva, si tende a dare maggior peso agli errori, sottovalutando i successi e le competenze acquisite ed attribuendo così una valutazione negativa alla prestazione.
Alla nostra mente piace di più soffermarsi sulle cose negative che su quelle positive.

Neglect of probability (Negligenza della probabilità)

Nel processo di decision-making, è la tendenza ad ignorare o sminuire i rischi di una certa opzione di scelta.
Il nostro inconscio non capisce le statistiche, quindi facciamo scelte in funzione di diversi scenari trascurando la probabilità che ognuno di essi ha di verificarsi. Pensiamo di sapere quel che pensano gli altri. Spesso attribuiamo loro la nostra stessa visione del mondo e crediamo che pensino a noi quanto lo facciamo noi stessi.

Next-in-line effect (Effetto “prossimo in lista”)

Quando siamo in un gruppo in cui dobbiamo parlare uno alla volta in un ordine predeterminato e conosciuto, tendiamo a ricordare meno le parole di chi deve parlare proprio prima di noi.
Quando sta per arrivare il nostro turno di parlare o esibirci in pubblico, la nostra memoria funziona male. Ecco perché un attimo dopo esserci presentati a qualcuno ci rendiamo conto di non ricordarne il nome.

Noble edge effect (Effetto beneficenza)

I prodotti o i servizi di un’azienda nota per le sue attività benefiche tendono ad essere apprezzati maggiormente e quindi ad essere maggiormente richiesti sul mercato

Normalcy bias (Bias della normalità)

Bias cognitivo che ci fa sminuire le avvertenze di pericolo, convincendoci che le possibilità di eventuali problemi o addirittura, in certi casi, di disastri ambientali siano di gran lunga minori rispetto a quanto lo siano realmente.
Tendiamo a pensare che a noi non capiterà e non ci prepariamo ad affrontare disastri incombenti.

Nostalgia effect (Effetto nostalgia)

Pensare al passato in modo nostalgico tende a farci aumentare la nostra propensione a spendere

Not invented here (NIH) (Pregiudizio di proprietà intellettuale/Sindrome non inventato qui)

Paradigma cognitivo che ci porta a pensare (specialmente a livello aziendale) che le idee, i prodotti o i servizi inventati altrove o da altri siano meno efficaci rispetto a quelli che potrebbero essere sviluppati (o sono già stati sviluppati) da noi stessi.
C’è chi rifiuta a prescindere idee e prodotti che vengono dall’esterno, così come fanno le multinazionali che preferiscono sviluppare autonomamente tutta la tecnologia di cui hanno bisogno.

Observer-expectancy effect (Effetto dell’aspettativa dell’osservatore)

Bias cognitivo che si innesca quando i pregiudizi di un individuo influenzano i suoi comportamenti verso la persona che sta osservando (più o meno consciamente)

Occam’s razor fallacy (Principio di economia)

Il rasoio di Occam è un modello mentale molto popolare che ci spinge a fare e spiegare le cose nel modo più semplice. Tuttavia, il mondo e i suoi problemi si stanno rivelando sempre più complessi, da descrivere e da risolvere.

Omission bias (Bias dell’omissione)

Tendenza a reagire più intensamente e con maggiore astio a un’azione dannosa rispetto ad un atteggiamento di inazione altrettanto dannoso, ritenendola inoltre più grave anche a parità di condizioni o conseguenze.
Per bias di omissione si intende quella tendenza sistematica a preferire scelte che comportano l’omissione anziché l’azione, anche quando questo significa esporsi a rischi oggettivamente elevati. A questa conclusione sono giunti Ritov e Baron in un loro studio, in cui hanno condotto dei soggetti di fronte ad una situazione decisionale in un contesto di un’epidemia letale per i bambini. I partecipanti, prendendo il ruolo di genitori, avrebbero dovuto decidere se sottoporre i propri figli ad una vaccinazione (azione) o meno, sapendo che, in quest’ultimo caso, il rischio di morte sarebbe stato più alto. Molti soggetti si opposero alla vaccinazione, scegliendo la soluzione apparentemente tutt’altro che razionale. La spiegazione data dagli autori è la seguente: la paura di commettere una scelta errata, porterebbe i soggetti ad assumere una posizione passiva in modo da sperimentare un rimpianto minore qualora l’esito fosse la morte del bambino.
Bias molto attuale in questo periodo.
Nelle situazioni rischiose non agire e non scegliere può darci un’illusione di sicurezza.

Optimism bias (Unrealistic Optimism/Bias dell’ottimismo)

Errore di valutazione che ci fa credere di avere meno probabilità di imbatterci in un evento negativo e, per questo motivo, viene anche chiamato Unrealistic Optimism.
Neuroscienze e scienze sociali concordano nel ritenere l’essere umano più ottimista che realista, nonostante ci piaccia pensare di essere creature razionali capaci di fare giuste previsioni sulla base di valutazioni obiettive.
In realtà diversi studi hanno dimostrato che le persone sottostimano la possibilità di divorziare, di perdere il lavoro, di ammalarsi di cancro mentre sovrastimano la propria aspettativa di vita di oltre 20 anni. Questa tendenza a percepire il futuro roseo, anche paragonandolo al passato e al presente, è nota come optimism bias e ci riguarda tutti, maschi e femmine, giovani e non giovani, ricchi e poveri.
Certo è strano immaginare che tale atteggiamento mentale sopravviva anche in tempi di crisi economica e sciagure ambientali, ma la nostra mente se la cava immaginando un difficile futuro per la collettività ma non per noi stessi.
Molti di noi tendono a pensare che le cose andranno meglio di quanto è realistico immaginare.

Osborn

L’intossicazione con sostanze psicoattive diminuisce la capacità di richiamo di pattern di movimento dai gangli della base

Ostrich effect (Effetto struzzo)

È un errore cognitivo che si verifica maggiormente nel settore finanziario e consiste nell’esclusione e nel non tenere in considerazione le informazioni negative o i potenziali pericoli, mettendo la testa sotto la sabbia come uno struzzo, nell’inutile tentativo di proteggerci (da qui, deriva il nome del bias).
Preferiamo ignorare le informazioni negative e le notizie che ci disturbano.

Outcome bias (Bias di risultato)

Bias che emerge quando una decisione da prendere viene basata sul risultati di decisioni precedenti, senza però tenere conto di come quelle precedenti decisioni si siano evolute nel tempo (è simile all’Hindsight bias). Con “bias di risultato” s’intende la tendenza a rileggere il passato sulla base di conoscenze acquisite in momenti successivi che modificano la qualità della visione di quello stesso passato.
Giudichiamo una decisione giusta o sbagliata in base a ciò che è successo dopo o ad informazioni che abbiamo avuto solo successivamente.

Outgroup homogeneity bias (Bias dell’omogeneità di gruppo)

È la tendenza a vedere le persone non appartenenti al nostro gruppo (outgroup, appunto) come omogenee e dotate delle medesime caratteristiche, a differenza delle persone che fanno parte del nostro stesso gruppo (ingroup), che vengono viste come molto più eterogenee.
Ci sembra che le persone che appartengono ad altri gruppi abbiano più o meno tutte le stesse caratteristiche dettate dalla propria appartenenza.

Overconfidence bias (Bias dell’eccesso di fiducia)

Tendiamo a sovrastimare le nostre capacità e a godere di un’eccessiva fiducia nei nostri confronti e nelle nostre abilità.
Va bene credere in noi stessi, ma spesso sopravvalutiamo le nostre risorse.

Paradosso di Abilene

Può accadere che in un gruppo si prenda una decisione controproducente per tutti perché ognuno pensa che gli altri siano favorevoli (e non osa opporsi).

Part-list/Part-set cuing effect (Effetto di part-set cuing)

È il fenomeno controintuitivo per cui a volte è più facile ricordare una lista da zero piuttosto che a partire da alcuni suoi elementi. Il suggerimento di una parte della lista può inibire la memoria del resto

Pareidolia

È un bias cognitivo che coinvolge il senso della vista: è la tendenza a individuare forme ordinate in realtà disordinate, riconoscendo in oggetti o altri fenomeni a cui assistiamo delle somiglianze con ciò che più ci è familiare (ad esempio, il volto umano) – appartiene al fenomeno più ampio dell’apofenia.
La pareidolia è la forma visiva o uditiva dell’apofenia. Si è ipotizzato che la pareidolia combinata con la ierofania fosse d’aiuto nelle società antiche a organizzare il caos e limitare l’entropia al fine di rendere intelligibile il mondo.
È la distorsione che ci porta a vedere forme, volti e espressioni umane negli oggetti, nei paesaggi, nelle nuvole. 

Parkinson’s law of triviality (Principio di banalità di Parkinson)

Principio secondo cui i membri di una organizzazione tendono a dare eccessiva importanza alle questioni più banali, rendendo più complesse anche le decisioni più semplici

Peak-end rule (Legge apice-conclusione)
I ricordi emotivi delle nostre passate esperienze non corrispondono tanto alla media delle sensazioni che abbiamo provato, quanto principalmente al picco emotivo più estremo e al modo in cui abbiamo terminato quella certa esperienza. Ricordiamo soprattutto quel che abbiamo provato alla fine di un’esperienza e nella sua parte emotivamente più intensa.
Di un’esperienza, vengono ricordati meglio i momenti emotivamente intensi e il come si è conclusa

Peltzman effect

Per via del bias di compensazione del rischio, quando vengono resi obbligatori dei dispositivi di protezione aumentano i comportamenti rischiosi.

Persistenza di un ricordo

Ricordo consapevole involontario e indesiderato di ricordi, spesso traumatici. La presenza di questo processo è uno dei criteri diagnostici del disturbo post-traumatico da stress

Pessimism bias (Bias del pessimismo)

È la tendenza a sovrastimare la possibilità che eventi negativi si verifichino nella nostra vita, sottostimando invece la possibilità che accadano anche cose positive.
È il bias di chi pensa sempre che le cose andranno male.

Placebo-Nocebo effect (Effetto Placebo-Nocebo)

Quando pensiamo e ci convinciamo del fatto che una cosa ci faccia bene, il nostro corpo tende a reagire di conseguenza, tendendo a fare in modo che, effettivamente, ci faccia bene. Lo stesso vale anche con effetto contrario, quando pensiamo che una cosa ci faccia male (in questo caso, il bias prende il nome di Nocebo Effect)

Plan continuation bias (Bias della continuazione del piano)

Errore di valutazione che non ci permette di riconoscere che l’organizzazione iniziale di un determinato piano d’azione non sia più appropriata, considerati i cambiamenti e le variazioni avvenute nel corso del tempo

Planning fallacy (Fallacia della pianificazione)

Bias cognitivo che si verifica quando pianifichiamo: è la tendenza a sottostimare i rischi e l’effort richiesto (sia in termini di tempo, sia in termini di risorse da investire).
Siamo sempre troppo ottimisti quando dobbiamo stabilire quanto tempo serve per svolgere dei compiti.

Positivity effect (Effetto positività).

Invecchiando si tende a vedere il passato in una luce più rosea. Diventa più facile concentrarsi sugli stimoli positivi.
Il nostro subconscio non capisce la matematica e le statistiche, quindi semplifica e distorce numeri e probabilità.
Le persone anziane richiamano più facilmente i ricordi piacevoli che quelli negativi

Pregiudizi

Diamo per certe dicerie e luoghi comuni su cose o persone che non conosciamo.

Primacy recency effect (Effetto di priorità/primato)

Di una lista di item, vengono ricordati più facilmente gli elementi finali e quelli iniziali, seppur in misura minore. Gli elementi centrali sono quelli ricordati peggio.
Ricordiamo meglio l’inizio di un discorso rispetto alla parte centrale e lo stesso vale per gli elenchi.
L’effetto primacy consiste nel ricordare maggiormente ciò che accade nei primi istanti di una qualsiasi esperienza; l’effetto recency invece a ricordare ciò che avviene alla fine. Sono due bias dagli effetti molto evidenti ed efficaci.
Qualche esempio? Prova a immaginare il cameriere mentre legge il menù del giorno: le scelte solitamente si concentrano sui primi e gli ultimi piatti presentati. Questo comportamento può essere sfruttato dai ristoranti per vendere determinate proposte, quelle più costose.
Gli studi sull’effetto primacy risalgono al secolo scorso e hanno stabilito che quando l’attenzione è massima si registra la più alta memorizzazione.
Osserva queste due liste di parole e prova a notare le differenze date da questi effetti:

  1. 2.000 deceduti, 1.100 guariti, nuovi risultati ottimistici per una cura e un totale di 41.000 contagi

  2. 1.100 guariti, 2.000 deceduti e 38.0000 contagi attuali e nuovi risultati ottimistici per una cura.

La seconda versione di comunicazione inizia e finisce con dei dati positivi, per questo motivo la tendenza sarà quella di avere una percezione più positiva della notizia. I risultati sono affascinanti perché ad essere modificato è solo l’ordine di presentazione degli elementi, mentre le parole sono le stesse.

Grafico che rappresenta l’effetto primacy e recency

 

Processing difficulty effect (Effetto difficoltà di elaborazione)

I concetti che abbiamo impiegato più tempo a capire sono quelli che ricorderemo più a lungo.

Priming effect (Effetto priming)

L’esposizione a un determinato stimolo influenza la nostra reazione agli stimoli successivi senza che ce ne rendiamo conto (possono essere sia stimoli visivi, sia stimoli auditivi e verbali).
È l’effetto per cui un primo stimolo influenza il modo in cui recepiamo quelli successivi e addirittura il nostro atteggiamento. Dovendo indovinare la parola S_ _ P, chi poco prima ha sentito parlare di cena penserà a SOUP (zuppa), chi ha sentito parlare di doccia penserà SOAP (sapone). Allo stesso modo informazioni associate alla tranquillità possono farci agire in modo più rilassato. 

Pro-innovation bias (Pregiudizio dell’innovazione)

Effetto cognitivo che tende a farci generalizzare i benefici dell’innovazione, portandoci a pensare che ogni innovazione sia buona, senza valutare accuratamente i potenziali rischi.
Quando l’innovazione ci sembra buona a prescindere.

Projection bias (Bias della proiezione)

Paradigma cognitivo che ci fa pensare che i nostri gusti e le nostre preferenze rimarranno invariate nel corso del tempo.
Pensiamo che la maggior parte delle persone la pensi come noi. Questo errore cognitivo si correla al bias del falso consenso per il quale riteniamo che le persone non solo la pensino come noi, ma anche che siano d’accordo con noi! In sostanza è un bias cognitivo che ci indice a sopravvalutare la “normalità” e la “tipicità”.
Valutiamo gli eventi futuri in base alle emozioni del presente. Se sei stanco o di malumore e ti propongono di andare ad una festa tra due settimane probabilmente non apprezzerai l’invito.

Pseudocertainty effect (Effetto della pseudocertezza)

È l’illusione secondo cui un certo risultato sia più certo e facilmente verificabile di quanto lo sia realmente.
A volte decidiamo di compiere delle azioni perché diamo per scontato il loro esito positivo, anche se scontato non è.

Psicologia inversa

A volte tendiamo a fare il contrario di quel che ci suggeriscono e a formarci opinioni sulla base di puro spirito di contraddizione.

Pubblicazione

I ricercatori pubblicano di buon grado gli studi con risultati positivi, ma a volte preferiscono tralasciare quelli con risultati negativi.

Blackout/ Sulla punta della lingua/Effetto “ce l’ho sulla punta della lingua”.

Quando sappiamo di avere un’informazione in memoria ma non riusciamo proprio a tirarla fuori. Si ha quando viene rievocato parte dell’item o informazioni correlate allo stesso ma non si riesce a rievocare l’intero item. È caratterizzato da un senso di frustrazione. Si pensa sia una forma di blocco mentale dovuta all’interferenza prodotta dalla rievocazione simultanea di elementi con caratteristiche simili

Puritanical bias (Bias del purismo)

È la tendenza di alcune persone a pensare che un certo risultato indesiderato sia stato causato unicamente da un atteggiamento immorale e da una mancanza di autocontrollo

Pygmalion effect (Effetto Rosenthal/Effetto Pigmalione/aspettativa del soggetto/profezia autoavverante)

Viene anche chiamato Effetto Rosenthal (dal nome dello psicologo che per primo ne parlò) oppure “profezia autoavverante”: è l’effetto cognitivo che ci porta a conformarci all’immagine che le altre persone hanno di noi (sia positivamente, sia negativamente).
I ricercatori non possono fare a meno di condizionare i risultati degli esperimenti con le proprie aspettative. Allo stesso modo gli insegnanti influenzano i risultati degli allievi.

 

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