Un commentatore ticinese
Di tanto in tanto, un buon amico ticinese mi invia qualche articolo del commentatore Tettamanti, anche lui ticinese, a proposito della governance svizzera e spesso in tema di relazioni Svizzera-Europa.
Ovviamente le propettive del cittadino svizzero (Tettamanti) e quelle del cittadino europeo (arrogantemente, io) sono diverse.
In questi tempi babelici, di sfida, di frattura e di cambiamento sia l’EU sia la Svizzera devono prendere decisioni che probabilmente contribuiranno a formare un nuovo «ordine mondiale» le cui forme non sono ancora chiare
Un ordine mondiale pacifico, ma vecchio e stanco?
Nel suo recente discorso all’ONU, Alexander Stubb – premier Finlandese – ha ricordato che quell’istituzione rappresenta l’ordine mondiale «multilaterale», nato circa settanta anni fa. Purtroppo peró è solo un simbolo e un insieme di rituali, perché l’ONU è inefficace nel prendere decisioni coerenti con il suo scopo.
La rumorosa fotografia dello stato di belligeranza fra Stati ci dice che l’obiettivo di pace globale è forse un po’ piú lontano di ieri.
Siamo tuttavia consapevoli che alcune istituzioni globali e locali, incluse le democrazie liberali continentali e nazionali, sono riuscite ad entrare in un lungo periodo di pace e di prosperità.
L’Europa è la piú grande e duratura esaperienza in questo senso. A nessun cittadino europeo puo’ venire in mente di fare la guerra ad un confinante; anzi, nemmeno a qualsiasi altro cittadino o Stato delle democrazie liberali mondiali.
L’Europa è diventata una scuola di pace.
L’inazione dell’ONU rende indispensabile distinguere fra il «dentro i confini» delle aggregate democrazie liberali e il «fuori di quei confini».
La pace di cui parliamo è «dentro i confini».
Fuori, il «modello multipolare», quello della legge del piú forte, della turbolenza prevaricante e bellica continua.
Stubb evidenzia poi che è al momento il modello multilaterale sembra in crisi mentre il modello multipolare è in ascesa.
ll modello «multipolare» implica, semplificando, sottometersi alla potenza capofila. I Paesi del modello multipolare, dittatoriali, crescono piú velocemente; dimenticando peró che la loro crescita non è dovuta alle governance dittatoriali, ma grazie al libero accesso al capitale di conoscenza sviluppato e messo a disposizione dal modello multilaterale (la diffusione della conoscenza senza confini è fra i suoi principi fondanti).
Ció non di meno, il modello multipolare sembra piú semplice, piú veloce e piú efficace anche agli occhi dei cittadini liberal-democratici. E questo, insieme ad altri fattori, fa crescere la propensione a tornare nelle dittature.
Anche i punti evidenziati da Tettamanti sembrano galleggiare sulla terra liquefatta dalle vibrazioni telluriche della trasformazione in corso.
È interessante peró esaminare razionalmente e confrontare i suoi commenti alla luce dei diversi punti di osservazione, baricentri fisici, distinti: la Svizzera incastonata a nel continente Europeo.
Per questo esercizio, non è necessario leggere il suo articolo, ma per chi avesse voglia e tempo, questo è il link https://civicum-lab.org/tettamanti-i-conti-delleuropa-unita.
Lo «scandalo» dell’aumento del 50% del budget EU
Nei recenti anni il budget europeo è stato di circa 1.200 miliardi di spesa comunitaria. La proposta scandalosa riguarda il budget 2028-2034 che aumenterebbe la spesa di 800 (+50%) e lo farebbe arrivare a 2.000 miliardi.
Quattro sono i capitoli di maggiore incidenza sono:
1 – 900 miliardi (49%) per il Fondo di coesione, la politica agricola, per la migrazione, difesa e sicurezza
2 – 600 miliardi (33%) per la competitivita e innovazione
3 – 215 miliardi (12%) per la politica estera
4 – 118 miliardi (6%) per l’amministrazione dell’EU.
La critica sta essenzialmente nelle tasse addizionali gravanti sui singoli cittadini.
Per meglio comprendere il peso e l’andamento della spesa pubblica Europea e Svizzera é importante comprendere queste grandezze e le proporzioni delle voci soggete allo scandalo.
Qualche dato
Non ho abbastanza dimestichezza col bilancio svizzero, ragione per la quale chiederei a Tettamenti, che ha una vasta esperienza in merito, di esplicitare qualche dato per aiutarci a capire.
Da parte mia comprendo che il PIL/GDP aggregato europeo è di circa 20.000 miliardi.
Approsimativamente, gli Stati EU spendono ciascuno circa il 50% del PIL; potremmo perció ipotizzare che la spesa pubblica complessiva sarebbe di circa 10.000 miliardi.
La cifra richiesta dall’EU (2.000 miliardi) sarebbe di cinque volte inferiore al budget richiesto dall’EU per le spese e gli investimenti comuni. Per lo piú, ci viene spiegato, questi costi dovrebbero essere sostitutivi delle voci spese dai singoli Stati. Il che, in teoria, non cambierebbe la pressione fiscale sui cittadini. Ma la giusta diffidenza di Tettamenti spinge ad pensare che nessuno Stato rinuncecerà alla sua quota girandola all’Europa.
Poichè è ragionevole dare per scontato che i 10.000 miliardi includano i 1.200 milliardi di cui sopra, potremmo dire che il budget di spesa europa aumenterebbe a 10.800 miliardi.
La spesa della governance svizzera (stato+cantoni+comuni) sembra essere del 57% sul GDP nazionale. Leggermente superiore all’ipotizzata media europea (50%).
Se cosí fosse, l’incidenza della spesa EU (post aumento) sarebbe del 54%. Piú o meno uguale, entro l’errore statistico, alla spesa Svizzera (57%). Non sembra quindi che ci siano differenze catastrofiche.
Non sono un esperto in macro economia nè europea nè svizzera, perció sarebbe utile che Tettamanti, che invece ha larghissima esperienza in merito, ci fornisse qualche dato piú preciso per consentirci di verificare se davvero EU spende spropositatamente piú della Svizzera.
Sprechi e struttura organizzativa della governance
Tutti gli altri aspetti indicati da Tettamanti sono condivisibili, anche se espressi con clamore giornalistico non necessariamente fattuale.
Gli sprechi dipendono in larga parte dalla capacità dei cittadini di controllare i propri governi.
Su questo bisogna riconoscere la grande esperienza svizzera e la grande capacità dei cittadini svizzeri di controllare e partecipare con preparata serietà alle decisioni sulle parti comuni.
Dovremmo tutti seriamente imparare da loro.
Inoltre non vi sono scuse teoriche: il fatto che la Svizzera sia piccola e l’Europa sia immensa non giustifica una magiore spesa dell’EU. La macro economia ci dice che piú è grande la massa, maggiori sono le sinergie. Per cui se la Svizzera spende veramente il 57% e accettabile pendare che sia dovut puó alla sua modesta massa critica. Per la stesa ragione sarebbe coerente che l’EU puó spneda di meno.
In linea di massima, possiamo perció razionalmente condividere le valutazioni di Tettamanti.
La spesa, gli investimenti, la crescita e la massa critica.
È giusto a questo punto distinguere la spesa ripetitivas (corrente) e gli investimenti, che per loro natura dovrebbero spingere all’innovazione e alla trasformazione.
Sulla spesa «ripetitiva» la regola-metodo da applicare è quella dell’efficienza. Ne abbiamo già parlato poco sopra: si deve produrre lo stesso/prodotto/servizio spendendo meno.
Come già detto, dalle grandi economie dovremmo aspettarci maggiori risparmi.
Sugli investimenti invece si dovrebbe applicare la seguente regola-metodo: la massa critica consente di investire cifre piú grandi e perció ottenere una maggiore efficacia cioè piú grandi innovazioni e trasformazioni.
In questo senso la forma della governance conta:
– Controllare la spesa é più facile nei piccoli corpi. Basti dire che l’esperienza e l’attitudine al risparmio si impara prima nei picoli corpi piccoli: ad esempio su questi si puó applicare il cosiddetto «controllo a vista». Mentre nei grando corpi bisogna contare su ben piú complessi sitemi di controllo.
– Sul fronte dell’innovazione Investimenti) invece premia la focalizzazione su pochi ma grandi centri e progetti di innovazione.
Alla Svizzera dobbiamo riconoscere un evidente superiorità nel controllare i costi e nello spendere bene.
Per coerenza dovremmo poter dire che la massa critica facilita l’Europa nei grandi investimenti. In effetti in parte e vero. Vedere Aibus che prevale, al momento, nel settore dei velivoli. Purtroppo peró l’Europa non è veramente unita e non è in grado di investire (gestire) le masse enormi di risorse che in realtà potenzialmente ha.
Ciò non ostante, è utile ricordare che il PIL USA è di 30.000 miliardi circa, mentre Cina ed Europa producono ciascuna 20.000 miliardi. Con la differenza che USA e CINA sono entità integrate, mentre l’Europa è tutt”altro che unita.
Va da sé che frenare l’integrazione dell’Europa vuole anche dire di «voler restare fermi» rispetto alle altre due potenze economiche. Senza dimenticare l’India che al momento sviluppa solo 4.000 miliardi, ma cresce del 8% circa contro una crescita modestissima dell’Europa. La Svizzera cresce da sempre intorno all’1 o 2 %.
Insomma ostacolare la crescita Europea vuol dire indirizarla all’irrilevanza rispetto a USA, Cina e India. Bisogna forse riconoscere che la Svizzera non ha mai voluto crescere come o piú degli altri. Tuttavia vediamo che è riuscita a raggiungere mantenere uno dei rtedditi pro-capite piú alti del Mondo, quasi pari a quello degli USA.
Per l’Europa la situazione è critica
L’anno scorso (2024) Draghi ha pubblicato il suo rapporto sulla competitività EU. La sua analisi è cruda, sia sul piano dell’efficienza sia sul piano dell’innovazione.
Sulla prima, le duplicazioni fra Stati impediscono maggiori efficienze. Per esempio sul piano militare, oggi purtroppo molto di moda, ciascun Paese inventa e costruisce i propri mezzi militari (artiglieria, mezi di trasporto, corazzati, missili ecc.). La conseguenza è che non utilizzabili da personale di Paesi diversi, hanno un costo unitario di progettazione e produzione elevato, assente l’indispensabile integrazione in un unico sistema di intelligence digitale/satellitare. A proposito di quest’ultimo, l’EU non è in grado mettere a disposizione del continenete un sistema di satelliti per usi civili, di telecomunicazioni ed anche militari.
È quindi giusto chiedersi se l’EU debba essere ostacolata dalle scelte di ciasuno Stato o se non sia piú opportuno unire le forze e giocare una partita che forse non è ancora del tutto persa.
Anche la Svizzera deve ovviamente chiederselo, e con essa anche Tettamanti.
È vero che fino ad ora la Svizzera è riuscita ad avere un PIL pro-capite fra i piú alti al mondo, ma riuscirà a mantenerlo in futuro?
Finora la Svizzera ha collegato, con numerosi contratti, il suo sistema a quello Europeo. In termini politici, ha mediato fra libertà locale e ruolo nel mondo.
Il mondo però sta cambiando e nessuno sa ancora dove andranno i piccoli Paesi «nazionalisti».
Bisogna scegliere, anzi saper scegliere
Per esempio:
– Quando unire le forze per obiettivi comuni.
– Quando chiedere efficienza, per esempio eliminando le duplicazioni di funzioni fra Stati e Centro, ma anche fra Stati e cantoni/regioni/land eccetera
– Cosa imparare ciascuno dagli altri. Per esempio l’efficienza dalla democrazia granulare della Svizzera. O dai grandi centri di ricerca e innovazione.
Tettamanti ha da insegnare molto agli Europei. Puó aiutare tutto il continente ad essere piú performante per difendere i propri Cittadini dalle autocrazie consolidate e da quelle in formazione come gli USA.