La danza acrobatica del # PIL/GDP con il # Debito dello Stato

Noi Cittadini abbiamo affidato agli amministratori pubblici il compito di prendere decisioni che migliorino la qualità della vita di chi vive in Italia e prima di tutto ai suoi Cittadini.
Alla governance chiediamo di compiere una missione complicata ed è perciò nostro dovere e interesse indicare con chiarezza la nostra volontà. Resta a noi anche il compito di valutare se la qualità della vita di tutti noi, migliora equamente con le loro decisioni.
Fra i molti parametri e leve che la governance deve saper manovrare, qui proponiamo uno schema che riguarda tre grandezze economiche: il Reddito (PIL/GDP) nazionale, le Tasse (Entrate dello Stato) e il Debito dello ~Stato.

Il reddito

I governanti e gli economisti lo chiamano PIL (GDP – gross domestic Product) che vuol dire il Reddito del Paese, cioè generato sul suolo italiano, non solo dai Cittadini italiani.
A noi Cittadini interesserebbe di più il «reddito pro-capite» che è facilmente confrontabile con entrate individuali.
Ricordiamo però che lo ~Stato, e gli economicsti, preferiscono misurare il PIL nazionale col metodo della spesa pubblica (figura qui a fianco) nel 2019 ammonta a circa 1.900 miliardi di Euro.

Le tasse

Che i pignoli ci suggeriscono di chiamare imposte, sono quanto i Cittadini trasferiscono annualmente allo ~Stato per finanziarlo. Quello che rimane nelle tasche dei Cittadini è reddito disponibile. Le entrate dello Stato ammontano a circa 850 miliardi di Euro/anno, in percentuale: poco meno del 50% del PIL.

Il debito dello Stato

Lo ~Stato, cioè la «società» che costituisce la governance del ~Paese, idecide quanto debito serve per il bene dei Cittadini. Il debito è quindi il Debito delo ~Stato e non il debito privato, quelllo dei Cittadini. Al momento di questa revisione del post (2023) ammonta a 2.850 miliardi di Euro

Obbiettivi di massima

Si suppone che i Cittadini esprimano direttamente i criteri con i quali l’amministrazione pubblica centrale manovri le tre leve oggetto di questo post. In una democrazia un po’ più matura, sarebbe opportuno almeno raccogliere la loro opinione cosa. Questo non accade; qualcuno ritiene che i Citadini non siano ancora maturi abbastanza. Forse è vero, ma chi si arroga il diritto di dare questi giudizi? In questo Paese i Cittadini non possono esprimere opinioni su questi aspetti, possono farlo solo i loro rappresentanti in Parlamento. Rappresentanto che sono solo blandamente in contatto con i loro elettori.
Per lo scopo di questo post, qui dobbiamo fingere che i Cittadini effettivamente esprimano le loro opinioni sui provvedimenti e non solo sui loro delegati, peraltro molto parzialmente a causa di una legge elettroale che sostanzialmente taglia fuori i Cittadini.

Per lo scopo dell’esercizio qui proposto, il nostro interesse primario potrebbe essere che:

  1. Il debito dello Stato si mantenga in una dimensione prossima ai fabbisogni fisiologici dell’esercizio annuale. Vi è una certa convergenza sulla stima che, in condizioni normali, il debito si posizioni intorno al 60% del reddito (PIL), cioè intorno ai 1.200 mld. È una soglia rigorosa che potrebbe anche essere riposizionata intorno all’80%, cioè a 1.500 mld. Invece il debito dello Stato italiano è di 2.700 mld, anche a causa della pandemia. Siamo in una situazione pericolosa, in particolare nel caso l’inflazione alzasse i tassi di ineresse. L’inflazione dovrebbe essere segnale di crescita, in queste circostanze sarebbe invece causa di soffocamento dell’economia.
  2. Il reddito pro-capite (PIL pro-capite) sia fra i più alti rispetto agli altri Stati. Non possiamo lamentarci di trovarci al 28° posto su 200 Stati. Però, considerando che stiamo perdendo posizioni da oltre ventanni, potremmo aspirare almeno a fermare la discesa e possibilmente avvicinarci alla velocità di crescita dei Paesi più performanti. Inoltre il reddito collettivo disponibile, cioè quello che resta dopo avere pagato le tasse, è significativamente peggiore a causa di tasse molto alte.
  3. Le tasse dovrebbero essere bene equilibrate fra volume e qualità dei servizi resi dallo Stato ai Cittadini e alle loro imprese. Un po’ impropriamente, con il termine tasse indichiamo tutte le entrate dello Stato. La sfida consiste nel riposizionarle sui livelli degli altri Stati ad economie comparabili e di valutare quantitativamente la qualità dei servizi rispetto al loro costo (spesa pubblica/tasse). Questi parametri non sono rappresentati nello schema economico qui sopra utilizzato. Sono invece misurati con gli indicatori Better Life Index e SDGs.

In sintesi, potremmo riepilogare gli obiettivi generali come segue:

  1. Diminuire il debito
  2. Alzare il reddito collettivo (PIL); specialmente alzare il reddito collettivo disponibile
  3. Tenere in equilibrio le tasse rispetto alla qualità dei servizi resi.
Esercizio: valutazione delle decisioni possibili

Per gli esercizi che seguono adottiamo alcune condizioni di base in parte esagerate per rendere gli impatti megli percettibili.
L’orizzonte temporale misura dieci 10 anni.
Poichè il PIL è rimasto sostanzialmente fermo per un paio di decenni, assumiamo che lo stesso accada anche per il prossimo decennio.
Gli effetti del PNRR (enorme spesa pubblica a debito, ma anche PIL in crescita) non sono ancora stabilizzati e nemmeno sufficientemente dimostrati; ha perciò senso, per i nostri scopi, trascurare, per il momento, gli effetti del PNRR. 
Le colonne Tasse e Reddito riportano i dati annuali; si tratta in effetti di «grandezze di conto economico», mentre il debito, grandezza di natura patrimoniale, proietta lo stato al decimo anno. 

A) Leva: restituzione accelerata del debito

La riduzione del debito può avvenire in diversi modi: a) cancellazione, b) erosione da inflazione, c) restituzione. Ci occupiamo solo di quest’ultima che si concretizza nel versare ai creditori parte delle tasse (entrate dello Stato).
Le scelte dello Stato dipendono largamente dal consenso elettorale, ragione per la quale è estremamente difficile per gli organismi di governo e per i partiti  promuovere la riduzione del debito. Implicherebbe una perdita di consenso e per i partiti una riduzione delle elargizioni al proprio elettorato. Questo è un problema irrisolto per quasi tutte le democrazie; il cui debito infatti sale costantemente.
Inoltre, dirottare parte delle tasse dalla spesa pubblica alla riduzione del debito implica anche una diminuzione dei servizi. Oppure può essere il risultato di un grande efficientamento dell’apparato pubblico: meno spesa = meno debito. Nel migliore dei casi potrebbe essere il risultato congiunto dell’uso di entrambe le leve.
Per lo scopo dell’esercizio, supponiamo che lo Stato decida di destinare l’esorbitante cifra di 100 mld/anno per la restituzione del debito. Il grafico mostra che in un decennio si può arrivare all’obiettivo di 1.600 mld (84% del PIL).
Da questo esagerato esempio si deduce che è possibile, anzi necessario, manovrare entrambe le leve (restituzione e efficientamento) ma solo in piccole quantità per evitare gli eccessivi e troppo prolungati sacrifici alla popolazione (100 miliardi di servizi in meno all’anno).

B) Leva fiscale: alzare le tasse

In linea teorica, alzare le tasse, per esempio da 850 miliardi di Euro a 950, aumenta il reddito complessivo a spese del debito pubblico. Infatti la spesa pubblica, che sempre vale circa tanto quanto le tasse, si traduce in reddito perchè teoricamente alimenta i compensi per i Cittadini e le loro imprese. La teoria corrisponde solo vagamente alla realtà, in peggio; ma per lo scopo dell’esercizio, possiamo assumere che sia una affermazione adeguata.
Quindi, se lo Stato decidesse di aumentare le tasse di 100 mld anno, anche il reddito aumenterebbe di 100 mld,
 cioè del 5%.
Un quesito provocatorio sul PIL sul PIL, in parte fuori tema: forse i dati correnti, +6,5% del reddito, hanno correlazione con l’aumento straordinario della spesa publica dovuta al COVID?
Tornando in tema, non è pensabile che le tasse possano essere più alte del circolante fisiologico. Gli effetti sul Reddito sarebbero disastrosi. In Italia le tasse sono già fra le più alte d’Europa e i 100 mld addizionali sarebbero prevalentemente a carico dei capitali impegnati nella crescita/creazione di valore; con il risultato di soffocare, forse rovinare, i generatori primi di PIL: le imprese.

C) La leva reddito: spingere la crescita

Supponendo di riuscire a tenere una crescita (reddito) del 4% annuo per dieci anni e di dedicarne i due terzi alla riduzione del debito, avremmo i risultati evidenziati nel grafico. Al decimo anno raggiungeremmo il debito obiettivo dell’80%), una crescita delle tasse costante (45% rispetto al PIL), e un reddito che raggiunge i 2.700 mld, tre volte l’attuale. 
Se ne deduce che con una crescita annua del reddito, anche inferiore al 4%, si riesce comunque ad ottenere un importante riduzione del debito con un gettito fiscale in crescita, che implica un probabile aumento della qualità della vita. 
Sembrerebbe quindi che, pur perseguendo una costante azione di efficientamento dell’amministrazione pubblica e di restituzione del debito,
la crescita sia la strada maestra per migliorare la qualita della vita.
Purtroppo, nel nostro Paese abbiamo applicato prevalentemente il modello economico redistributivo a somma zero per oltre venti anni (reddito/PIL costante). Non siamo stati in grado di muovere le leve della crescita e non abbiamo sufficienti esperienza e base infrastrutturale per passare velocemente al modello a valore aggiunto. A tal proposito nel post «# crescita», cerchiamo di comprendere quali leve è utile manovrare.  

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