Associazioni cross-border (ultra-confinarie)

Le associazioni cross-border

L’umanità assomiglia a un «wafer tridimensionale»:

  • dove il solido strato pi? basso ? formato da cellule di umanit? (gli Stati) irrigidite in tessere di un puzzle saldamente interconnesse dai propri confini, ma con poco altro in comune
  • sulla superfice del puzzle sono depositati altri strati di nuove cellule ampie quanto l?intero puzzle: le associazioni cross-border
  • il tutto attraversato da sottili spaghetti: i Cittadini che scelgono di partecipare alla vita di alcune cellule, ma non a tutte.

Fino a tempi recenti gli Stati hanno guardato con sospetto alle associazioni perch? rappresentavano interessi in concorrenza con i propri, erano tollerate le sole associazioni funzionali al volere del principe: le gilde e le corporazioni (es. artisti, mercanti, cambiavalute, prestatori di denaro) potevano esistere e operare entro i confini nazionali, purch? normate dal principe. Per molto tempo lo schema ? rimasto stabile fino a quando, nel XX secolo, iniziarono a formarsi le associazioni intergovernative[8] come ad esempio l?ONU e l?OMS, con il ruolo di regolatori sovra-nazionali. Oggi se ne contano circa 8.000, alle quali si sono aggiunte, in un crescendo esponenziale, le associazioni della societ? civile, private e indipendenti dagli Stati, ciascuna focalizzata ad un interesse circoscritto[9]: nel 1909 ne furono censite 176, nel 1951 -> 832, nel 1960 -> 1.268, nel 1981 -> 13.232, nel 2011 -> 56.834. ?Si tratta di uno tsunami rivoluzionario di 70.000 e pi? nuovi rule-maker che in rapido movimento costruiscono una global polity incardinata sulla rule-of-law[10] secondo i principi di una nuova forma di democraziala democrazia associativa.

?Governance without governement?

La global polity poggia sull?indispensabile piattaforma degli Stati, ma al momento ha una forma diversa che non sembra affatto soffrire di sorprendenti ?assenze eccellenti?:

  • Imposizioni verticali ? Il metodo di lavoro delle singole associazioni, prevalentemente basato sulla condivisione e sull?accordo maggioritario, fa supporre che le minoranze siano svantaggiate, ma poich? l?adesione ? volontaria e non universale, le minoranze hanno la possibilit? di non aderire alle proposte evitando di applicarle nei loro Stati senza danno o vantaggio. I non partecipanti avranno in seguito la possibilit? sia di aderire sia di modificare le proposte. La global polity non esercita alcuna imposizione da un vertice che peraltro non esiste.
  • Partecipazione universale ? La libert? di adesione contraddice il principio della partecipazione universale, al contrario di quanto normalmente previsto per i Cittadini entro gli Stati.
  • Centralizzazione ?Le associazioni della global polity preferiscono porsi obbiettivi promettenti e relativamente facili da concretizzare, rinviando nel tempo o agli Stati soluzioni che implicano organizzazioni complesse. La global polity non percepisce quindi l?esigenza di un governo centrale super-nazionale che, per fare rispettare le leggi, abbia bisogno del sempre complicato uso della forza. D?altra parte nessuna, o pochissime, sono le associazioni inter-governative in grado di decidere e agire autonomamente in quanto dotate di mezzi adeguati come ? la NATO. Al momento quasi nessuno sente l?esigenza di un super-governo globale, mentre la maggior parte i sente la necessit? di relazioni internazionali pi? agili e su temi circoscritti.
  • Coerenza del sistema ? Le riforme prodotte dalla global polity associativa sono parcellizzate e operano per approssimazioni successive senza alcuna pretesa di coerenza sistemica, come invece ? normalmente richiesto ai governi nazionali. ? dimostrato dalla pratica e dalla teoria che la perfetta coerenza ? solo parzialmente e temporaneamente realizzabile[11]. I sistemi tendono ad essere statici e richiedono frequenti adeguamenti all?evolversi del quadro generale: anche i cambiamenti possono essere solo parzialmente e temporaneamente coerenti.
  • Unitariet? di progetto ? Con il collasso degli Stati governati secondo ideologia ? caduta anche l?idea stessa di poter costruire una societ? umana ?perfettamente buona e giusta?[12] secondo un progetto unitario. Ciascuna associazione si pone su un piano del tutto diverso scegliendo un proprio limitato ambito d?azione, cos? che il conseguente cambiamento non si pu? inquadrare in un pi? vasto sistema unitario, anche a causa dell?enorme complessit? raggiunta dai sistemi di governo, particolarmente nei Paesi molto popolosi e internamente diversi. La parcellizzazione inoltre non garantisce confini precisi all?ambito d?azione e le sovrapposizioni sono inevitabili. L?armonia si pu? raggiungere solo trovando accordi con le cellule-associazioni vicine o entro i pi? piccoli sistemi-Stato.
  • Unitariet? del Diritto ? Anche l?unitariet? del Diritto ? una mitica utopia che nessuno ? mai riuscito a concretizzare, nemmeno gli Stati pi? forti dove peraltro il Diritto conta meno. Addirittura alcuni Stati non hanno mai perseguito questa utopia lasciando alla ?giurisdizione?[13] il compito di adattare le leggi e sul campo, nei tribunali. Ora accade che gli standard (es. ISO, ICANN, le misure), e le norme collegate, siano predisposti, nella quasi totalit? dei casi, da associazioni settoriali che non sono interessate all?elaborazione un Diritto unitario sovra-nazionale. Il prerequisito per il funzionamento di un Diritto unitario ? l?esistenza di un?organizzazione centralizzata sovra-nazionale che non c??. Nell?attuale global polity ? sostanzialmente impossibile ipotizzare una Costituzione a fondamento di un Super-Stato, al momento inimmaginabile.
  • Distinzione fra pubblico e privato ? Da un lato le associazioni hanno tutto l?interesse a che gli Stati adottino le loro proposte e dall?altro le leggi sono pi? credibili se adottate e appoggiate da un ampio numero di Stati. Con questa consapevolezza le associazioni coinvolgono gli organismi legislativi ed esecutivi statali fin dalla fase di progettazione, con lo scopo sia di facilitarne l?adozione sia di evitare distonie col Diritto locale. Il loro lavoro ? perci? generalmente eseguito da un gruppo misto di competenze e la distinzione fra pubblico e privato ? del tutto inutile e conseguentemente trascurata. Le 70.000 associazioni cross-border, sebbene originino prevalentemente nella societ? civile, sono ormai quasi tutte miste.
  • Democrazia ? Molti sostengono che la global polity non sia democratica perch? mancano alcuni ingredienti fondamentali fra i quali le elezioni dei rappresentanti. Ci si deve pr? domandare se gli scopi del modello democratico non siano ugualmente, o addirittura pi? efficacemente, raggiunti con modalit? diverse. Ad esempio, l?intreccio degli interessi rappresentati (Stati inclusi) entro le associazioni cross-border non impone de facto, ai partecipanti attuali e futuri, ampia trasparenza, accountability ed equit??

Il ?wafer? associativo

  • Non-competizione ? La Storia insegna che gli Stati sono da sempre in competizione anche tragicamente aggressiva. Nella democrazia associativa le motivazioni sono diverse e le ?assenze eccellenti? non discendono dalla volont? di sostituire gli Stati e i loro governi, sono invece l?effetto collaterale di un metodo regolatorio addizionale e pragmatico per trovare soluzioni utili ai Cittadini in cooperazione con gli Stati. Le associazioni cross-border infatti sono focalizzate su soluzioni applicabili ovunque e indipendentemente dagli Stati, il successo di ciascuna soluzione ? determinato dal grado di adesione degli Stati.
  • Lungo termine contro breve termine ? Nella maggior parte dei casi gli Stati sono contenti di scaricare alla global polity la responsabilit? dell?applicazione di regole impopolari che implicano immediate restrizioni prima di produrre gli attesi benefici. Gli Stati infatti sono retti da rappresentanti eletti il cui obbiettivo di breve termine ? essere rieletti e non apprezzano di essere coinvolti in decisioni impopolari che tendono a diminuire il numero dei loro sostenitori/elettori. Gli eletti inoltre non hanno sufficiente motivazione a investire troppe risorse in progetti i cui risultati si percepiranno oltre il periodo del loro mandato, avvantaggiando potenzialmente l?avversario politico che si trover? nel luogo e nel momento giusto per incassare il beneficio politico senza nemmeno avere partecipato all?azione. Al contrario le associazioni sono focalizzate a lungo termine nell?ottenere risultati multipli nell?ambito d?azione che si sono scelte. Per i singoli Stati le scelte, se richiedono sacrifici: sono imposizioni dall?estero/alto, se invece producono risultati immediati: sono l?esito della propria buona capacit? di governo.
  • Comparazione e sorveglianza ? Le associazioni cross-border in parte sfuggono al controllo degli Stati perch? operano in Stati in concorrenza fra di loro. La presenza cross-border consente poi alle associazioni di capovolgere il proprio stato da ?sorvegliate dagli Stati? a ?controllori degli Stati? perch? ne comparano l?operato valutandone le performance, inducendo trasparenza e accountability in ambienti tradizionalmente resistenti.
  • Velocit?, flessibilit?, partecipazione e concorrenza sulla qualit? ? Come previsto dal il loro ruolo i governi prediligono le soluzioni adatte a prendere vantaggi sugli avversari interni ed esterni. Le associazioni non sono esenti da questo genere di problemi umani, ma le loro proposte devono essere accettate dal maggior numero possibile di Stati e di Cittadini[14], diluendo cos? parte delle pressioni statali. In secondo luogo, mancando la possibilit? di imporre le norme, la tensione a sollecitare ulteriori adesioni stimola ad accentuare l?attrattivit? delle soluzioni. La competizione, che non ? la concorrenza, ? generalmente un fattore di ritardo nella diffusione delle soluzioni e nella co-partecipazione delle persone pi? preparate, l?attrattivit? ? invece un fattore accelerante.
  • Adversarial (Gli interessati prima di tutto) ? Mentre i governi tendono a considerare le medie[15] e gli interessi pi? ?rumorosi? che determinano la maggioranza, per le associazioni il successo non dipende dal consenso elettorale, ma dalla capacit? di far convergere i partecipanti, che sono tutti interessati allo stesso problema, su soluzioni che rispondano alle esigenze del pi? ampio numero di Cittadini e di Stati. Queste motivazioni stimolano ad applicare il sempre pi? diffuso il metodo adversarial che ? A) mirato a ridurre gli effetti collaterali sfavorevoli alle persone pi? colpite dal cambiamento B) basato sull?ascolto, il pi? diretto possibile e disintermediata, delle persone effettivamente sfavorite dal cambiamento. ? una ricetta anti-populista? Forse, per ora i casi di applicazione e di successo sono ancora troppo pochi.
  • Convergenza asintotica ? Duemila e cinquecento anni fa Zenone spieg? che Achille mai avrebbe potuto raggiungere la tartaruga, eppure molti ancora ritengono di riuscire a far perfettamente collimare soluzioni che emergono da un ambiente in rapido divenire come quello socio-economico. Pragmaticamente i membri delle associazioni partecipano a diversi tavoli facendosi ciascuno portatore trasversale di tante piccole convergenze in un esercizio per approssimazioni successive che sembra trarre ispirazione dal principio di Pareto (l?80% del risultato si ottiene mettendo mano al 20% ?percento delle cause).

Conclusioni

Le associazioni cross-border si comportano come cellule specializzate ciascuna portatrice dell?intero proprio DNA (la rule-of-law) che ? la somma di varie sezioni:

  1. quella comune a tutti gli Stati democratici
  2. quella specifica della singola cellula
  3. quella delle varianti portate da ciascun aderente alla cellula.

Le cellule si sorreggono l?una con l?altra grazie ad una forza di attrazione simile alla gravit?: le pi? vicine si attraggono pi? di quelle lontane. Le varianti si propagano in un?onda che parte da un centro di innovazione (in una cellula vicina o in un singolo individuo) e si smorza in proporzione alla distanza dal centro.

Entro ciascuna cellula i Cittadini si organizzano nelle forme pi? disparate, ma ciascuna tende a muoversi elasticamente in accordo con quelle vicine, pena lo strappo e il dissolvimento.

Ciascun Cittadino partecipa volontariamente e temporaneamente a pi? cellule contribuendo sia alla omogeneit? sia alla diversit?.

Nulla ? fermo, il piano solido ? il pi? lento a cambiare, nulla si muove all?unisono, nulla cambia tutto insieme, con l?eccezione di qualche strappo distruttivo. I movimenti sono parziali, locali e si diffondono con logiche simili all?evoluzione nella bio-sfera dove vive anche l?uomo.

???- NOTE ???-

?

[1] La qualit? della vita si pu? misurare in reddito (GDP per capita) e con un indice composito i cui fattori pi? rilevanti sono l?aspettativa di vita e la salute (HDI Human Development Index)

[2] Quando cade la speranza per un futuro migliore la disperazione spinge alla rinuncia al proprio interesse personale, ad abbandonare la propria tradizionale ideologia, anch?essa parte del passato, al sacrificio a favore di un futuro per i propri figli. Brexit e Trump possono essere interpretati come fenomeni di reazione antisistema da parte delle ampie parti di popolazione trascurate dall?establishment. Ma non tutti si muovono in questa direzione, in alcuni paesi le popolazioni cercano invece un ritorno falsamente rassicurante al ?si stava meglio quando si stava peggio?.

[3] Per definizione la ?societ? civile? ? composta da ?privati?. L?etimologia di questa parola ? particolarmente adatta a questo testo: il privus ? da solo, separato e distinto dallo Stato che ? il ?pubblico?.

[4] Alla parola composita ?trans-nazionale? preferiamo ?cross-border? che sembra meglio rappresentare la cooperazione di individui indipendentemente dai confini.

[5] La definizione Global Polity ? stata scelta da Sabino Cassese nel suo saggio ?Chi governa il mondo?, con prefazione del prof Lorenzo Casini, al quale largamente si ispira questo articolo. La Global Polity non rappresenta una teoria, ma un fatto:? negli ultimi vent?anni la societ? globale ? stata vastamente riorganizzata dall?immenso lavoro di migliaia di organizzazioni cross-border..

[6] La Brexit sembra essere uno degli esperimenti coerenti con i fenomeni descritti in questo articolo fra i quali il tentativo di mantenere la piena sovranit? nazionale inglobando nel proprio diritto le norme e gli accordi cross-border.

[7] L?espressione ?poteri politici? sembra pi? adatta alla categoria delle infinite e antiche forme di governo che non ? possibile chiamare Stati.

[8] I membri dell?associazione rappresentano gli interessi degli Stati.

[9] L?interesse ? limitato, in verticale, ad un solo tema-strato del puzzle tridimensionale e in orizzontale ? invece? potenzialmente vasto quanto il puzzle.

[10] La rule-of-law non coincide con i concetti di stato di diritto, dei diritti e delle leggi, ? invece l?insieme di regole che limita il potere pubblico e lo sottomette a leggi definite dai Cittadini.

[11] Ciascun sistema ? parte di altri sistemi di ordine superiore ed ? a sua volta l?insieme di altri sistemi subordinati. Un sistema ? coerente se sono coerenti anche i sistemi subordinati. I sistemi sono quindi tutti coerenti o non lo ? nessuno. Il paradosso si scioglie se per coerenza si intende che i sistemi dialoghino fra di loro con protocolli (interfacce) comprensibili agli interlocutori. I retori (abili oratori) talvolta invocano le impossibili coerenza e perfezione come argomenti per intrappolare e abbattere l?avversario.

[12] ?Buono? e ?giusto? sono concetti morali individuali che nessuno finora ? riuscito a rendere uguali (unitari) per tutti. L?irrisolvibilit? del problema dell?unitariet? morale (link) ? probabilmente la ragione per la quale la democrazia propone una soluzione pragmatica: ciascuno sia libero comportarsi secondo la propria individuale morale subordinatamente ai limiti degli accordi sociali (la legge da tutti condivisa). Il problema per? non ? ancora del tutto risolto, ? solamente trasferito al problema dell?unitariet? del Diritto che, secondo l?altro significato di giurisdizione, ? esercitato entro un certo territorio. Qui si apre la strada ad una molteplicit? di forme del Diritto che appare assai controintuitiva.

[13] La parola ?giurisdizione? ha assunto nei secoli significati talvolta contraddittori e ambigui, quello all?origine era assai prossimo al ?dire lo ius?: emanare nuovi criteri di valutazione e cio? nuove leggi nell?esercizio del giudizio.??

[14] La global polity mostra una marcata tendenza a estendere la partecipazione diretta dei Cittadini alle associazioni e allo sviluppo delle soluzioni. Molto rilevanti da questo punto di vista sono le corti internazionali alle quali possono ricorrere i singoli Cittadini anche contro i propri Stati.

[15] La democrazia ? il luogo delle diversit? (di religione, di colore, di provenienza, di lingua, di cultura), ma forse non sorprendentemente le democrazie tendono ad agire per il bene della maggioranza che sostiene l?esecutivo, per i ?dati medi o aggregati? che consentono di comunicare i progressi, per i gruppi pi? ?rumorosi?. Relativamente ai provvedimenti (leggi e decisioni). ? raro che i governi individuino con ragionevole accuratezza le persone pi? esposte al rischio di eccessivo peggioramento della qualit? della vita.

 
 
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