# Provvedimenti: leggi, norme, delibere, disposizioni e altre ancora

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La Natura, sempre in movimento, provoca trasformazioni e discontinuità nell’ambiente.
Gli effetti del cambiamento sono percepiti relativisticamente: favorevoli o sfavorevoli a seconda del punto di vista.
L’uomo contribuisce a modificare l’ambiente e il suo futuro.
In alcune circostanze riesce a prevedere il futuro e consapevolmente lo modifica (es. lanciare una freccia che colpisca una preda in corsa, in un momento e in un luogo futuro).
Prevedere il futuro è una capacità condivisa da tutti gli esseri viventi, sebbene con diversi gradi di raffinatezza computazionale.
Dal generale al particolare, quando gli uomini si aggregano in società organizzate, con l’aspettativa di una migliore qualità della vita, le dotano di un sistema di governance al quale richiedono capacità di prevedere il futuro, di progettare e mettere in opera quelle utili trasformazioni che chiamiamo provvedimenti (o anche leggi, norme, delibere, disposizioni, ecc.  PS Michiedo come mai sono tutte la femminile).

I provedimenti

Gli Amministratori Pubblici agiscono secondo processi decisionale che producono provvedimenti di diversa natura quali leggi, decreti, ordinanze, determine, deliberazioni, riforme ed altri atti.
Anche le sentenze delle diverse corti di giustizia sono provvedimenti perchè forniscono l’interpretazione delle norme, cioè su quali comportamenti sono accettabili e quali non lo sono, dalle quali deriva l’imposizione di comportamenti non solo risarcitori e mitiganti i danni, ma specialmente contribuiscano a prevenire il ripetersi del fenomeno.
Putroppo questo accade troppo raramente, ma questa è un’altra storia, sul ruolo e sull’efficacia dell’Amministrazione della Giustizia.
In sostanza, i provvedimenti dovrebbero essere decisioni che bloccano i comportamenti non accettabili (cioè che danneggiano la qualità della vita dei cittadini) e che attivano comportamenti accettabili (cioè che migliorano la qualità della vita dei cittadini). 

Il punto di partenza: un provvedimento, non basta

L’emissione di un provvedimento è il punto di partenza, la motivazione e l’aspettativa di un cambiamento, ma non è sufficiente.
Bisogna anche agire perchè il futuro si concretizzi. La trasformazione ideata nel provvedimento, deve produrre i risultati attesi, cioè gli obiettivi che spesso non sono nemmeno enunciati chiaramente.
Inoltre la frammentazione dell’amministrazione pubblica, in silos funzionali compartimentati, ostacola l’avanzamento del processo di traformazione per sua natura orizzontale e intersecante i silos funzionali.
Il risultato è che gli obiettivi vengono raggiunti lentamente, inefficientemente, spesso con modesta efficacia e con numerose esternalità sfavorevoli (eterogenesi dei fini).
Noi cittadini siamo abituati a considerare che il compito della Governance si esaurisca con l’emanazione di un provvedimento.
C’è grande fibrillazione dei cuori, degli animi e mediatico quando si tratta di predisporre un provvedimento, ma solo per quello mediticamente interessante. Inoltre tutto perde di interesse durante il percorso realizzativo. Peccato, perchè è questo che produce i risultati concreti.
Della realizzazione dovrebbe occuparsene l’Esecutivo che per questa ragione si chiama «esecutivo».  Agli altri organi della Governance spetta il compito di controllare l’avanzamento dei lavori, fino alla fine, almeno fino a quando emergono i primi risultati.
Quest’enorme lacuna di azione e di attenzione, lascia il Cittadino nell’ingenuo  convincimento che qualcuno si stia adoperando per applicare la trasformazione. 
Volutamente il Cittadino non è sollecitato a controllare l’avanzamento dei lavori la produzione dei risultati. Anche la Governance ritiene di avere finito il suo compito con l’emissione di un provvedimento.
Si tratta di un circolo vizioso, pigro, difficile da discontinuare; eppure anche i cittadini sono disinteressati al fare e ai risultati. Anche lor credono che basti emettere un provvedimento per cambiare l’Amministrazione del Paese.

Gli avvocati non risolvono i problemi

Al danno si aggiunge la paradossale autoassoluzione collettiva che consolida la grottesca idea che, alla fine, spetta all’Amministrazione della Giustizia punire ogni inadempienza della Governance e dei Cittadini; ovviamente tale approccio omette, tace del tutto, sulla necessità di evitare la reiterazione delle inadempienze.
Il fatto è che l’Amministrazione della Giuizia si attiva solo a fatto compiuto, quando il danno è ormai già fatto. Il grande esercito di avvocati e di magistrati è mobilitato sul danno prodotto, sull’identificazione del colpevole e sulle punizioni da erogare.
Se i provvedimenti non funzionano, evidentemente non è l’AdG che può aggiustare il sistema che si è rotto, o forse non ha mai funzionato secondo le aspettative.
È necessario che i provvedimenti diventino sinonimo di progetti che integrano tutte le funzioni coinvolte, che hanno inizio con la definizione degli obiettivi e che terminano con il raggiungimento dei risultati attesi.

Conclusioni e proposte
Quanto detto sembra un sogno lontano, romantico; una meta troppo ambiziosa.
Vi sono tuttavia tappe intermedie eseguibili. Per esempio:

• Le riforme non siano dichiarazioni astratte, ma siano trattate come un programma di lavoro mirato ad obiettivi bene definiti, soggetto a controlli, intermedi e finali, di avanzamento e di qualità.
Le riforme sono progetti di trasformazione come tutti gli altri, nel privato e nel pubblico.
• Nelle agende delle Camere potrebbero essere inseriti i resoconti periodici e il dibattito sull’effettivo impatto positivo dei provvedimenti sulla qualità della vita.
• I provvedimenti potrebbero essere accompagnati nel dibattito alle Camere da una sorta di «scheda provvedimento» che riassuma gli aspetti essenziali che ogni progetto richiede siano definiti: obiettivi quantitativi, tempi, risorse, metodi, controlli, azioni di cancellazione/sostituzione/riconferma dei precedenti provvedimenti simili.
• I cittadini potrebbero essere informati periodicamente e sinteticamente sull’avanzamento dei lavori e sul funzionamento dei provvedimenti. Come è prassi nella disciplina della buona amministrazione.

======NOTE======

(*) Il Presidente della Repubblica, i Presidenti della Camera e del Senato, il Presidente del Consiglio del Ministri.

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