BIAS: G-J (Elenco delle distorsioni cognitive)

Gambler’s fallacy (Fallacia dello scommettitore)

È la tendenza a ritenere che un evento sia più probabile solo perché, in precedenza, altri eventi si sono ripetuti con una certa frequenza: se recentemente un certo evento è accaduto spesso, allora tendiamo a pensare che in futuro si verificherà più raramente (e viceversa).
Quel bias che ci fa pensare che un numero del lotto non estratto da tanto abbia più probabilità di uscire a breve, mentre le probabilità restano uguali ad ogni estrazione.

Generation effect (Effetto generazione)

Ricordiamo più facilmente le idee che abbiamo prodotto noi stessi rispetto a quelle che abbiamo appreso da altri. 

Giustificazione dello sforzo

Cerchiamo di allineare le nostre convinzioni per ridurre la dissonanza cognitiva, che ci provoca disagio e tensione. Per questo attribuiamo ad ogni risultato una valore proporzionale all’impegno che è servito per raggiungerlo.
Possiamo giustificare un sistema pur sapendo che è ingiusto, perché soddisfa dei nostri bisogni profondi, come il senso di sicurezza e protezione.

Group attribution error (Errore di attribuzione di gruppo o stereotipi)

È la tendenza ad attribuire le caratteristiche di un singolo membro di un gruppo al gruppo intero, estendendole a tutti gli altri membri.
Associamo alle persone caratteristiche in base ai gruppi a cui appartengono.
Tendiamo a pensare che i membri di un gruppo abbiano tutti alcune caratteristiche e opinioni che riflettono quelle del gruppo d’appartenenza, specialmente quando si tratta di persone di razze, nazionalità o credo religiosi diversi dal nostro.

Groupthink (Pensiero di gruppo)

Quando siamo parte di un gruppo, tendiamo ad adattarci in modo da ottenere il consenso degli altri, a volte preferendo il consenso al fatto di esprimere liberamente il nostro disappunto o le nostre idee diverse.
Il bias di gruppo è molto simile al bias di conferma, che ci induce a sopravvalutare le capacità ed il valore del nostro gruppo, a considerare i successi del nostro gruppo come risultato delle qualità dello stesso, mentre si tende ad attribuire i successi di un gruppo estraneo a fattori esterni non insiti nelle qualità delle persone che lo compongono. Le valutazioni affette da queste tipologie di distorsioni cognitive possono risultare poco chiare a chi viene valutato, che spesso non comprende le basi sulle quali la valutazione si fonda e che invece nota, d’altra parte, un’eccessiva intransigenza di pensiero.

Effetto del gruppo etnico

Tendenza a riconoscere come migliori le persone del proprio gruppo etnico, rispetto a quelle degli altri gruppi etnici

Google effect (Effetto Google  amnesia digitale)

Questo effetto cognitivo viene anche chiamato con il nome di «amnesia digitale » e consiste nella tendenza a dimenticare in brevissimo tempo le informazioni che troviamo online e sappiamo essere facilmente reperibili sul web.
E se l’avere informazioni sempre a portata di mano grazie a internet ci stesse facendo perdere la capacità di memorizzare? 

Habit bias

Spesso, compiamo delle azioni automatiche e basate su solide abitudini cognitive, per questo a volte ci capita di comportarci in un determinato modo eppure fare qualcosa di specifico senza rendercene minimamente conto

Halo effect (Effetto alone)

È la tendenza a generalizzare una singola caratteristica di un soggetto o di un oggetto, pensando sia valida anche in altri contesti o in altre aree.
Se ci piace una caratteristica di una persona, immaginiamo che abbia anche altri pregi. Ecco perché chi è bello ci sembra più buono. 
Quando dobbiamo affrontare un’attività particolarmente difficile, tendiamo a sovrastimare le probabilità di successo, mentre quando l’attività è più semplice, tendiamo a sottostimarle

Hard-easy effect (Effetto facile-difficile)

È una distorsione cognitiva che ci rende difficile stimare le nostre conoscenze e abilità per cui: sottovalutiamo i compiti difficili e sopravvalutiamo quelli facili.

Hindsight bias (Bias del senno di poi/Errore di giudizio retrospettivo)

Quando ripensiamo a eventi passati, tendiamo a ritenerli più prevedibili di quanto lo siano stati realmente (questo bias ha dei punti in comune con l’Outcome bias). Lo hindsight bias consiste nell’errore del giudizio retrospettivo. Lo hindsight bias è la tendenza delle persone a credere, erroneamente, di aver saputo prevedere un evento correttamente, una volta che l’evento è ormai noto. Il processo si può sintetizzare nell’espressione: “Ve l’avevo detto io!”. Nella cultura popolare questo processo ha preso forma, nel tempo, con il proverbio “Del senno di poi son piene le fosse”.
Quando un evento si è verificato, ci sembra che fosse del tutto prevedibile.

Hippo problem (Problema dell’ippopotamo)

È difficile mettere in discussione le opinioni della persona più importante di un gruppo. Preferiamo le opzioni facili o su cui abbiamo più informazioni. Scegliamo di fare le cose che richiedono meno tempo piuttosto che quelle complesse ma più importanti.

Hofstader/ Legge di Hofstadter

Legge di Hofstadter: Per fare una cosa ci vuole sempre più tempo di quanto si pensi, anche tenendo conto della Legge di Hofstadter.”

Hostile attribution bias (Bias dell’attribuzione ostile)

Questo bias cognitivo ci porta a pensare che i comportamenti delle altre persone siano governati da intenti ostili nei nostri confronti

Hot-hand fallacy (Fallacia della hot-hand)

Se stiamo vivendo una sequenza di successi o di risultati particolarmente positivi, tendiamo a pensare che il trend continuerà anche in futuro e che anche i prossimi risultati che otterremo saranno tali

Hyperbolic discounting (Present Bias/Bias del presente)

Preferiamo avere una gratificazione immediata piuttosto che dover aspettare per avere una gratificazione più grande: questo effetto tende ad amplificarsi con la riduzione dei tempi di attesa (per questo, spesso questo effetto cognitivo viene chiamato anche Present Bias).
Nel bias del presente le decisioni vengono prese per ottenere una gratificazione immediata, ignorando le possibilità di guadagno differite nel tempo. Questo atteggiamento influenza i nostri comportamenti in 3 importanti aree della nostra vita: l’alimentazione, la vita professionale e i risparmi.
In uno studio condotto da Read & van Leeuwen (1998), il 74% dei partecipanti sceglieva la frutta quando doveva decidere cosa mangiare la settimana successiva. Ma dovendo decidere cosa mangiare subito il 70% sceglieva il cioccolato! Lo stesso vale per denaro: siamo molto ben disposti ad approfittare di sconti nel momento presente, rimandando al futuro la preoccupazione per le spese più impegnative. Chi si occupa di marketing crea infatti proposte ad hoc che ci inducano ad accettare di comprare un prodotto grazie a uno sconto o a un “regalo” iniziale, vantaggio che viene perso sul lungo periodo ma che, proprio per effetti del bias del presente, non valutiamo.
Il bias del presente entrerebbe in gioco più facilmente anche sulla base del tono dell’umore: Una ricerca condotta da un team di ricercatori della Harvard Kennedy School of Government e della Columbia University ha studiato in che modo l’impazienza causata dalla tristezza può produrre notevoli perdite finanziarie. Utilizzando i dati raccolti dall’Harvard Decision Science Laboratory e dal Center for Decision Sciences at Columbia, gli autori hanno scoperto che l’emozione di tristezza, indotta dalla visione di un video, induceva i soggetti sperimentali a scelte finanziarie impazienti e miopi: i loro guadagni aumentavano nell’immediato ma diminuivano sul lungo periodo producendo una sostanziale perdita finanziaria.  Chi invece era stato assegnato alla visione di un video neutro non andava incontro alle stesse reazioni e i loro guadagni risultavano complessivamente maggiori.
Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Per la maggior parte degli esseri umani una ricompensa nel presente vale molto di più di una maggiore in futuro. 

Humor effect (Effetto ironia)

Ricordiamo meglio ciò che ci diverte.
Effetto dell’umorismo: gli eventi a contenuto divertente vengono ricordati meglio di eventi neutri da questo punto di vista. Questo effetto può essere spiegato con l’incremento dei processi cognitivi (sia a livello temporale che come profondità dell’elaborazione) atti a comprendere il messaggio umoristico o con attivazione emozionale causata dall’evento divertente

Identifiable victim effect (Effetto della vittima identificabile)

Tendiamo ad offrire maggiore aiuto e ad essere più generosi con una specifica (e ben identificabile) persona in difficoltà anziché con un gruppo ampio e vago di persone.
Ci preoccupiamo di più per un singolo bambino in pericolo di cui abbiamo visto la faccia in tv, che per migliaia di bambini la cui vita potrebbe essere messa a rischio da certe iniziative.

IKEA effect (Effetto IKEA)

Quando contribuiamo a costruire qualcosa, tendiamo a sovrastimare il suo valore: vale sia per prodotti fisici che acquistiamo (da costruire, dunque, letteralmente), sia per idee o progetti ai quali contribuiamo mentalmente.
Quando facciamo qualcosa con le nostre mani, siamo pronti ad investirci molto più tempo e denaro di quello che servirebbe per acquistarlo già fatto.

Illicit transference fallacy (Fallacia della traslazione illecita)

Fallacia caratterizzata dal fatto di trasferire un certo attributo di una parte di un oggetto / soggetto a tutto quest’ultimo nella sua interezza, oppure di trasferire un attributo di un oggetto / soggetto ad ogni singola parte che lo compone

Illusion of asymmetric insight (Illusione dell’intuizione asimmetrica)

Tendiamo a pensare di conoscere gli altri meglio di quanto loro possano conoscere noi. Pensiamo di capire bene gli altri ma che nessuno ci conosca davvero.

Illusion of causality (Illusione di causalità)

Ci piace mettere in relazione gli eventi secondo un rapporto causa-effetto, che spesso però esiste solo nella nostra percezione errata.

Illusion of control (Illusione del controllo)

È la tendenza a sovrastimare la nostra capacità di controllare eventi esterni che, oggettivamente, non sono totalmente sotto il nostro controllo.
A volte sopravvalutiamo la nostra capacità di controllare eventi che dipendono poco o nulla da noi.

Illusion of external agency (Illusione dell’ente esterno)

Convinzione fallace che ci porta a pensare che i risultati che otteniamo – positivi o negativi che siano – dipendano da fattori esterni piuttosto che dall’impegno personale.
A volte il fatto di sapere che una persona o un sistema automatico ha scelto qualcosa per noi in base ai nostri gusti ci porta ad essere più soddisfatti di quel che riceviamo, forse anche grazie al bias di conferma.
Un’altra interpretazione di questo bias è che attribuiamo i risultati che otteniamo a cause esterne più che a fattori che possiamo controllare.  

Illusion …/Illusione del corpo del nuotatore

O di come possiamo confondere la causa con l’effetto. 

Illusion of validity (Illusione di validità)

Tendiamo a sovrastimare la nostra abilità di fare previsioni accurate e attendibili e tendiamo a interpretare i dati oggettivi distorcendoli in modo tale da rinforzare e confermare le nostre previsioni.
Crediamo alle narrazioni con cui siamo cresciuti o fatte da persone di cui ci fidiamo.

Illusion of transparency (Illusione di trasparenza)

Pensiamo che gli altri possano comprendere il nostro stato mentale e le nostre emozioni meglio di quanto realmente riescano a fare.
Diamo per scontato che gli altri sappiano come ci sentiamo e cosa stiamo pensando.

Effetto verità illusoria/Illusione di verità

Se sentiamo ripetere un’affermazione falsa molte volte potremmo iniziare a credere che sia vera.
Il grado di familiarità di un’informazione (ovvero il fatto di possedere in memoria una certa informazione precedentemente acquisita, anche se in modo inconsapevole), porta la persona a crederla come vera, in un compito di riconoscimento, a prescindere dal reale stato di verità dell’informazione.

Illusory correlation (Correlazione illusoria)

È il bias cognitivo che si innesca quando troviamo delle correlazioni e delle relazioni di causa-effetto anche dove non esistono affatto’.
A volte ci piace pensare che due eventi accaduti a distanza ravvicinata siano collegati anche se non lo sono affatto.
Quando ci mancano informazioni facciamo supposizioni in base a stereotipi o esperienze precedenti. E poi tendiamo a dimenticare quali dati erano certi e quali ipotetici.

Illusory superiority (Superiorità illusoria)
Illusione secondo cui ci pensiamo superiori rispetto agli altri, ovvero dotati di abilità e qualità più elevate rispetto alle altre persone.
A volte ci piace pensare di saper fare delle cose meglio degli altri perché vogliamo sentirci speciali. All’estremo opposto c’è chi ha la sindrome dell’impostore.

Illusory truth effect (Effetto della realtà illusoria)
Questo effetto cognitivo è anche noto come Reiteration effect e, infatti, consiste nel convincersi del fatto che un’informazione falsa sia vera solo perché siamo stati esposti a tale dato ripetutamente

Impact bias (Bias dell’impatto emotivo)
È la tendenza a pensare che una determinata emozione che proveremo in futuro avrà una durata più lunga e un’intensità maggiore.
Tendiamo a sopravvalutare l’impatto emotivo negativo che avranno su di noi gli eventi futuri.

Information bias (Bias dell’informazione)
Questo bias cognitivo riguarda un errore cognitivo che può insorgere nel processo di classificazione di alcuni dati, come ad esempio l’incoerenza di informazioni, e potrebbe dipendere a sua volta dal Selection bias.
Prima di prendere una decisione sentiamo il bisogno di raccogliere più informazioni che possiamo, comprese quelle irrilevanti per la decisione. (Bias dell’informazione)

In-group bias (Pregiudizio dell’in-group)
È anche chiamato In-group favoritism ed è l’errore cognitivo che causa la nostra tendenza a favorire e scegliere persone che appartengono al nostro stesso gruppo identitario.
Tendiamo a giudicare meglio e a favorire le persone che fanno parte dei gruppi sociali in cui ci riconosciamo.

Incentivization (Incentivazione)
Siamo più portati a compiere un’azione spiacevole o un cambiamento poco positivo se pensiamo che, in seguito, verremo ricompensati con un incentivo (specialmente se economico)

Realismo ingenuo
Crediamo di conoscere la verità. Chi non è d’accordo con noi deve essere disinformato, irrazionale o non obiettivo.

Insensitivity to sample size (Bias dell’insensibilità al campione)
È anche nota come legge dei piccoli numeri ed è l’errore in cui incorriamo ogni volta che giudichiamo una certa probabilità o una statistica senza tenere conto delle dimensioni del campione analizzato.
A volte persino i ricercatori si aspettano che anche i piccoli campioni seguano le regole generali che si riscontrano in quelli grandi. E c’è anche il rischio che si ritengano generali comportamenti casuali mostrati dai campioni piccoli.

Intensificazione (irrazionale) dell’impegno
È la nostra tendenza a moltiplicare gli sforzi quando le cose vanno male. Può portarci a decisioni irrazionali per restare coerenti con scelte passate o per spirito di competizione (come succedere durante le aste). 

Intentionality bias (Bias dell’intenzionalità)
Quando assistiamo a un comportamento o un’azione (sia di oggetti inanimati, sia di persone e animali), tendiamo a notare un certo grado di intenzionalità e pensare che ogni movimento sia dettato da un certo scopo preciso

Interpretive bias (Bias interpretativo)
Errore cognitivo che si verifica nel processo di interpretazione di stimoli (sia interni, sia esterni al proprio corpo) e di scenari a cui assistiamo

Irrational escalation (Escalation irrazionale)
È un pattern comportamentale molto comune che consiste nel mantenere la stessa strategia e gli stessi comportamenti irrazionali anche a fronte di un susseguirsi di risultati negativi che continuano a peggiorare

Just-world hypothesis (Teoria del mondo giusto)
Paradigma cognitivo che ci porta a pensare che le azioni delle altre persone siano orientate a un equilibrio morale, in cui tutte le azioni buone e positive verranno ricompensate, mentre i comportamenti ingiusti verranno puniti.
Alcuni credono che il destino punisca le cattive azioni e premi quelle buone, che se una persona ha successo ha necessariamente fatto bene e se le è successo qualcosa di brutto se lo sia meritato.  

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